Martedì 19 Gennaio usciranno i dati sul PIL cinese: il Paese asiatico è in crisi o in una fase di assestamento? Ecco cosa aspettarsi.
Nella notte di martedì 19 Gennaio, precisamente alle ore 3:00 italiane, in Cina verranno resi noti i dati sul PIL annuale e mensile del Paese. Se il PIL cinese si dovesse rivelare ben al di sotto delle attese, potrebbe scatenarsi un effetto domino su tutti i mercati mondiali e potremmo assistere nuovamente ad un’ondata di sell-off.
Negli ultimi giorni molte case d’affari hanno lanciato allarmi catastrofici, invitando gli operatori del mercato e la gente comune a vendere i titoli in portafoglio prima dell’arrivo del prossimo disastro. Cercheremo nel dettaglio di capire se effettivamente c’è da preoccuparsi per l’uscita dei prossimi dati sul PIL cinese o se, invece, gli allarmi lanciati dalle banche d’affari sono al momento inopportuni.
Martedì 19 Gennaio sarà una catastrofe per le Borse?
Martedì 19 Gennaio sarà sicuramente una data di fondamentale importanza per le Borse mondiali. Quel giorno infatti, alle ore 3:00 italiane, verranno resi noti in Cina i dati sul PIL del Paese sia su base annuale che mensile. In questi giorni è stato possibile vedere come le più grandi case d’affari a livello internazionale si siano affrettate ad avvertire i risparmiatori del possibile disastro imminente. Ci sarà davvero da preoccuparsi?
Cina, spesa dei consumatori scende ma nella norma
Il PIL si compone di alcune elementi quali: investimenti, spesa delle famiglie, spesa pubblica e differenza tra importazioni ed esportazioni.
Partendo dalla spesa dei consumatori, se si analizzano le vendite al dettaglio degli ultimi mesi in Cina è possibile notare come esse abbiano una tendenza crescente. Ad Ottobre addirittura le vendite al dettaglio hanno sorpassato, per la prima volta dal 2000, gli investimenti a capitale fisso.
Inoltre, quest’anno nel giorno dei Single Alibaba ha registrato vendite record per un totale di 14,3$ miliardi. Nonostante questi dati, piuttosto positivi, non ci si può basare solo sulle vendite al dettaglio poiché in questo dato si includono anche i dati di acquisto governativi.
Per avere un quadro più chiaro ci vengono in aiuto dei dati messi a disposizione dal Financial Times (FT). Secondo una ricerca che il giornale economico conduce mensilmente su un campione di 1.000 consumatori cinesi, ad Ottobre 2015 erano sul livello più negativo di spesa discrezionale dal 2011, anno in cui è cominciata l’indagine del FT.
Un confronto con questi dati del FT lo possiamo ottenere da quelli di China UnionPay che attraverso i dati accumulati dalle carte di credito emesse riesce a dare una previsione della spesa al consumo in Cina.
A Settembre 2015 i dati di UnionPay hanno registrato il peggior calo dei consumi in spese di catering e ristoranti dei consumatori cinesi da Aprile 2011. Anche i dati di Ottobre 2015 sono rimasti piuttosto deboli.
La crescita su base annuale dell’output di servizi a valore aggiunto focalizzati sui consumatori sono scesi del 6,7% a Novembre 2015. La crescita degli investimenti a capitale fisso nei settori retail, vendite all’ingrosso, hotel e catering è scesa ai minimi di 9 mesi (sempre relativo al dato di Novembre 2015).
La buona notizia arriva dal settore terziario che grazie al contributo dei servizi finanziari ha contato per il 18% sulla crescita del PIL cinese nei primi 3 trimestri del 2015.
Tutti questi dati non evidenziano un crollo dei consumi ma semplicemente che si stanno rallentando poiché i driver della crescita del PIL cinese sono l’industria e le costruzioni: non è un caso che la crescita maggiore della spesa dei consumatori (nei primi 3 trimestri 2015) si è registrata in quelle regioni in cui il settore industriale ha performato particolarmente bene.
Le autorità cinesi dovranno impegnarsi a fondo per cercare di cambiare i driver del PIL cinese, sostenendo di più quelle variabili che contano ancora poco sulla crescita del PIL.
Cina: crescono investimenti diretti esteri, stabili quelli interni a capitale fisso
Gli investimenti diretti esteri (FDI) in Cina sono cresciuti del 6,4% nel 2015. Gli FDI sono cresciuti del 17,3% nel settore industriale mentre nel settore manifatturiero sono rimasti praticamente invariati. Gli FDI sono cresciuti del 9,5% nella manifattura High-Tech ed in totale gli FDI hanno raggiunto i massimi storici come si può vedere dal grafico sottostante.
