Con uno sforzo di immaginazione siamo nell’anno 2100 e l’Italia è diventata un paese più vecchio e con una popolazione nettamente ridimensionata rispetto a quella attuale.
Secondo le previsioni Eurostat di lungo periodo, siamo tra i membri Ue che nei prossimi settantacinque anni subiranno maggiormente gli effetti della crisi demografica. All’interno dell’Unione oggi la popolazione è di circa 452 milioni di abitanti, in crescita rispetto al calo riscontrato negli anni della pandemia.
Per l’Europa la popolazione è prevista ancora in aumento, ma non durerà molto: l’espansione dovrebbe andare avanti per altri tre anni, raggiungendo il picco nel 2029, arrivando a poco più di 453 milioni di residenti. Dal 2030 è prevista la svolta in negativo, con l’inizio di un declino che secondo le previsioni porterà la popolazione sotto i 400 milioni di abitanti entro il 2100.
La popolazione attuale
Vediamo quindi il quadro attuale e quello previsto per il futuro. Nel 2025, con 58,9 milioni di abitanti, l’Italia è stato il terzo paese Ue più popoloso dopo la Germania, con 83,5 milioni di abitanti e la Francia, a quota 68,8 milioni. Dietro ci sono la Spagna (49,1 milioni) e la Polonia (37,4 milioni). La popolazione combinata dei primi quattro paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) è di circa 260 milioni, pari a oltre la metà della popolazione Ue complessiva. Questo dà un’idea della concentrazione di abitanti all’interno dell’Ue e, di conseguenza, della presenza di Stati membri con popolazioni relativamente contenute: Cipro, Lussemburgo e Malta non raggiungono neanche il milione di abitanti. Guardando al futuro, però, sono molti i cambiamenti in vista.
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Le previsioni
Da qui al 2100 la popolazione Ue nel complesso dovrebbe ridursi di 53 milioni di unità (dagli attuali 451,7 milioni ai previsti 398,7), con un calo dell’11,7%. Nel caso dell’Italia, invece, la contrazione prevista è molto più ampia. Nel giro di settantacinque anni il nostro Paese dovrebbe infatti scendere ad appena 44,7 milioni di residenti, perdendone quindi oltre 14 milioni rispetto ai livelli attuali, con una contrazione del 24%. Per nessun altro dei grandi paesi Ue l’Eurostat stima una restringimento così marcato: la Francia del 2100 dovrebbe avere appena il 2,5% di abitanti in meno al confronto con il 2025 e la Germania il 10,6%, mentre nel caso della Spagna le previsioni parlano di una crescita dell’1,3% e di un superamento dell’Italia.
Dove cresce la popolazione
Saranno soprattutto i paesi del Nord Europa e quelli a maggiore attrattività occupazionale a guidare la crescita della popolazione. Entro il 2100 per il piccolo Lussemburgo si profila un aumento dei residenti del 36,4%, per l’Irlanda del 14,6% e per la Svezia di circa il 10%. Per l’Italia, invece, le previsioni parlano di un evidente e marcato ridimensionamento che la avvicina, come spesso accade per altri indicatori di natura economica, all’Europa dell’Est. Lo spopolamento italiano è previsto su livelli simili a quelli della Romania (-24,3%), mentre risulta più contenuto soltanto rispetto, per esempio, a quello stimato per la Croazia (-27%), la Grecia (-30,1%) e la Polonia (-31,6%).
Stime demografiche per l’Ue del 2100
Gli Stati membri più popolosi nel 2025 e nei prossimi settantacinque anni
Più centenari che bimbi
Per capire quali saranno le implicazioni a livello sociale, è interessante scendere nel dettaglio delle classi d’età. In Italia nel 2025 i bambini con meno di 12 mesi di vita erano circa 370 mila, mentre nel 2050 saranno poco meno di 356 mila e nel 2100, anno di “arrivo” delle proiezioni Eurostat, scenderanno a poco più di 300 mila unità. In parallelo, sarà forte la rappresentanza degli over 65: oggi sono circa 14,5 milioni e diventeranno 19,3 milioni nel 2050, raggiungendo il picco. Con la speranza di vita in aumento cresceranno anche i centenari: oggi sono circa 23 mila, mentre nel 2100 potrebbero diventare quasi 400 mila, superando quindi nettamente i bambini con meno di un anno e anche i neonati, se continueranno a esserci poche nascite.
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Il ruolo delle migrazioni
Le proiezioni Eurostat si basano su un cosiddetto «scenario what-if» e puntano a mostrare «gli sviluppi ipotetici delle dimensioni e della struttura della popolazione sulla base di una serie di ipotesi riguardanti la fertilità, la mortalità e la migrazione netta». Da tempo sappiamo che le nascite sono sempre meno: sono state 355 mila nel 2025, in calo del 3,9% sul 2024. I decessi invece, sono stati 652 mila, determinando un saldo ampiamente negativo e che sta diventando più ampio. Poi c’è la migrazione. Nel biennio 2023-24 gli espatri dei cittadini italiani sono stati 270 mila, mentre le immigrazioni di cittadini stranieri sono state 760 mila: in questo caso il saldo è positivo, ma non sufficiente a evitare il calo della popolazione.
La crisi demografica riguarda l’Europa in generale e l’Italia senza distinzioni, anche se denatalità e invecchiamento della popolazione ora si fanno sentire maggiormente al Sud, dato che nelle regioni del Centro-Nord si concentrano i flussi migratori internazionali, che si sommano a quelli interni, molto consistenti negli ultimi anni e che hanno determinato uno spopolamento delle regioni meridionali, soprattutto nelle aree interne.
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