Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che minaccia la tassa sugli extraprofitti avvertendo le aziende italiane a fronte del caro gas.
Con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che si dice determinata a contrastare qualsiasi tentativo di speculazione che le aziende possano mettere in atto per approfittare dell’impennata dei prezzi del gas, in Italia si torna a parlare di tassa sugli extraprofitti.
Non contro le banche, stavolta, ma contro le aziende del settore utilities.
Tassa sugli extraprofitti delle utility da parte di Meloni? Se ne torna a parlare con caro gas
I rumor sono stati riportati da una nota odierna di Equita, che ha affrontato il dossier parlando di prime ipotesi su una tassazione da parte del governo Meloni sugli extraprofitti, sottolineando che nel week end sono circolate diverse indiscrezioni sulla possibilità che, dopo aver minacciato l’imposizione di tasse contro alcune aziende, la Premier Meloni passi dalle parole ai fatti per “colpire eventuali atteggiamenti speculatori come conseguenza della crisi gas ”.
Così, di fatto, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta nella trasmissione “Fuori dal coro” di Rete 4, e ribadendo come il governo abbia una chiara “ priorità ”: quella di evitare un boom dei prezzi dei carburanti e dell’energia a causa della guerra in Iran.
Tutto, a fronte dell’impennata dei prezzi del petrolio, arrivati nelle ultime ore a schizzare fino a +30% puntando dritto verso quota $120 al barile, e con i prezzi del gas interessati da un nuovo rally, fino a +15% oltre i 60 euro al megawattora:
“Noi siamo determinati a combattere la speculazione e a impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi”, ha detto Meloni, che poi ha consigliato a tutti “prudenza”.
Ovvero?
“ Non escludo di aumentare le tasse alle aziende responsabili e di rimettere i soldi sulle bollette, quando dovessi avere evidenza di atteggiamenti speculativi”.
Bis di quanto fece l governo nel 2022-2023 contro conseguenze guerra Ucraina?
Equita ha fatto notare che, al momento, tutto rimane nel regno delle possibilità, visto che Meloni non ha chiarito come potrebbe intervenire per colpire gli extraprofitti.
Se dovesse essere formulata anche una ipotesi, la stessa “dipenderà dalla durata del conflitto e dall’entità e dimensione temporale degli aumenti sui prezzi commodities”, ha ricordato la SIM.
Detto questo, Equita ha tenuto a ricordare quanto accadde durante gli anni 2022-2023, ovvero quando il governo reagì agli effetti devastanti sui prezzi del gas e del petrolio della guerra tra la Russia e l’Ucraina varando “diverse misure”, che si dimostrarono “tutte negative per il settore nel suo complesso”.
Tra queste sono state menzionate dalla SIM le seguenti:
- Price cap alle vendite da energia rinnovabile non incentivata a circa 65-70 €/MWh (durato circa 18 mesi).
- Tassazione straordinaria del 25% sull’aumento dei saldi tra operazioni IVA attive e passive, successivamente trasformata in un contributo di solidarietà temporaneo pari al 50% della quota di reddito che eccedeva del 10% la media dei 4 anni precedenti.
- Dilazioni nei pagamenti delle bollette consumatori per la quota eccedente il costo medio del 2021 (e fino a 24 mesi).
Altre misure che vennero approvate e che non ebbero tuttavia conseguenze dirette sul settore delle utility furono le seguenti:
- Azzeramento degli oneri di sistema per le utenze domestiche e PMI.
- Rafforzamento del bonus sociale.
- IVA ridotta sul gas al 5%.
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L’effetto sull’EBITDA di ENEL ed ERG
Quali sono stati gli effetti? Equita li ha così riassunti:
“Alcune di queste misure non hanno avuto impatto diretto nell’anno degli aumenti considerate le vendite fwd giù chiuse per l’anno in corso (ovvero nel 2022 sulle produzioni rinnovabili) ma hanno tuttavia avuto impatto l’anno successivo sia per la componente price cap che per la componente tassazione straordinaria. L’impatto complessivo delle misure dirette è stato di circa l’1-2% dell’EBITDA per ENEL e municipalizzate e di circa il 5% EBITDA per ERG (a carattere one-off e prevalentemente durante il 2023)”.
Detto questo, gli esperti hanno ricordato che, in questo momento, il trend dei prezzi delle commodities è decisamente “lontano dai picchi raggiunti durante la crisi 2022-23 ”, quando i prezzi del gas balzarono oltre i 300€/MWh rispetto ai prezzi del TTF attuali di circa 55-60 €/MWh).
La determinazione di Meloni a evitare il peggio è tuttavia tutta scritta negli avvertimenti rilanciati ieri:
“Io sono molto determinata a fare quello che posso per evitare che la speculazione sfrutti la crisi sulla pelle delle famiglie e delle imprese”, tanto che “sulla benzina stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che esiste dal 2008 e che abbiamo reso più efficace con il nostro provvedimento sui carburanti nel 2023”.
Si tratta di un meccanismo che, nel caso in cui i prezzi energetici “dovessero aumentare in modo stabile”, consentirebbe di “utilizzare la parte di maggiore IVA che arriva dall’aumento per calmierare i prezzi riducendo le accise”.
Ancora la premier: “La famosa sterilizzazione delle accise è una misura che viene chiesta anche da una parte dell’opposizione”, in una fase in cui noi “la stiamo già studiando da qualche giorno”.
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