Conte oggi si dimette? Ipotesi governo di unità nazionale con Renzi dentro

Alessandro Cipolla

25/01/2021

25/01/2021 - 09:34

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Giuseppe Conte oggi si dovrebbe dimettere in una crisi pilotata, per cercare poi di ottenere in Parlamento la fiducia a un suo terzo esecutivo: aumentano le voci di un governo di unità nazionale, con la maggioranza giallorossa allargata ai centristi e pezzi di Forza Italia, ma ci dovrebbe essere anche Matteo Renzi.

Conte oggi si dimette? Ipotesi governo di unità nazionale con Renzi dentro

Giuseppe Conte oggi dovrebbe dimettersi, dando così una svolta a questa crisi di governo nata dallo strappo di Italia Viva e non risolta dal voto di fiducia al Senato della scorsa settimana, dove i giallorossi orfani dei renziani non hanno ottenuto la maggioranza assoluta nonostante il soccorso di alcuni “responsabili”.

Per uscire da questo pantano in piena pandemia, con un Recovery Plan in naftalina e la grana vaccini da risolvere, per Conte non sembrerebbe esserci altra soluzione che salire al Colle per rassegnare le proprie dimissioni.

Una mossa necessaria visto che il governo non sembrerebbe avere i numeri per approvare la relazione della Giustizia firmata dal ministro Alfonso Bonafede, con il passo indietro che così andrebbe a certificare la vera e propria apertura della crisi di governo.

Dopo le dimissioni con una crisi pilotata si proverebbe così a far nascere un Conte-ter, che nelle ultime ore starebbe assumendo sempre più il contorno di un governo di unità nazionale, visto l’appoggio anche di pezzi di Forza Italia e del probabile rientro di Matteo Renzi nei ranghi della maggioranza.

Conte oggi può dimettersi: nasce un governo di unità nazionale?

Per evitare mercoledì prossimo di finire sotto al Senato sulla relazione di Bonafede, incassando meno voti rispetto al voto di fiducia visto che si dovrebbero esprimere contro diversi “responsabili” come Riccardo Nencini e Sandra Lonardo, a Giuseppe Conte non sembrerebbe restare che giocare d’anticipo e fare visita già oggi al Quirinale per dimettersi.

Si tratterebbe però di una crisi pilotata, con il piano che prevede poi una sorta di appello per un governo di unità nazionale con scadenza al 2023, guidato sempre da Conte e che potrebbe inglobare una buona fetta di Forza Italia oltre ai centristi vari.

Al momento del voto di fiducia si dovrebbe così palesare un nuovo gruppo parlamentare capace di inglobare tutti questi “responsabili”. Una mossa che potrebbe consentire a Silvio Berlusconi di rimanere formalmente all’opposizione, facendo entrare però diversi forzisti nei ranghi della maggioranza.

Si parla anche di un possibile “perdono” di Matteo Renzi, con Italia Viva che così dovrebbe far parte della maggioranza di questo Conte-ter: non essendo più numericamente decisivi, i renziani così avrebbero molto meno potere.

Al momento questo governo di unità nazionale, con a Palazzo Chigi sempre Giuseppe Conte, sembrerebbe essere l’ultima possibilità per evitare le elezioni anticipate che nel caso si terrebbero a giugno.

Con sul tavolo i 220 miliardi del Recovery Plan da gestire e lo spauracchio delle urne dove in tanti perderebbero il proprio scranno, questo nuovo esecutivo sostenuto da una maggioranza allargata sarebbe l’unico modo per far proseguire una legislatura che nel febbraio 2022 sarà chiamata così a eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

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