Berlusconi, Salvini e le fideiussioni per salvare la Lega: questo il motivo per il no ai 5 Stelle?

Alessandro Cipolla

30 Aprile 2018 - 13:14

3 Maggio 2018 - 09:14

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Dietro la fedeltà di Salvini verso Berlusconi, ci sarebbe secondo Marco Travaglio una vecchia storia di un prestito fatto da Forza Italia alla Lega.

Evidentemente c’è qualcosa che i due sanno e noi non sappiamo”. Con queste parole Marco Travaglio in un suo editoriale aggiunge una nota di mistero a questa seconda tornata di consultazioni, destinate a essere un nulla di fatto come le prime.

I protagonisti sono Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, con il leader della Lega che continua a rimanere fedele a Forza Italia nonostante la smania di andare al governo con il Movimento 5 Stelle.

Dietro questa ostinata lealtà, secondo il direttore de Il Fatto Quotidiano ci potrebbe essere una vecchia storia di prestiti e fideiussioni, che in qualche modo andrebbero a vincolare il carroccio all’ex premier.

Salvini ancorato a Berlusconi

Quello della conferenza stampa post incontro con Mattarella sarebbe soltanto l’ultimo dei bocconi amari che Salvini avrebbe ingoiato negli ultimi tempi. L’atteggiamento di Berlusconi infatti, che gesticola mentre il segretario del carroccio parla per poi lasciarsi andare in dichiarazioni non concordate, ha irritato non poco i vertici della Lega.

Nonostante questo il Centrodestra si è presentato unito e vincente alle elezioni regionali in Molise e in Friuli Venezia Giulia. Gli azzurri però si dicono fiduciosi che la Lega non spaccherà la coalizione anche dopo questo doppio voto.

La questione ormai è sempre la stessa: il Movimento 5 Stelle ha offerto al carroccio da tempo di governare assieme (i numeri ci sarebbero tutti), ponendo però come conditio sine qua non che Berlusconi rimanga fuori da questo accordo.

Un’offerta che ingolosisce Matteo Salvini ma che finora non è mai decollata per il rifiuto da parte della Lega di strappare con gli alleati. Il Centrodestra infatti governa centinaia di comuni e importanti regioni assieme, una rottura a livello nazionale potrebbe avere contraccolpi di conseguenza anche a livello locale.

Questo motivo aggiunto al fatto che Salvini sarebbe in una posizione di minoranza in un patto con Di Maio e alla potenza mediatica di Berlusconi che potrebbe colpire il leader del carroccio, sembrerebbe fino a questo momento far escludere ogni velleità di separazione da Forza Italia.

Ci potrebbe essere però anche un altro motivo dietro questa lealtà a ogni costo: dei soldi che gli azzurri avrebbero prestato alla Lega, con Berlusconi che sarebbe il titolare niente di meno che del simbolo della partito.

Il prestito

Quando in campagna elettorale i giornalisti chiedevano a Silvio Berlusconi di commentare l’intraprendenza di Matteo Salvini, l’ex premier sorrideva ripetendo che “il ragazzo” poi quando si trovava faccia a faccia con lui diventava mansueto e ragionevole.

Semplice rispetto politico e riconoscimento della figura dell’esperto leader? Forse, ma alla base di questa sicurezza da parte di Berlusconi sulla lealtà di Salvini ci potrebbero essere anche altri due miliardi di motivi.

Tante furono infatti le lire che, come emerso dal documento interno della Banca di Roma, furono messe a disposizione nel marzo 2001 da Forza Italia nei confronti della Lega Nord guidata allora da Umberto Bossi.

A dare notizia del prestito fu Gigi Moncalvo nel 2011 durante un’intervista rilasciata a Lucia Annunziata. L’ex direttore del quotidiano La Padania, disse infatti che Bossi era fedele a Berlusconi perché quest’ultimo aveva ripianato tutti i debiti del carroccio.

In effetti nel 2001 le casse leghiste erano al verde come il colore dei loro fazzoletti, tanto che si faceva fatica a pagare i giornalisti degli organi di partito e la sede di via Bellerio era a rischio di sequestro.

Era il periodo quello che andava a precedere di pochi mesi le elezioni del maggio 2001, che furono vinte dal Centrodestra tornato unito dopo che nel 1996 la corsa solitaria della Lega Nord aveva consentito a Romano Prodi e al Centrosinistra di conseguire una storica vittoria.

Cercando di approfondire gli aspetti di questa vicenda, La Repubblica trovò il documento che parlava di un fido aperto da Forza Italia presso la Banca di Roma per un totale di 20,4 miliardi. Di questi, 2 miliardi furono messi a disposizione del carroccio.

A garanzia di tutto ci sono delle fideiussioni prese in carico da Berlusconi, che in quel periodo decise anche di rinunciare ad alcune cause civile intentate nei confronti del giornale La Padania che più volte lo aveva accusato di avere rapporti con la Mafia.

Una sorta di patto quindi che avrebbe portato il leader di Forza Italia a diventare addirittura il titolare del simbolo del carroccio. In pratica Berlusconi secondo Travaglio sarebbe diventato una sorta di “azionista della Lega”.

Può questa storia spiegare la scelta, fatta controvoglia, da parte di Salvini di non separarsi da Forza Italia? Questo non è dato sapersi, ma senza dubbio è una vicenda che anche se datata aggiunge una sorta di ulteriore alone di mistero che aleggia sul già di per sé plumbeo cielo della politica nostrana.

Moncalvo rilancia

A confermare di nuovo questo presunto patto, aggiungendo anche dettagliati particolari, è sempre Gigi Moncalvo, dal 2002 al 2004 direttore de La Padania e quindi conoscitore delle vicende accadute in quel periodo in casa Lega.

Intervistato da Il Fatto Quotidiano, Moncalvo è tornato sul patto firmato di fronte a un notaio in via Abbondio Sangiorgio a Milano tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, che avrebbe una valenza a tempo indeterminato.

Berlusconi rinuncerà a tutte le cause civili fatte negli anni alla Lega, quando lo insultavano con cose tipo “mafioso” o “piduista”… Borghezio girava con un documento, evidentemente falso, della polizia cantonale del Ticino nel quale si diceva che Berlusconi fosse un trafficante di droga. Secondo: appianare i tanti debiti della Lega, soprattutto quello contratto per la sede faraonica di via Bellerio. [...] In cambio Berlusconi ha ottenuto la proprietà del simbolo della Lega Nord, quello con il guerriero con lo spadone, vale a dire Alberto da Giussano. Con questo atto notarile la Lega non potrà più presentarsi col suo marchio alle elezioni politiche senza allearsi con Forza Italia. E infatti da allora non sono mai andati alle elezioni separati.

Sempre secondo il giornalista, il patto avrebbe ancora validità ora che c’è Matteo Salvini a capo del carroccio perché, ai tempi, Berlusconi e Bossi firmarono in rappresentanza delle entità giuridiche che rappresentavano, ovvero Forza Italia e Lega Nord.

Se quanto raccontato già in precedenza e confermato a distanza di anni da Moncalvo fosse quindi vero, l’unico modo per Salvini di staccarsi da Berlusconi sarebbe quello di fondare un partito ex novo, dicendo addio così ad Alberto da Giussano e alla Lega.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories