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di Glauco Maggi

Biden, i primi nodi: Cina e Iran nucleare

Glauco Maggi

28 dicembre 2020

Biden, i primi nodi: Cina e Iran nucleare

Joe Biden sta per sfrattare Donald Trump dalla Casa Bianca, e tra chi non vede l’ora, non ci sono soltanto gli 81 milioni di elettori americani del leader Democratico.

Anche all’estero la sua vittoria è piaciuta molto a tantissime persone che non hanno mai sopportato Trump, vuoi per motivi politico-ideologici, vuoi per mera antipatia umana. Se eri di sinistra potevi, forse, apprezzare il suo esplicito anti-socialismo? O se semplicemente eri, più o meno consapevolmente, “woke” (neologismo per descrivere l’ultima generazione degli ultra politicamente corretti), come potevi sottrarti all’attrazione del conformismo egemone delle élite del mainstream? Fin qui tutto normale, banale.

Ben più importanti, e da allarme rosso, sono invece gli applausi a Biden che arrivano da protagonisti di enorme peso nella scena internazionale. Ci sarà modo nei mesi a venire di conoscere più da vicino le intenzioni di tutti i soggetti che potranno avere, con le loro azioni, conseguenze dirette sul popolo americano. Ma già oggi, tre settimane e rotti prima del suo giuramento, Biden è oggetto di pressioni, lusinghe, minacce da parte di due nemici giurati di Trump che vedono rosa per il loro futuro: la Cina del dittatore comunista Xi Jinping e l’Iran antisemita che sogna la bomba nucleare.

Biden e la Cina di Xi Jinping

Cominciamo dalla Cina, dove è stato un autorevole accademico, Di Dongsheng, professore di relazioni internazionali alla Renmin University, a descrivere il nuovo scenario. Nessun docente di un’università cinese parla di politica a vanvera, e quanto ha detto Di Dongsheng, dopo il voto americano in un discorso ad un evento ospitato dal website nazionalistico Guan Video, va preso sul serio. “Biden is back! Il nostro vecchio gioco è tornato”, ha detto il docente, raccontando che la Cina “conosceva le persone al vertice nel mondo finanziario degli Stati Uniti. Abbiamo una rete di “vecchi amici della Cina” a Wall Street, che avevano accesso e controllo sui politici di Washington”, ha aggiunto, ma quelle connessioni non sono state di grande aiuto durante la guerra commerciale perché Wall Street non controllava Trump.

Di Dongsheng ha specificato: «Durante la guerra USA-Cina, Wall Street ha cercato di aiutare, e lo so perché i miei amici negli Stati Uniti mi hanno detto che hanno cercato di aiutare, ma non hanno potuto fare molto. Ora vediamo che Biden è stato eletto, e l’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment, sono molto vicini a Wall Street”. E ancora: “Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondazione globale. E chi ha aiutato Hunter a costruire le fondamenta di ciò?” Per Di Dongsheng, e del resto non solo per lui, il figlio di Biden era un tramite per influenzare il babbo vicepresidente e poi aspirante presidente.

Lo scandalo dei rapporti di affari di Hunter e della famiglia Biden con i vertici cinesi economici e politici, che a Pechino sono la stessa cosa, non sono certo un segreto in America, anche se i media hanno fatto di tutto per coprirlo. Il regime cinese ha cancellato dai suoi social nazionali le dichiarazioni del professore chiacchierone, che però aveva intanto fatto il giro del mondo. La realtà è che a Biden è arrivato il più imbarazzante dei messaggi. A Pechino si aspettano il ritorno al bel tempo andato, quello degli affari gestiti dai vertici delle corporation USA e di Wall Street con l’ok dei governi americani pre-Trump. Il tutto, sotto la supervisione del partito comunista cinese. I casi più clamorosi sono quelli delle major del cinema di Hollywood e delle squadre di basket dell’NBA, da tempo partner succubi ai diktat di Xi. Dalle censure alle trame ai condizionamenti del marketing. Che via seguirà Biden? Acquiescenza o muso duro alla Trump?

Biden e l’Iran di Rouhani

Non meno drammatico è il bivio di Teheran. Biden aveva criticato Trump perché aveva stracciato il patto nucleare di Obama, e suo, con l’ayatollah. E aveva reimposto le pesanti sanzioni economiche che hanno messo in ginocchio il regime iraniano. Il presidente Hassan Rouhani, in un appello diretto al presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden, non ha perso tempo. Ha subito affermato che il suo paese è disposto a tornare al pieno rispetto del suo accordo nucleare con le potenze mondiali se anche Washington lo farà. “Se l’America ritorna alla situazione com’era nel 2017, allora lo faremo anche noi”, ha detto Rouhani. Il premier iraniano aveva ottenuto un grande successo con quell’accordo: non solo l’abolizione delle sanzioni economiche e la consegna di contante in valuta, ma anche la garanzia di potersi fare una propria bomba atomica alla sola condizione di avere pazienza (una decina d’anni).

Trump, che aveva promesso in campagna elettorale di abbandonare l’accordo nucleare, nel 2018 lo ha fatto davvero e ha imposto un regime di pesanti sanzioni all’Iran. L’intento era di isolarlo a livello internazionale e di costringerlo a rinegoziare un nuovo accordo. Che farà Biden? Cancellerà la linea di Trump, che ha dato frutti innegabili in Medio Oriente, con il riconoscimento di Israele da parte di Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan, Marocco, Kosovo?

Biden ha in verità detto di essere disponibile a rientrare nell’accordo se l’Iran accetterà le limitazioni alle sue attività nucleari, abbandonate dopo il ritiro di Trump. Il premier Rouhani ha capito che il nuovo governo USA può essere trattato come il vecchio, quello di Obama-Biden. E ha persino alzato la voce intimando agli Stati Uniti di “rimediare ai propri errori passati», e ha preannunciato persino la richiesta di “riparazioni”. Ha detto, bontà sua, che le riparazioni per i danni delle sanzioni non sarebbero una condizione preliminare per il rilancio dell’accordo. «Se iniziamo a chiedere un risarcimento, significa solo che le sanzioni dureranno più a lungo», ha detto Rouhani.

“Dobbiamo decidere quanto sono grandi i danni, chi deve pagare, e quale forum deciderà”. Il premier iraniano è sicuro di sé e impaziente. Vuole incontrare Biden non appena gli Stati Uniti revocano le sanzioni e tornano all’accordo. Il neopresidente ha addosso gli occhi del mondo arabo e di Israele, e gli applausi che gli ha fatto l’Iran sono figli di un’altra epoca, quella dell’appeasement di Obama che avrebbe dato la bomba a Teheran. Qui la scelta per Biden è secca: o con l’Iran nucleare o con Israele e gli arabi sunniti che hanno firmato le paci di Abramo.

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Glauco Maggi

Giornalista dal 1978, vive a New York dal 2000 ed è l'occhio e la penna italiana in fatto di politica, finanza ed economia americana per varie testate nazionali