Coronavirus, sciopero lavoratori: protocollo di sicurezza non rispettato

Coronavirus, sciopero lavoratori: il protocollo di sicurezza non viene rispettato secondo i sindacati. In protesta i dipendenti Amazon e altri in tutta Italia.

Coronavirus, sciopero lavoratori: protocollo di sicurezza non rispettato

Coronavirus, è sciopero dei lavoratori per il mancato rispetto del protocollo di sicurezza dei lavoratori firmato la scorsa settimana dal premier Conte insieme alle parti sociali e alle associazioni datoriali, anticipato dall’annuncio di mascherine e guanti gratis dal governo.

Protestano lavoratori e i sindacati dall’hub di Amazon in provincia di Piacenza, dopo che la settimana scorsa in agitazione era il magazzino di Passo Corese (Rieti), come anche i lavoratori del Veneto, in una delle regioni più colpite da COVID-19, o anche in Abruzzo e Molise.

Vediamo allora cosa dicono lavoratori e aziende in merito al rispetto del protocollo di sicurezza e gli scioperi sul territorio italiano.

Coronavirus, sciopero lavoratori Amazon per sicurezza non garantita

Sciopero dei lavoratori di Amazon perché la sicurezza dal coronavirus non viene garantita. Nonostante il protocollo sulla sicurezza dei lavoratori firmato da Conte tornato le proteste in tutta Italia e in primis quella dei lavoratori Amazon dell’hub di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza che ospita almeno 1.1100 dipendenti.

A proclamare lo sciopero dal turno serale delle 20 del 16 marzo sono stati i sindacati di Fisacat Cisl, Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Ugl Terziario. In particolare il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini si è così espresso in merito:

“Amazon rispetti l’applicazione delle misure di contenimento del coronavirus e dia seguito anche all’intesa siglata tra Governo e Parti Sociali sul contrasto alla diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro sulla protezione dei lavoratori.”

Ha poi continuato:

“È necessario in questa fase di emergenza che tutte le imprese, a maggior ragione il colosso statunitense e le imprese che operano nel settore dell’e-commerce, comparto in crescita esponenziale a fronte della sospensione temporanea delle attività commerciali, assumano un ruolo più responsabile nel contenimento della diffusione del coronavirus, soprattutto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori che vi operano esposti al rischio contagio. Le logiche del profitto non possono eludere le norme e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.”

I sindacati, e quindi i lavoratori stessi in sciopero, lamentavano già da diversi giorni il mancato rispetto, nonostante il protocollo firmato, delle distanze di sicurezza, della condivisione di spazi comuni (come bagni e spogliatoi) e la difficile reperibilità delle mascherine.

Pronta è arrivata la risposta di Amazon che in un comunicato ha dichiarato:

“Stiamo seguendo rigorosamente le indicazioni fornite dal governo e dalle autorità sanitarie locali nell’implementare in tutti i siti le giuste misure per contenere l’emergenza sanitaria in corso. I nostri dipendenti stanno lavorando per consegnare ai clienti, molti dei quali non hanno altre alternative che la consegna a casa per ricevere ciò di cui hanno maggiore necessità.”

L’azienda ha poi aggiunto proprio in merito al servizio di delivery:

“Gli addetti sono tenuti inoltre a mantenere una distanza precauzionale di almeno un metro dal cliente durante le consegne. Una volta raggiunto l’indirizzo di consegna, l’autista dovrà suonare o bussare alla porta, e lasciare il pacco a terra, arretrando di almeno un metro dalla porta mentre attende che il cliente ritiri il pacco. Per eliminare ogni tipo di contatto, non richiediamo inoltre la firma del cliente al momento della ricezione.”

Ma non solo i lavoratori di Amazon sono in sciopero dopo il protocollo di sicurezza, ma anche i dipendenti di altre aziende in Italia.

Altri scioperi dei lavoratori in Italia

Scioperi dei lavoratori dilagano in tutta Italia per il protocollo di sicurezza anti coronavirus che deve essere rispettato sul luogo di lavoro.

In particolare, la mancata possibilità al momento di alcune aziende, di far rispettare il protocollo ha portato i sindacati a proclamare gli scioperi. In ultimo quello della Fca di Termoli in Molise, dove Fiom CGIL ha proclamato lo sciopero di 8 ore per ogni turno di lavoro dalle ore 6 di oggi alle ore 6 di domani 18 marzo.

In particolare si comunica che la fabbrica si ferma:

“considerata la legittima preoccupazione dei lavoratori per il dilagare dell’epidemia e per la mancata adozione, nell’immediato, da parte dell’azienda dei dispositivi di protezione previsti dal decreto, procede con lo sciopero.”

Anche i lavoratori dell’Isringhausen (produzione sedili per auto) in Abruzzo sono in sciopero perché si sentono vulnerabili e si rifiutano di lavorare dal momento che l’attività dell’azienda non è necessaria perché non riguarda prodotti di prima necessità.

E spostandoci di nuovo al Nord in Veneto sono moltissime le aziende metalmeccaniche in sciopero e tra queste anche quelle in cui si sono registrati contagi e nelle quali deve essere messo in atto il processo di sanificazione.

Le aziende fanno sapere che si stanno impegnando per il rispetto del protocollo di sicurezza contro il coronavirus in una delle aree più colpite dall’emergenza.

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