Se le cose continuano così, tutta l’umanità si estinguerà. «Gli europei saranno tra i primi»

Ilena D’Errico

14 Maggio 2026 - 00:21

La crisi demografica ci accomuna con tanti altri posti, ma l’Europa è particolarmente allarmante.

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Altro che sovrappopolamento, se continuiamo così tutta l’umanità si estinguerà. A dirlo non è un profeta apocalittico, ma Paul Morland, uno dei demografi più conosciuti della nostra epoca. La crisi demografica è un problema strutturale di tanti Paesi del mondo, anche se l’Europa è particolarmente a rischio. Qui il calo demografico è molto elevato, soprattutto in Italia, ad oggi lo Stato europeo più anziano di tutti. Non a caso Morland cita tra gli esempi nel suo libro, No one left, proprio il Belpaese, raccontando che nel 1950 c’erano “circa 17 minori di dieci anni per ogni persona sopra gli 80 anni”, oggi il rapporto è decisamente più deludente.

Gli europei saranno i primi, cominciando dagli italiani

Il trattato di Paul Morland risale al 2024, ma i dati aggiornati al 1° gennaio 2026 ci restituiscono una situazione niente affatto migliorata. Gli over 65 rappresentano oggi il 25,1% della popolazione italiana, mentre i minori sotto i 14 anni appena l’11,6%. I cittadini in età lavorativa, di età quindi compresa tra i 15 e i 64 anni, sono il 63,2% del totale, ovviamente non tutti risorse attive. Così, l’età media sale 49,1 anni, superiore di 4 anni rispetto alla media dell’Unione europea e peggio rispetto agli altri membri.

Gli italiani spiccano per longevità e peccano nella natalità, con una speranza di vita di 81,7 anni per gli uomini e ben 85,7 anni per le donne, e la natalità ai minimi storici. Il numero medio di figli per ogni donna è 1,14, anche in questo caso sotto la media Ue (di 1,57). Le famiglie sono sempre più ridotte (i nuclei con una sola persona raggiungono il 37,1% del totale) e aumentano anche i cosiddetti ultra anziani. Ci sono più di 2,5 milioni di over 85 e più di 24.000 ultracentenari in Italia, un dato decisamente positivo, ma che abbinato al calo delle nascite restituisce un andamento sempre più vacillante.

Il saldo naturale, che confronta nascite e decessi, è negativo di quasi 300.000 persone, e sarebbe decisamente peggio senza l’apporto migratorio. Il saldo migratorio di 296.000, ottenuto dalla differenza tra ingressi e uscite, compensa a malapena i decessi e le scarse nascite. Per invertire la rotta e salvare il Paese serve ben altro e serve farlo in fretta, perché più la popolazione invecchia più sarà difficile aumentare la natalità.

L’umanità si estinguerà se continueremo così

Secondo Morland ha poco senso fare affidamento alle politiche governative per la natalità, perlomeno nelle modalità con cui vengono concepite dagli Stati in difficoltà. I piccoli aiuti economici proposti per le famiglie che fanno figli non fanno la differenza nel grande schema, sia perché incidono minimamente sul problema economico, sia perché quello economico non è l’unico problema. Il cambiamento deve essere culturale secondo il demografo britannico, che non si esime da consigliare anche misure controverse, ma ritiene fermamente che sia necessario intervenire con piani più ampi e comprensivi di vari interventi. Il lavoro, il costo della vita e il ruolo delle donne sono aspetti imprescindibili da considerare, ma non gli unici.

Stiamo subendo il prodotto di una “trasformazione sociale completa”, pertanto ne serve un’altra altrettanto straordinaria, con un miglioramento progressivo. Altrimenti, la popolazione continuerà a ridursi e a dipendere dall’immigrazione, con tutti i rischi che ne conseguono, attraversando difficoltà sempre più elevate. Senza un adeguato numero di lavoratori attivi e con un crescente numero di anziani, per i quali aumentano le spese previdenziali e sanitarie, nessuna economia nazionale può reggere. Secondo Paul Morland, quindi, è fondamentale cambiare l’approccio al problema. La crisi demografica è una questione urgente, non più solo un rischio per un futuro lontano.

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