Bentornati a 18 mesi fa, in pieno allarme ma con il primo rialzo dei tassi nel 2023

Mauro Bottarelli

19 Luglio 2021 - 20:58

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La variante Delta affonda le Borse e agita il fantasma del lockdown. Ma fa anche crollare il rendimento del Treasury Usa e archivia l’ipotesi di taper. Ormai, il Qe è come un «giorno della marmotta»

Bentornati a 18 mesi fa, in pieno allarme ma con il primo rialzo dei tassi nel 2023

Dove eravamo rimasti?, chiese Enzo Tortora al pubblico Rai nella serata che segnò il suo ritorno in video, dopo l’odissea giudiziaria che vide suo malgrado protagonista. Oggi il mercato ha di fatto posto la medesima domanda agli investitori, riportando indietro le lancette dell’orologio di 18 mesi. Certo, ora una larga fetta del mondo sviluppato è vaccinata e la variante Delta fa paura ma per ora non reclama tassi di ospedalizzazione e decessi in grado di imporre lockdown generalizzati. Ma il panico è lo stesso.

All’epoca erano gli anziani l’anello debole da tutelare attraverso un drastico ricorso a misure di contenimento, oggi sono i non vaccinati. Soprattutto i giovani. Di fatto, quanto accaduto oggi sembra catapultarci tutti sul set virtuale del sequel di Ricomincio da capo, il film con Bill Murray più noto al grande pubblico con la dicitura de Il giorno della marmotta. E in effetti, la logica è più o meno la stessa. Cambia il nome: Covid loop, come mostra questa immagine.
Loop1 Fonte: Zerohedge
Ovvero il ciclico e circolare ritorno al punto di partenza di un mondo che sembra voler giocare a nascondino con il virus, salvo vestirsi con abiti fluorescenti.

Esplodono i contagi, si chiudono le società, l’economia si deprime, Banche centrali e governi intervengono. Fase seguente, l’economia riparte, i contagi calano, si riaprono le attività. E via daccapo. E per chi pensasse che oggi il discrimine vaccinale possa giocare un ruolo dirimente, questo grafico
Loop2 Fonte: Financial Times
pubblicato da Financial Times come messa in guardia rispetto al Freedom Day festeggiato oggi nel Regno Unito, parla decisamente chiaro. Se la Gran Bretagna seguirà il trend dell’Olanda, saranno guai. Ma guai serissimi. Non a caso, nel giorno dell’addio a tutte le restrizioni, il governo ha comunicato come da fine settembre tutti i club e le sale da concerto dovranno adottare per legge il green pass. Chi non lo presenta, non può entrare.

Le Borse hanno patito oggi, Milano più di tutte. Ovviamente, a trainare i cali un trio di settori: energetico a seguito dell’accordo in sede Opec, tempo libero e turismo proprio in relazione al dilagare della variante Delta e al ritorno di possibili lockdown e bancario. Il quale, ovviamente, sconta gli eventuali danni che un nuovo rallentamento dell’economia potrebbe inferire ai bilanci sotto forma di sofferenze. La parola d’ordine comincia a essere stagflazione, il fantasma da scacciare il prima possibile. Ma paradossalmente, la sintesi perfetta di quanto accaduto sta in questi due grafici:
Loop3 Fonte: Bloomberg
Loop4 Fonte: Bloomberg
il decennale Usa ha vissuto il suo calo intraday più drastico dallo scorso febbraio, scendendo sotto la quota psicologica di 1,20% di rendimento. Praticamente, il mercato scommette su una Fed colomba. Sempre più colomba.

Tanto che la prezzatura dei tassi OIS ha già spostato il termine per il primo rialzo di 25 punti base da parte della Banca centrale Usa al marzo del 2023. Missione compiuta, insomma. Il timore del taper è stato cancellato in un solo giorno di contrattazioni, ancora una volta scalzato da quello per il virus. Ciclicamente, appunto. Come in un giorno della marmotta che, a differenza dell’originale, offre l’alternarsi di due sviluppi: una mattina ci si sveglia in allarme sanitario, quella seguente in allarme monetario. Ma questo new normal ha un costo. Lo ha calcolato nel suo Flow Show il capo economista di Bank of America, Michael Hartnett: la Fed sta spendendo 336 milioni ogni 60 minuti per acquistare bonds, mentre il governo federale Usa sta spendendone 875 per mantenere in piedi il castello del deficit strutturale.

E l’Europa della Bce onnivora, ormai, segue a ruota. E questi due grafici finali
Loop5 Fonte: Bloomberg
Loop6 Fonte: Bloomberg
mettono la situazione in prospettiva: se il bilancio della Fed ha appena sfondato quota 8,2 trilioni di con i 104 miliardi di aumento degli assets della scorsa settimana, livello che equivale al 37% del Pil statunitense, lo stato patrimoniale dell’Eurotower al 13 luglio scorso era pari a 7,926 trilioni di euro dopo i 18,7 miliardi di aumento dell’ultima settimana di trading. Pari al 75,5% del Pil dell’eurozona post-pandemia. Nonostante questo, la trappola del debito costringe il mondo a un continuo ritorno alla situazione di 18 mesi prima. Anzi, quel nonostante questo appare fuori luogo. Decisamente meglio un a causa di questo. Il vero rischio? Che qualcosa di inaspettato faccia smettere di oscillare il pendolo. E rompa il Covid loop.

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