Coronavirus, lavoro senza protezione da Amazon: dipendenti in protesta

Coronavirus: i dipendenti Amazon al lavoro senza protezione sufficiente e si mettono in agitazione. Vediamo le motivazioni della protesta e le sue conseguenze.

Coronavirus, lavoro senza protezione da Amazon: dipendenti in protesta

Coronavirus, lavoro senza protezione da Amazon e così i dipendenti che annunciano la protesta. Sono giorni di emergenza nel nostro Paese, una crisi senza precedenti nella storia recente con l’epidemia di COVID-19 causata dal nuovo coronavirus.

Una situazione che preoccupa anche i dipendenti di Amazon del magazzino di Passo Corese, nella provincia di Rieti, come i sindacati fanno presente.

A mettere in agitazione i dipendenti Amazon è principalmente il lavoro che viene fatto senza protezione dal coronavirus dal momento che gli stessi lamentano delle condizioni in cui lavorare a più di un metro di distanza diventa impossibile.

Amazon infatti continua a lavorare e le spedizioni degli ordini online funzionano.

Le misure più stringenti di limitazione del contagio annunciate con l’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dell’11 marzo rendono ancora più difficile per i dipendenti Amazon operare tranquillamente se il lavoro protetto dal possibile contagio da coronavirus non è garantito. Vediamo perché sono in protesta e cosa chiedono.

Coronavirus e dipendenti Amazon: al lavoro senza protezione

Coronavirus: i dipendenti Amazon sono in protesta perché al lavoro senza una reale protezione, vale a dire senza le misure che possano garantire almeno la distanza di sicurezza tra le persone.

A denunciare la preoccupazione dei lavoratori del magazzino Amazon di Passo Corese è stato, a RomaToday, il sindacato. In particolare Massimo Pedretti della Filt Cgil e Mihai Popescu di Nidil Cgil che affermano:

“All’interno dello stabilimento ci sono postazioni che per come pensate e progettate costringono i lavoratori a stare spalla a spalla, anche il mancato scaglionamento delle pause rischia di affollare alcuni ambienti. La sicurezza dei lavoratori deve essere una priorità.”

La protesta riguarda i 1.200 dipendenti dello stabilimento in provincia di Rieti che sono interinali. Ancora dal sindacato si rilevano le criticità maggiori alla base della protesta che riguardano:

“il distanziamento delle postazioni di alcuni reparti, la mancata dotazione di tutto il personale, sia diretto che in somministrazione, di dispositivi di protezione individuale per lo svolgimento della normale attività lavorativa e per l’utilizzo dei luoghi comuni, come la mensa, gli spogliatoi e i bagni.”

Una situazione di agitazione dei dipendenti Amazon per la mancanza di protezione sul lavoro da coronavirus che è destinata solo a crescere.

Protesta dipendenti Amazon: rallentano le consegne

E se non è il coronavirus a fermare le consegne è la protesta dei dipendenti Amazon per motivazioni a esso legate.

Rallentano quindi le consegne per l’agitazione legata alle problematiche denunciate dai sindacati che abbiamo illustrato sopra.

La protesta potrebbe rallentare anche la consegna a domicilio della spesa possibile anche con Amazon, richiesta aumentata dal momento che le persone non possono uscire di casa.

La protesta dei dipendenti Amazon potrebbe estendersi anche ad altri stabilimenti. Come hanno avvisato i sindacati:

“La protesta va avanti, non solo a Passo Corese, anche nelle filiali di distribuzione come quella di Pomezia gli addetti si sono rifiutati di partecipare al solito briefing: c’era troppo affollamento.”

Anche se le consegne di Amazon potrebbero rallentare perché i dipendenti chiedono maggiori diritti, specie quello alla salute sul posto di lavoro, ricordiamo che i negozi per i beni alimentari di prima necessità restano aperti.

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