Calo dei Mercati azionari: una crisi di fine anno o uno scenario di lungo periodo?

Simone Casavecchia

15 Dicembre 2014 - 15:00

Sono molte le ragioni che stanno determinando un calo generalizzato nell’andamento dei mercati azionari europei e non, ai fattori estemporanei si vanno ad associare elementi con un’incidenza di più lungo periodo.

Calo dei Mercati azionari: una crisi di fine anno o uno scenario di lungo periodo?

In questi giorni i mercati europei sono stati caratterizzati da un costante ribasso determinato da vari fattori, dalle politche della BCE ai timori per alcuni precisi scenari politici che si potrebbero configurare nel prossimo futuro; ad eventi di carattere estemporaneo vanno a sommarsi alcuni campanelli d’allarme che potrebbero essere il sintomo di rinnovati scenari di crisi.

Lo scenario Europeo
Sul versante finanziario il 2014 si chiude con il grande dubbio circa le prossime mosse della BCE: il quantitative easing, sempre più probabile nei prossimi mesi, continua ad apparire come una decisione quasi obbligata per risollevare i destini dell’Eurozona e, allo stesso tempo, come una scelta di difficile attuazione. Nonostante il fallimento delle precedenti misure messe in campo dalla BCE (ABS, covered bond, TLtro) che sono riuscite a finanziare solo i mercati finanziari senza produrre effetti apprezzabili sull’economia reale, il quantitative easing rimane una misura avversata anche all’interno del board della BCE: Jens Wiedmann, presidente della Buba, non perso l’occasione per ribadirlo neanche in una sua recente intervista su Repubblica. A ciò si va ad aggiungere il fatto che un’immissione di liquidità di quasi mille miliardi di dollari potrebbe non produrre gli effetti sperati, soprattutto sull’economia reale e potrebbe portare, proprio nei primi mesi del 2015, a un prolungamento dell’instabilità dei mercati, soprattutto riguardo ai titoli dei Paesi fanalino di coda dell’Europa.
L’incertezza dello scenario finanziario potrebbe essere accentuata dallo scenario politico che potrebbe delinearsi in Grecia se non si riuscisse ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica. In questo caso il Parlamento verrebbe sciolto e le elezioni politiche potrebbero assegnare un chiaro mandato al Syriza, la formazione di Alexis Tsipras che potrebbe chiedere la rinegoziazione del debito pubblico greco e aprire la strada alla spaccatura del progetto del moneta unica ueropea. Ciò determinerebbe anche una crescita delle speculazioni sui mercati azionari.

L’incognita del petrolio
La decisione dell’OPEC di non ridurre la produzione di greggio si è andata a sommare alla sempre più probabile indipendenza energetica degli Stati Uniti, forti delle nuove scoperte e dei conseguenti investimenti nel nuovo settore dello shale oil. Che la produzione di greggio sia rimasta invariata per la rivalità tra Arabia Saudita e Iran (che potrebbe presto stringere nuovi accordi sul nucleare e vedere le proprie sanzioni sospese) o per una strategia russa finalizzata a contrastare i piani energetici degli USA, il petrolio, complice anche la crisi e il conseguente rallentamento della domanda ha subito un calo del 10% dei propri prezzi nell’ultima settimana e del 50% negli ultimi sei mesi. Se da un lato questa situazione potrebbe portare vantaggi nel breve termine a tutti quei paesi (Italia compresa) che importano petrolio e che potranno presto ridurre la propria spesa energetica, altri Paesi, soprattutto emergenti (come, ad esempio, il Venezuela), si trovano in uno scenario molto rischioso dal momento che il loro debito pubblico è strettamente legato al prezzo del petrolio.

Russia, Cina e Paesi Emergenti
Oltre che dal calo dei prezzi del petrolio, di cui potrebbe anche essere stata uno dei fautori, la Russia è stata colpita dalla sanzioni subite in seguito alle azioni militari in Ucraina e ha subito dall’inizio dell’anno, una flessione del rublo del 50%. Una discesa, quella della della moneta russa, divenuta vertiginosa nella scorsa settimana, che ha portato la banca centrale russa a optare per un aumento dei tassi e ha riacceso le paure legate a un possibile default della Russia.
Accanto alla Russia anche la Cina sembra iniziare a perdere il proprio smalto con un rallentamento della crescita stimato a circa mezzo punto percentuale per il 2015 e un sistema finanziario che ha accusato preoccupanti scossoni: alla frenata subita dalla borsa di Shanghai la settimana scorsa vanno, infatti, a sommarsi le decisioni della banca centrale cinese che ha recentemente tagliato i tassi e iniettato liquidità nel sistema finanziario al fine di tamponare il rallentamento dell’economia. Più in generale, il sistema finanziario cinese, non esente da opacità, inizia a mostrare i primi segni di cedimento per il tracollo delle banche popolari e per i dubbi riguardanti titoli obbligazionari ambigui come i WMP.
A ricasco dell’economia cinese e del suo rallentamento vanno poi molti dei Paesi Emergenti che producono materie prime destinate al mercato cinese e che potrebbero subire, quindi, pesanti svalutazioni delle loro valute.

Dollaro e bolle finanziarie
La ripresa dell’economia USA, ormai sempre più evidente sta determinando uno scenario di sempre maggiore solidità del dollaro che amplifica il ribasso del petrolio, le cui quotazioni sono in dollari e mette in maggiori difficoltà i paesi emergenti, il cui debito pubblico e privato è in dollari; il biglietto verde, inoltre, sembra essere il più accreditato successore dell’oro come bene rifugio. Tuttavia neanche gli Stati Uniti sono esenti da pericoli: la gran quantità di liquidità immessa sui mercati negli scorsi anni, associata all’instabilità sempre più diffusa e alle fughe di capitali verso i paradisi fiscali potrebbero contribuire a nuove bolle finanziarie, rese più probabili anche dai recenti rally finanziari americani che hanno visto arrivare l’indice S&P 500 a un livello medio superiore a 16 volte gli utili societari stimati per il prossimo anno.
Anche il Regno Unito non è esente dal pericolo di bolle dal momento che il suo mercato immobiliare ha ripreso a crescere sensibilmente negli ultimi anni. A ciò si aggiunge il probabile aumento dei tassi che la Bank of England varerà nel 2015, una misura restrittiva che potrebbe creare ingenti difficoltà ai cittadini inglesi, dato l’elevato livello di indebitamento del loro reddito.