Il 22 e il 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati alle urne per il referendum sulla riforma della giustizia. Cosa dicono i sondaggi? Chi è in vantaggio?
Mancano 40 giorni alla chiamata alle urne per gli italiani. Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 si vota per il referendum sulla riforma della giustizia. Temi centrali la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
A differenza di altri referendum, in questo caso non serve raggiungere il quorum per la validità dei voti. Mentre la destra e la sinistra si battono per spingere gli elettori verso il sì o verso il no, i vari sondaggi emersi delineano un quadro generale di quella che potrebbe essere la situazione a poco più di un mese dal voto.
Il sondaggio dell’Istituto Noto
Nella giornata di ieri, sono emersi i risultati del sondaggio portato davanti dall’Istituto Noto per Porta a Porta sul referendum per la riforma sulla giustizia. Dai dati, si evince innanzitutto che il 43% degli elettori si recherà in urna a votare, il 43% resterà a casa e il 14% è ancora indeciso.
Il sì rimane leggermente favorito, con il 53% di apprezzamento, in calo del 6% rispetto al 59% dello scorso 28 gennaio. Rimane invece indietro il no, pari oggi al 47% e in aumento.
Per ciò che riguarda l’introduzione di due Consigli superiori della magistratura, il 51% degli intervistati si è dichiarato favorevole, il 29% no. Il restante 20% è ancora indeciso.
Di simili vedute le opinioni degli elettori anche sull’introduzione dell’Alta Corte disciplinare composta da 15 membri totali. Il 52% ha dato il suo sì a una formazione di questo tipo, il 27% è contrario e il 21% ancora non ha preso una decisione.
Ma cosa pesa sulla decisione? Il 70% degli elettori che voterà no lo fa per un giudizio sul governo Meloni, mentre il 75% di chi voterà sì baserà la scelta sui contenuti della riforma portata al referendum.
Gli obiettivi del governo Meloni
Questa riforma è stata fortemente voluta dal governo Meloni, dopo anni di dibattiti e di proposte. L’obiettivo principale è di attuare il diritto cittadino a un giusto processo, come dichiarato dalla Premier in un video conferenza post approvazione del testo costituzionale da parte del Senato.
Si vuole anche disarticolare il sistema correntizio nel Consiglio dei Ministri e restituire ai magistrati dignità e autorevolezza. Secondo le parole di Giorgia Meloni, in questi anni alcuni magistrati avrebbero addirittura reso vano il lavoro svolto dalle forze dell’ordine.
Continua intanto la campagna per il sì e per il no. Favorevoli i partiti di centrodestra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, mentre sicuri del no il PD, il Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Al momento, Italia Viva si è collocata in una posizione intermedia.
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