USA-Iran: perché le sanzioni contro Teheran sono pericolose

USA-Iran: arrivano nuove sanzioni economiche contro Teheran. Perché potebbero essere pericolose, come una guerra.

USA-Iran: perché le sanzioni contro Teheran sono pericolose

USA-Iran : ci saranno nuove sanzioni economiche contro Teheran. Questa è la novità dell’ultima ora proveniente da Washington.

Sebbene, al momento, pare sia stata scongiurata un’escalation bellica tra le due potenze sul fronte caldo del Medio Oriente, l’annuncio arrivato dalla Casa Bianca è tutt’altro che rincuorante per la pace.

Donald Trump ha ormai intrapreso la pericolosa strada delle sanzioni economiche contro i propri nemici. Non armi e violenza palese - anche se un attacco vero e proprio c’è stato nell’operazione contro il generale Soleimani - ma blocchi pesanti di settori vitali per la sopravvivenza dei Paesi da combattere.

Nei rapporti USA-Iran, le conseguenze delle sanzioni potrebbero scatenare un circolo di rabbia e frustrazione allarmante, come già avvenuto.

USA-Iran: ci saranno nuove sanzioni contro Teheran. I dettagli

La crisi che ha fatto tremare il mondo e ipotizzare un allarmante scenario di Terza Guerra Mondiale per tutti, anche l’Italia, non è affatto risolta.

Dopo la pioggia di missili iraniani caduti su basi USA in Iraq, si è temuto il peggio, ovvero un’esplosione del conflitto in Medio Oriente di dimensioni drammatiche. Non ci sono state, però, conseguenze immediate da parte USA agli attacchi missilistici. Almeno, non di natura militare, visto che lo stesso Presidente statunitense si è subito affrettato a chiarire di non volere una guerra.

Un aggiornamento importante sul fronte mediorientale è appena arrivato proprio dalla Casa Bianca.

ll segretario di Stato Mike Pompeo e al Tesoro Steven Mnuchin hanno annunciato l’avvio di nuove sanzioni sulle esportazioni contro Teheran in importanti settori economici quali: manifatturiero, tessile e, soprattutto, minerario, con acciaio e alluminio a rappresentare le risorse maggiormente colpite. Sono stati individuati, infatti, 17 produttori iraniani di metalli e alcune società che hanno sede in Cina e alle Seychelles.

La strategia sanzionatoria nei confronti dell’economia è ormai un cavallo di battaglia dell’amministrazione Trump. Già prima che scoppiasse la tensione di questi giorni, infatti, alti funzionari di Stato e lo stesso Presidente avevano annunciato il prossimo avvio di un nuovo programma punitivo contro alcuni settori delle attività iraniane.

Quando nel 2018 gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo per il nucleare con l’Iran, la prima mossa è stata propria quella di introdurre punizioni economiche contro Teheran, provocando l’abbandono dal programma di controllo dell’arricchimento dell’uranio da parte iraniana.

Proprio questo resta il nodo cruciale di tutta la crisi: la costruzione di armi nucleari da parte della Repubblica Islamica. L’obiettivo USA è di rendere sicuro il mondo proprio evitando che l’Iran possa arrivare a un arsenale atomico. Come? Bloccando l’economia interna di Teheran, isolando il Paese e impoverendo le sue risorse.

I risultati raggiunti finora da Washington sono soddisfacenti, come spiegato proprio dal segretario del Tesoro. Dopo aver dimezzato le esportazioni di greggio dell’Iran, ora si punta a togliere ulteriori entrate che possano essere utilizzate in armi e terrorismo.

“Se non avessimo adottato queste sanzioni, letteralmente l’Iran avrebbe decine di miliardi di dollari. Lo userebbero per attività terroristiche in tutta la regione.”

Questo è il ragionamento USA: visti gli ultimi sviluppi all’insegna della tensione, sarà davvero efficace?

Perché le sanzioni sono pericolose. E allontanano la pace

Anni di restrizioni forzate alle esportazioni e alle attività economiche più floride dell’Iran - come il commercio di greggio - hanno impoverito fortemente il Paese sciita.

Le proteste scoppiate a novembre nelle strade iraniane sono esplose proprio per la frustrazione della popolazione povera e senza speranza. Dinanzi all’aumento del carburante del 50%, i cittadini sono scesi in piazza.

Le condizioni critiche in cui versa l’economia interna molto dipendono anche dall’impatto delle sanzioni, che hanno facilitato il peggioramento della vita quotidana della popolazione.

La repressione delle proteste è stata violentissima. Le autorità hanno accusato proprio gli USA di manovrare le sommosse e di aver provocato la povertà con le restrizioni imposte alle esportazioni.

Sebbene Trump voglia evitare la guerra, quindi, la sua rigida politica sanzionatoria potrebbe scatenare un circolo vizioso pericoloso. Più povertà, più rabbia dei cittadini, più violenza da parte delle autorità, più determinazione nel dotarsi dell’arma nucleare in funzione anti-Stati Uniti.

La crisi USA-Iran, quindi, non è affatto finita. E l’allarme per la sicurezza mondiale resta alto.

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