Blocco licenziamenti: ecco cosa succede dopo il 30 giugno

Teresa Maddonni

8 Giugno 2021 - 18:20

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Il blocco dei licenziamenti scade il prossimo 30 giugno per alcune aziende, ma cosa succede dopo? Una risposta arriva con il decreto Sostegni bis, ma non basta. Si discute su una proroga selettiva dal 1° luglio.

Blocco licenziamenti: ecco cosa succede dopo il 30 giugno

Il blocco dei licenziamenti per qualcuno scade il 30 giugno, ma cosa succede dopo? A dare una risposta è il decreto Sostegni bis in vigore.

Per il blocco dei licenziamenti era stata inizialmente prevista una mini proroga oltre il 30 giugno, proposta portata nel CdM del 20 maggio sul decreto Sostegni bis dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, poi saltata. Dal 30 giugno, a oggi, nulla cambia per il blocco dei licenziamenti rispetto alle precedenti disposizioni se non in termini di cassa integrazione.

Il decreto Sostegni bis ha introdotto infatti la cassa integrazione scontata fino al 31 dicembre per le aziende che accedono alla CIGO dal 1° luglio prevedendo al contempo il divieto di licenziamento.

Questo non basta perché i sindacati chiedono una proroga generalizzata oltre il 30 giugno, ma il governo apre a interventi di carattere selettivo. A dare in ogni caso una risposta al superamento del blocco dei licenziamenti dopo il 30 giugno, in parte, è sempre il decreto Sostegni bis con il contratto di solidarietà e il contratto di espansione, anche per l’anticipo delle pensioni.

Ricordiamo che il decreto n.41/2021 del 22 marzo scorso, il decreto Sostegni, ha prorogato il blocco dei licenziamenti al 30 giugno per le aziende che hanno accesso agli ammortizzatori ordinari e al 31 ottobre per chi accede alla CIG Covid in deroga o all’assegno ordinario.

Vediamo ora nel dettaglio cosa succede al blocco dei licenziamenti dopo il 30 giugno alla luce delle ultime novità.

Blocco licenziamenti: proroga generalizzata o criteri selettivi?

Il blocco dei licenziamenti scade per qualcuno il 30 giugno e il governo con il decreto Sostegni bis introduce misure, come il contratto di rioccupazione o rafforza quelle già esistenti come il contratto di solidarietà per esempio e il contratto di espansione.

Dal 1° luglio, novità del decreto Sostegni bis, i datori di lavoro potranno utilizzare la cassa integrazione ordinaria senza il pagamento del contributo addizionale fino alla fine del 2021 e al contempo non potranno licenziare.

Sul blocco dei licenziamenti da una parte ci sono i sindacati che chiedono la proroga al 31 ottobre per tutti, dall’altra Confindustria che si oppone e poi c’è il governo che starebbe pensando a una strada intermedia vale a dire la proroga della misura solo per i settori più in crisi come tessile e calzaturiero, lasciando fuori il settore edile per esempio che potrà beneficiare del superbonus.

La proroga ulteriore del blocco dei licenziamenti potrebbe così entrare nella legge di conversione del decreto Sostegni bis, ma i tempi sono troppo stretti per poter intervenire prima del 1° luglio.

Con il decreto Sostegni di marzo il blocco dei licenziamenti, lo ricordiamo ancora una volta, è stato prorogato:

  • al 30 giugno 2021 per i lavoratori delle aziende che dispongono di CIG ordinaria e CIG straordinaria (soprattutto industria e agricoltura)
  • al 31 ottobre 2021 per i lavoratori delle aziende coperte da strumenti in deroga (soprattutto terziario).

In merito al blocco dei licenziamenti e la sua sorte dopo il 30 giugno è chiaro che la partita è ancora aperta.

Blocco licenziamenti: dopo il 30 giugno il contratto di solidarietà

Dopo il 30 giugno, che per alcune aziende rappresenta la fine del blocco dei licenziamenti, le stesse non solo potranno beneficiare del contratto di espansione che viene portato al limite dei 100 dipendenti, ma in particolare del contratto di solidarietà.

