Caro spread, ma quanto ci costa?

Il conto del caro spread per il prossimo triennio supera i 23 miliardi secondo Unimpresa. Salasso per le banche, piene zeppe di titoli di stato

Caro spread, ma quanto ci costa?

Lo spread troppo elevato è un grosso problema per le finanze pubbliche italiane. Come noto, se lo Stato deve rifinanziare titoli di stato in scadenza a tassi d’interesse in crescita, il costo per la collettività aumenterà e di conseguenza anche la pressione fiscale. Un problema, quello dello spread, cioè il differenziale di rendimento fra Btp e Bund, che nasce sostanzialmente dall’instabilità politica e dalla debole crescita economica del Paese.

Secondo un recente studio di Unimpresa che si basa sui dati forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato, il costo di rifinanziamento del debito pubblico, costituito da Bot, Btp, Ctz e Cct, è destinato a salire di 23 miliardi di euro da qui al 2021 con uno spread Btp/Bund che si colloca intorno ai 300 punti base. Lo scorso anno lo Stato ha speso per interessi sul debito 74 miliardi di euro e quest’anno ne spenderà 75, mentre nel 2020 e 2021 si prevede un esborso di 82 e 87 miliardi rispettivamente. Insomma, un cifra che continua lievitare appesantendo inevitabilmente il fardello del debito pubblico.

Caro spread, un conto salato per l’Italia

Causa principale del problema dice Claudio Pucci, vicepresidente di Unimpresa, sono “le tensioni politiche che hanno un effetto non irrilevante e le incertezze degli scorsi mesi, con la maggioranza un po’ confusa e il governo in difficoltà nel negoziato con l’Unione europea sul deficit, hanno spaventato gli investitori”. Una preoccupazione non tanto diversa da quella manifestata dagli analisti di Fitch in occasione della revisione del rating italiano la settimana scorsa e che non ha portato a grandi benefici sul differenziale fra Btp e Bund.

Quanto pesa il caro spread sulle banche

A pagare il conto sarebbero prima di tutto le banche italiane, piene zeppe di Btp. L’aumento dello spread, infatti, si ripercuote sul valore del portafoglio di titoli di stato mettendo quindi in difficoltà i bilanci degli istituti di credito. Stando a uno studio di Equita, una risalita dello spread di 100 bp si tradurrebbe in una perdita potenziale per le banche che sfiora i 3,5 miliardi di euro, costringendo le banche di piccole e medie dimensioni a correre ai ripari con aumenti di capitale.

Il caro spread inciderebbe anche sui Cet1 di 37 punti base il che comporterebbe un restringimento della capacità di erogazione del credito verso famiglie e imprese con conseguente indebolimento della già debole attività economica italiana.

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