BCE ammorbidisce addendum su NPE, salgono i bancari

L’Eurotower vara regole sugli accantonamenti prudenziali dei crediti deteriorati meno severe rispetto a quelle volute dall’ex capo della vigilanza Nouy. Notizia positiva per le banche quotate che hanno a disposizione un bonus di 1-2 anni per coprire al 100% i nuovi NPE

BCE ammorbidisce addendum su NPE, salgono i bancari

La BCE ammorbidisce le norme sui crediti deteriorati contenute nell’addendum voluto dall’ex capo della vigilanza, la francese Danielle Nouy.

Notizia ovviamente recepita con entusiasmo dall’intero comparto soprattutto in Italia dove, a Piazza Affari, i titoli delle principali banche stanno salendo più dell’indice di riferimento.

La decisione sarebbe stata presa dal nuovo capo della vigilanza bancaria europea, l’italiano Andrea Enria, che ha proposto un calendario sugli accantonamenti prudenziali (primo pilastro) più morbido.

Nel dettaglio, viene richiesta dall’autorità una copertura sugli Npl al 100% dopo 3, 7 e 9 anni, a seconda dei casi, e non più una copertura al 100% dopo due o sette anni come imponeva la precedente normativa.

Gli effetti sul sistema bancario

Il cambio di passo sulla normativa si allinea con quanto deciso dal Parlamento Europeo in materia di accantonamenti prudenziali che le banche devono sostenere a fronte degli impieghi.

«Per il totale dei crediti deteriorati derivanti da crediti concessi dopo il 26 Aprile 2019 – spiega la nuova norma BCE -, le banche avranno tre anni di tempo per la copertura totale dei prestiti non garantiti, nove per quelli assistiti da garanzia immobiliare e sette per quelli assistiti da altre garanzie».

Equita Sim commentando gli effetti di questo cambiamento annota che «viene di fatto ammorbidito un sottoinsieme degli NPE (cioè quelli derivanti da crediti originati a partire da aprile 2019) il cd. addendum sugli NPE introdotto ad ottobre 2017 e reso leggermente più agevole il percorso di convergenza ad una copertura del 100% introducendo di fatto un bonus di 1-2 anni».

Per gli esperti la mossa a sorpresa dalla BCE allinea il trattamento di Pillar 2 dei nuovi flussi di NPE con quello - leggermente più favorevole - previsto dalla normativa di Pillar 1 approvata dal Parlamento europeo:

«L’ammorbidimento del calendar provisioning su una parte del perimetro dei nuovi flussi di NPE rappresenta una notizia positiva per le banche quotate, che non si troveranno più - limitatamente ai nuovi flussi di NPE derivanti da crediti originati dopo aprile 2019 - in una situazione di svantaggio rispetto alle banche non sottoposte a vigilanza BCE (che non avrebbero dovuto applicare il calendar provisions come definito dal Pillar 2)».

D’altro canto è confermato che sullo stock di NPE in essere a marzo 2018 restano in vigore le indicazioni dello SREP che prevedono una copertura del 100% entro il 2024-2026. Inoltre, sui flussi di NPE derivanti da crediti originati prima di aprile 2019 (cioè la maggior parte di quelli che si formeranno nei prossimi 2-3 anni) sembra che restino in vigore le tempistiche originarie (2 e 7 anni).

«In base ai nostri calcoli tuttavia – spiegano gli analisti di Equita -, l’ammorbidimento delle nuove regole, nel breve periodo, non dovrebbe avere un impatto rilevante sul capitale perché la maggior parte dei nuovi NPE (specie quelli secured) derivano da crediti originati prima di aprile 2019. Stimiamo quindi un risparmio di capitale praticamente nullo almeno nel breve periodo».

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