In particolare si dedica alla misura un articolo specifico stabilendo che le imprese che nel primo semestre 2021 hanno subito un calo del fatturato del 50% rispetto al primo semestre dell’anno 2019 possono presentare domanda di cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 4 e 21 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 per una durata massima di 26 settimane nel periodo tra la data di entrata in vigore del decreto e il 31 dicembre 2021.

La domanda deve essere accompagnata da una preventiva stipula di accordi collettivi aziendali di riduzione dell’attività lavorativa dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del decreto (26 maggio 2021) finalizzati al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica.

Lo stesso decreto Sostegni bis stabilisce che la riduzione media oraria non può essere superiore all’80% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati dall’accordo collettivo.

Per ciascun lavoratore inoltre la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 90% nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo collettivo è stipulato.

Specifica il decreto:

“Il trattamento retributivo perso va determinato inizialmente non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali nel periodo di sei mesi antecedente la stipula dell’accordo collettivo di cui al presente comma. Il trattamento di integrazione salariale è ridotto in corrispondenza di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti in sede di contrattazione aziendale. Gli accordi di cui al presente comma devono specificare le modalità attraverso le quali l’impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, può modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l’orario ridotto. Il maggior lavoro prestato comporta una corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale.”

Ai lavoratori impiegati a orario ridotto è riconosciuto un trattamento speciale di integrazione salariale pari al 70% della retribuzione globale che sarebbe loro spettata per le ore di lavoro non prestate “senza l’applicazione dei limiti di importo previsti dall’articolo 3, comma 5 del decreto legislativo 4 settembre 2015, n. 148, e la relativa contribuzione figurativa.” Questo vuol dire che non trovano applicazione i massimali stabiliti ogni anno per i trattamenti d’integrazione salariale.

Il decreto stabilisce che i datori di lavoro non devono corrispondere alcun contributo addizionale per la misura introdotta al fine di calmierare le conseguenze della fine del blocco dei licenziamenti.

Anche la cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività viene prorogata di 6 mesi per le crisi industriali peggiorate a causa del Covid con il decreto Sostegni bis.

Blocco licenziamenti: arriva il contratto di rioccupazione

Per superare il blocco dei licenziamenti dopo il 30 giugno viene aggiornato il contratto di solidarietà con il Sostegni bis. Per sostenere l’occupazione invece viene introdotto il contratto di rioccupazione, uno dei pilastri del pacchetto lavoro del decreto.

Il contratto di rioccupazione sarà attivo dal 1° luglio e fino al 31 ottobre 2021 e prevede un periodo di prova di 6 mesi per l’inserimento lavorativo di un disoccupato con un incentivo per il datore di lavoro pari all’esonero contributivo al 100% entro 6mila euro di importo. Il contratto è stipulato in forma scritta ai fini della prova. Il periodo di prova, si legge nel testo in Gazzetta, corrisponde a un progetto individuale di inserimento, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo.

Il datore di lavoro perde l’esonero se licenzia il lavoratore o un lavoratore della stessa unità produttiva con lo stesso inquadramento durante o al termine del periodo di prova di 6 mesi. L’incentivo non spetta neanche in caso di licenziamenti nella stessa unità produttiva nei 6 mesi precedenti l’assunzione.

Non solo, anche l’importo dell’esonero di cui si è goduto va restituito. Al termine del periodo di prova si può recedere dal contratto o procedere con un indeterminato.

Il pacchetto lavoro del decreto Sostegni bis, al di là del blocco dei licenziamenti, prevede aiuti ai giovani Neet, coloro che non lavorano, non si formano e non cercano un’occupazione: viene istituito un fondo di 20 milioni di euro per le Scuole dei mestieri per consentire alle aziende di attivare scuole per la specializzazione nei settori come manifatturiero, tessile e cantieristica.

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