Gli investimenti a capitale fisso in Cina sono via via scesi nel corso degli anni, rimanendo però tuttavia stabili nel corso del 2015, mantenendosi stabili su una variazione compresa tra il 10 e l’11% e registrando quindi ancora una discreta forza degli investimenti da parte dei privati.
Cina: spesa pubblica potrebbe aumentare del 10%
Dal punto di vista della spesa pubblica, a Settembre il ministro delle Finanze cinese, Lou Jiwei, aveva dichiarato che il Governo è pronto ad incrementare il livello di spesa pubblica del 10% in modo da sospingere l’economia reale e per non ritoccare troppo a ribasso il valore dello Yuan.
Cina: import-export in miglioramento negli ultimi mesi
La PBoC come noto sta attuando una politica di stabilizzazione della moneta cinese per cercare di ridare slancio alle importazioni e alle esportazioni del Paese. Politica che attualmente sembra che stia funzionando viste le ultime proiezioni sull’import ed export cinese.
Nel mese di Dicembre 2015 le esportazioni su base annuale riferite allo stesso periodo del 2014 sono scese solamente del -1,4% contro una previsione del -8%, registrando un vero e proprio boom rispetto ai periodi precedenti del 2015 in cui le esportazioni stavano soffrendo parecchio in parte a causa dell’eccessivo valore dello Yuan.
Anche le importazioni sono tornate a crescere a Novembre e a Dicembre 2015, su base annuale, rispetto al periodo Agosto-Ottobre 2015 in cui si era verificato un vero e proprio crollo dell’import cinese.
A Dicembre infatti il saldo della bilancia commerciale (grafico sottostante) del Paese asiatico è cresciuta più del consenso, registrando un aumento di +7$ miliardi pari ad un totale di 60,09$ miliardi che evidenzia come effettivamente l’import e l’export stiano tornando a crescere rispetto ai mesi passati grazie agli interventi della PBoC.
L’inflazione nel corso dell’anno è rimasta piuttosto stabile, così come il tasso di disoccupazione che è più o meno sui livelli del 4%. Questo significa che la domanda di beni c’è in quanto buona parte della popolazione percepisce un salario.
Salario che potrebbe aumentare se le autorità cinesi vareranno effettivamente l’aumento di spesa pubblica dichiarato. Sembra alquanto improbabile l’aumento di un’offerta di moneta da parte dello Stato visto che attualmente non sembra esservi necessità.
La situazione del Paese asiatico non sembra quindi delle più drammatiche anche perché il tasso di crescita del PIL cinese fa invidia ad un buon numero di Paesi. Si pensi che in Italia il tasso di crescita del PIL è stimato del +0,8%-+0,9% e c’è chi parla di ripresa in questo contesto.
Conclusioni: Cina deve orientarsi di più verso altri settori ma ancora non è crisi
La Cina sembrerebbe che sia arrivata ad un punto di maturazione dopo una crescita esponenziale durata 25 anni ed è normale che in un contesto economico globale difficile si possa registrare un rallentamento dell’economia.
Attualmente, dopo l’analisi proposta, non si può parlare di crisi per il gigante asiatico ma semplicemente di una fase di assestamento dell’economia che andrà riequilibrata necessariamente anche in base alle nuove condizioni di mercato.
Gli interventi della PBoC, per ora non troppo invasivi e atti a cambiare le regole del mercato interno, sembrerebbero dare i loro effetti. E’ necessaria comunque una fase di consolidamento dell’economia che potrebbe beneficiare di una maggiore apertura verso i mercati esteri, cosa che le autorità cinesi già stanno facendo.
Cina: attenzione alla veridicità dei dati ufficiali
Le proiezioni vedono una crescita del PIL cinese su base annuale del 6,8%, leggermente al di sotto del precedente al 6,9%. Su base trimestrale ci si attende un aumento del +1,7% contro un precedente del +1,8%.
Visto l’andamento degli ultimi mesi non si esclude che tali risultati possano essere conseguiti anche se bisogna stare attenti sulla bontà dei dati rilasciati dalle autorità cinesi che non sono sempre veritiere (come accusato da riviste, banche e fondi di altri Paesi stranieri).
E’ bene quindi diffidare dai dati ufficiali cinesi, le autorità del Paese infatti sono state spesso accusate di «barare» sugli indicatori macroeconomici aggiustandoli in base alle necessità. Secondo la maggior parte delle case d’affari il PIL cinese sta crescendo ben al di sotto di quanto dichiarato dalle autorità del Paese asiatico (mediamente sul 5%), quindi bisogna prendere con le dovute accortezze le dichiarazioni provenienti dalla Cina.
Nel complesso, si potrebbe dire che l’allarme lanciato da RBS sembra troppo eccessivo al momento (assumendo che i dati ufficiali a disposizione siano veri). Più che sulla Cina bisognerebbe, forse, concentrarsi di più sullo stato di salute dell’economia americana.
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