Tre miliardi di danni non bastano. Il post-Vaia è una crisi ancora aperta

Rob Piccoli

31 Gennaio 2026 - 15:22

Il conto economico di una gestione mancata. La scelta che ha deciso il destino dei boschi dolomitici.

Tre miliardi di danni non bastano. Il post-Vaia è una crisi ancora aperta

La tempesta Vaia, nell’ottobre 2018, è stata uno spartiacque per le foreste alpine orientali. Raffiche eccezionali hanno abbattuto milioni di alberi, ma il vero impatto – ambientale ed economico – si è manifestato negli anni successivi, con l’esplosione del bostrico tipografo (Ips typographus). Un insetto noto da sempre ai forestali, diventato però un fattore di crisi sistemica in un contesto di cambiamento climatico e gestione incerta del bosco.

Nelle Dolomiti orientali italiane, tra Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia, Vaia ha colpito oltre 40.000 ettari di foreste, con 8–9 milioni di metri cubi di legname abbattuto. I danni complessivi, considerando anche infrastrutture e indotto, sono stati stimati in oltre 3 miliardi di euro. Ma questo è stato solo l’inizio.

L’immissione improvvisa di enormi volumi di legname ha prodotto un primo effetto immediato: saturazione del mercato. I prezzi del legno d’abete sono crollati, mettendo in difficoltà proprietari forestali, imprese boschive e segherie. Molto materiale è stato venduto a prezzi ribassati o è rimasto a terra troppo a lungo, diventando inutilizzabile dal punto di vista commerciale. [...]

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