Cassa integrazione artigiani: al via class action contro FSBA ed EBNA

Cassa integrazione artigiani: al via una class action contro FSBA ed EBNA da parte di Conflavoro PMI e sostenuta dall’Associazione Nazionale Commercialisti. Tutto avviene di conseguenza alla «tassa» dovuta al fondo, regolarizzando i contributi, da parte delle imprese artigiane contro cui già si espresso Tar del Lazio. Vediamo di cosa si tratta.

Cassa integrazione artigiani: al via la class action contro FSBA e l’ente bilaterale EBNA da parte di Conflavoro PMI per quella che è stata definita una “tassa”, attraverso una regolarizzazione nel versamento dei contributi, richiesta alle imprese per ottenere l’integrazione salariale per COVID-19.

A sfiduciare l’Ente e il Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato (FSBA), dichiarando l’obbligo di versamento richiesto dal fondo per le tre annualità precedenti a partire da gennaio 2021 ed entro il 31 dicembre 2023, è arrivata la decisione del Tar del Lazio il mese scorso.

L’Ente bilaterale (EBNA) che gestisce il Fondo ha mantenuto salda la sua posizione dal momento che l’iscrizione è obbligatoria per legge. Ora arriva una class action, che i fautori dichiarano come la più grande nella storia italiana contro FSBA ed EBNA per la cassa integrazione artigiani e la tassa dovuta, sostenuta l’azione anche dall’Associazione Nazionale Commercialisti. Ricostruiamo prima la vicenda che ha portato alla decisione in merito del Tar del Lazio.

Cassa integrazione artigiani: vicenda e decreto cautelare del Tar contro FSBA

In merito alla cassa integrazione artigiani cerchiamo prima di tutto di ricostruire la vicenda e il decreto cautelare del Tar del Lazio contro FSBA.

È necessario capire quale è stata l’evoluzione degli eventi che hanno poi portato alla class action di Conflavoro PMI.

Come abbiamo anticipato per accedere alla cassa integrazione prevista dal decreto Cura Italia poi convertito nella legge n.27/2020 le imprese artigiane sono state chiamate, con delibera del Fondo a versare i contributi per i 36 mesi pregressi a partire dal 1° gennaio 2021 ed entro dicembre 2023.

Questo obbligo riguarda i datori di lavoro artigiani con CSC settore 4 con un importo dovuto pari allo 0,60% che va calcolato sulla base della retribuzione annuale del dipendente. Stesso obbligo riguarda anche per le imprese con meno di 6 dipendenti.

Da più parti, dagli artigiani come anche dai Consulenti del Lavoro, è arrivata l’opposizione all’obbligatorietà dell’iscrizione al Fondo per ottenere la cassa integrazione con causale COVID-19. A seguire le polemiche il decreto cautelare del Tar del Lazio, nella persona del presidente Riccardo Savoia, che ha dichiarato l’annullamento della delibera di FSBA.

Il Tar ha accolto l’istanza di un artigiano contro FSBA ed EBNA riconoscendogli la facoltà di poter fare domanda per la cassa integrazione con causale COVID-19. EBNA, l’ente bilaterale che gestisce il fondo, anche dopo il decreto del Tar è rimasta ferma nella sua posizione confermando l’obbligo per legge dell’iscrizione al fondo.

La class action per la cassa integrazione artigiani contro FSBA

Intanto una class action per la cassa integrazione artigiani contro FSBA è stata avviata da Conflavoro PMI e sostenuta anche dall’Associazione Nazionale Commercialisti e che viene annunciata come la più grande della storia italiana. Il presidente di Conflavoro PMI Roberto Capobianco ha dichiarato:

“La class action è un atto dovuto a difesa di tu gli artigiani italiani e della libertà di scelta di adesione o meno a un fondo privato. Oltretutto, lucrare su una situazione del genere è, secondo noi, gravissimo. Conflavoro PMI anche grazie al supporto di tu i professionisti d’Italia come i commercialisti, andrà fino in fondo a questa vicenda e ci batteremo finché gli artigiani non avranno giustizia.”

E il sostegno alla class action contro FSBA ed EBNA per la cassa integrazioni artigiani arriva proprio dai commercialisti nella persona del presidente Marco Cuchel che in un comunicato ha dichiarato:

“FSBA, come noto, ha avuto mandato dal decreto Cura Italia di fare da intermediario pagatore per lo Stato nei confronti degli artigiani che richiedono l’assegno ordinario di integrazione salariale causa COVID-19. Un onore, certamente, che però è finanziato completamente con 60 milioni di fondi statali, trattandosi a tu gli effetti di un ammortizzatore sociale pubblico. Quindi nessun esborso a carico di FSBA, che però alle imprese artigiane facendo domanda di integrazione salariale chiede l’iscrizione e anche il versamento contributo di 36 mensilità arretrate al loro fondo medesimo, che è di natura privatistica.”

E conclude:

“Ci sembra, francamente, improponibile e illegittimo chiedere denaro per accedere a un ammortizzatore sociale. Ed è per questo motivo che invito tu i nostri associa e gli artigiani d’Italia iscritti a FSBA dopo il 17 marzo 2020, o che debbano ancora farlo, ad aderire alla class action di Conflavoro PMI per riavere indietro i contributi eventualmente versati senza giusta causa. Del resto, il Tar del Lazio ha già emesso il primo decreto cautelare che ordina a FSBA ed EBNA di permettere l’immediata richiesta di integrazione salariale a un artigiano non iscritto al loro fondo. Ed è anche quello che prevede la circolare 47/2020 dell’INPS.”

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