COVID: Italia in preda all’isteria. Cosa sta succedendo secondo l’esperto

L’Italia si risveglia nel caos e nella paura della pandemia. Tra coprifuoco, proteste, aumento dei contagi, cosa sta succedendo? L’esperto offre una risposta

COVID: Italia in preda all'isteria. Cosa sta succedendo secondo l'esperto

COVID Italia: la situazione sta precipitando nel caos più totale in queste ore.

La nottata napoletana, con proteste anche violente in strada contro il coprifuoco, ne è esempio. Il Paese ha registrato 19.000 positivi al giorno e sta vivendo in pieno la seconda ondata.

Le Regioni proseguono negli autonomi interventi di contenimento, con il coprifuoco notturno e le chiusure mirate che si stanno diffondendo in diversi territori. Il clima generale è cupo e di forte preoccupazione.

Osservati speciali, ovviamente, sono gli ospedali e i reparti di terapia intensiva. E l’economia, che rischia un collasso grave se si dovesse richiudere tutto. Cosa fare? Conte e Governo potrebbero inasprire ancora le misure, evitando il blocco nazionale. Nel pomeriggio di sabato sono in corso riunioni e vertici straordinari tra ministri, Regioni e CTS.

Intanto, l’isteria sembra dominare. Il professor Palù ha spiegato cosa - realmente - sta succedendo con il COVID in Italia.

Italia nell’isteria COVID: la situazione secondo l’esperto

La confusione c’è e anche il timore che la situazione stia sfuggendo di mano. Ma il nostro Paese sembra ora bloccato nell’allarmismo. A dare questa definizione è il professor Giorgio Palù, intervistato da Il Corriere della Sera:

“È indubbio che siamo di fronte a una seconda ondata della pandemia, ma la circolazione del virus non si è mai arrestata...Fra i casi, il 95% non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo. Punto secondo: è certo che queste persone sono state contagiate, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano contagiose, cioè che possano trasmettere il virus ad altri.”

Ci tiene a sottolineare questo aspetto il virologo: non tutti i positivi hanno la stessa forza nel trasmettere il virus, per una serie di ragioni. La carica virale è bassa, oppure hanno contratto un ceppo meno virulento o, ancora, il test è risultato positivo per presenza di frammenti genetici non contagiosi.

Cosa fare allora? Palù indica l’individuazione dei cluster il prima possibile come unica via per tracciare i contagi, testando tutti i contatti del positivo in famiglia, scuola, lavoro.

E poi, l’unico aspetto davvero fondamentale resta quello dell’ospedalizzazione. L’esperto ricorda che:

“Quello che veramente conta è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione. In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste”

Nuovi lockdown? No, per tre motivi

La parola più pronunciata e scongiurata di questi giorni è lockdown: cosa ne pensa Palù? Sarebbe davvero utile? La risposta è no, per almeno tre motivi:

Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia....che.... non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria”

Piuttosto, conclude il professore, occorrerebbe sostenere di più la sanità territoriale. I medici di base spesso sono lasciati soli e incapaci di dare assistenza domiciliare per mancanza di protocolli chiari e definiti.

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