COVID-19, caso Puglia: mortalità quadruplica rispetto al Sud Italia

A marzo il tasso di mortalità in Puglia è stato il quadruplo rispetto a quello del Sud Italia. Un’analisi sull’emergenza sanitaria pugliese legata a COVID-19.

COVID-19, caso Puglia: mortalità quadruplica rispetto al Sud Italia

Mentre il virus sembra aver perso forza in tutta Italia, fa una certa impressione vedere come due regioni nel Centro-Sud - fortunatamente molto meno colpito che il Centro Nord - Molise e Puglia registrino i più alti casi di contagiosità d’Italia e la Puglia addirittura il più alto caso di letalità.

Almeno questo è quello che certifica il dossier di Istat e dell’Istituto superiore di Sanità sulla emergenza coronavirus recentemente pubblicato: a marzo l’aumento percentuale dei decessi in Puglia è stato il quadruplo di quello registrato nello stesso periodo nel Sud Italia.

Il dossier non spiega le cause, che restano ad oggi sconosciute e perciò passabili di semplici supposizioni.

Coronavirus in Puglia, tasso mortalità quadruplicato

In Puglia abbiamo due questioni molto rilevanti: una è il tasso di mortalità Covid-19, che imporrebbe a “qualcuno” di riflettere su eventuali errori strategici nella lotta al virus; l’altra è l’indice di contagio, per il quale la nostra Regione è al secondo posto dopo il Molise. La Lombardia viene molto dopo. Emiliano, però, questi dati non solo non li vuole considerare, ma ha preso l’abitudine di farci rispondere dal professore Lopalco o dal Capo del Dipartimento”, ha dichiarato in conferenza stampa per commentare i dati il consigliere regionale dell’opposizione Nino Marmo.

Ed in effetti la Puglia registra alcune deficienze che la rendono unica, come per esempio il fatto che non siano state ancora attivate le Unità speciali di continuità assistenziali.

La Puglia non eccelle neanche sul piano dei presidi territoriali, messi a dura prova dalla ondata di prepensionamenti di molti medici, che ha ridotto l’organico come denunciato ad inizio anno dalla Finmg pugliese. Ma secondo alcuni esperti, come nel caso della Lombardia, potrebbe avere una qualche incidenza anche il tasso di inquinamento della Regione, determinato dalla presenza dell’Ilva o della centrale di carbone di Cerano, che spiegherebbe anche l’alto tasso di casi di tumore registrati in molte zone della Puglia.

Come ulteriore fattore di criticità spicca poi il dato sul numero ridotto dei tamponi effettuati. La Puglia, con i suoi 37 tamponi ogni 100.000 abitanti, è nuovamente all’ultimo posto in Italia. Ma chiaramente si tratta solo di supposizioni non supportate da dati scientifici.

Inoltre, il numero di contagi - poco sopra le 4.000 unità - è comunque un dato tutto sommato contenuto rispetto ai picchi lombardi, emiliani o piemontesi, ma certo è che un’eventuale recrudescenza del virus e una sua eventuale maggiore diffusione nel Centro-Sud potrebbe provocare una vera e propria emergenza in una Regione che certo non può contare sulla eccellenza sanitaria di Lombardia e Veneto.

I positivi Covid-19 persistono, preoccupazione per la sanità pugliese

Il professore Pier Luigi Lopalco, consulente del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sulla emergenza Covid-19, getta acqua sul fuoco spiegando che si tratta di numeri generali assolutamente sotto la media. Resta il dato, però, che una ventina di giorni fa l’osservatorio nazionale della salute ha divulgato, prevedendo che dal 7 maggio ci sarebbero stati zero contagi in Puglia, quando invece negli ultimi giorni si è registrano un aumento (il 12 maggio, tuttavia, si è registrato un calo di 123 Covid-positivi, ndr).

Sono code di focolai già sotto osservazione principalmente in provincia di Bari”, ha affermato il professore Lopalco a commento di questi dati. Sarà sicuramente così, ma resta il fatto che il dato emerso dal dossier ISS e Istat registra una situazione piuttosto difficile per una regione che proprio a fine 2019 aveva deciso per la chiusura di 11 ospedali locali al fine di risanare le casse esauste delle Asl pugliesi. Quantomeno un tempismo non certo fortunato per il governatore pugliese, che proprio pochi giorni fa ha negato con forza questo fatto, affermando di non aver chiuso alcun ospedale.

Secondo i dati di un recente report della Agenzia Italiana del Farmaco “sulla spesa farmaceutica la Puglia detiene la maglia nera tra tutte le regioni italiane: nel periodo gennaio-agosto 2019, lo scostamento tra spesa programmata e quella reale ammonta a circa 222 milioni di euro”.

Non va certo meglio per le liste di attesa per eseguire determinati esami o prestazioni. Per una visita cardiologica, per esempio, i tempi di attesa arrivano a più di 3 mesi. Stessa storia per una mammografia che negli ospedali pubblici ha una lista d’attesa che va da 2 mesi ai 205 giorni. Per le visite specialistiche urgenti, nonostante la legge preveda un termine di 7 giorni dalla richiesta, in Puglia invece si aspettano all’incirca 74 giorni per una risonanza all’addome o 47 giorni per un holter secondo i dati rilasciati dalla Regione stessa a dicembre 2019.

Non c’è nessuno che conosce meglio di me questa regione e non c’è nessuno che ha commesso gli errori che ho commesso io, dunque sono l’unico che può correggerli”: così parlò a gennaio il presidente Emiliano a Taranto durante un comizio per le primarie del centrosinistra. Chissà però se adesso questi “errori” non siano diventati una delle concause di una situazione che rischia di far diventare la Puglia un caso nazionale nella lunga e difficile battaglia contro il coronavirus.

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