Banche italiane: mercati calmi ma tante sfide all’orizzonte. Chi vince e chi perde

Addendum Npls, stress test, riforma giustizia civile e unione bancaria: chi pensa che il peggio sia alle spalle si sbaglia. Le banche che ce la faranno

Banche italiane: mercati calmi ma tante sfide all'orizzonte. Chi vince e chi perde

Una settimana di Borsa è già passata dall’esito delle elezioni politiche italiane dello scorso 4 marzo. Salvo una prima sbandata iniziale che ha caratterizzato le prime ore di apertura dei mercati il 5 marzo, i mercati finora hanno mostrato una certa resilienza con l’indice FTSE Mib che dalla chiusura delle contrattazioni del 2 marzo a quelle di ieri ha visto le proprie quotazioni mettere a segno una progressione prossima ai 4-5 punti percentuali.

Sostanzialmente stabile anche lo spread Btp-Bund, con il differenziale tra i due decennali che si è portato dai 130,87 punti con cui aveva archiviato la seduta del 2 marzo ai 136,43 punti di ieri.

Nonostante questo, dopo l’esito del weekend elettorale tra i corridoi delle sale operative di banche d’affari e fondi di investimento la domanda più frequente in merito all’Italia è quella relativa al futuro del sistema del credito nazionale.

Italia: quali sono le ragioni di tanta calma sui mercati?

Nonostante la reazione pacata dei mercati, Filippo Diodovich, market strategist di IG ritiene che “le paure non si siano dissolte. La principale ragione della quiete sulle quotazioni delle banche a Piazza Affari è che al momento non è chiaro cosa succederà nei prossimi mesi e rimane ancora molto probabile la formazione di un governo di scopo per permettere all’Italia di affrontare le prossime sfide in campo finanziario”.

Nella sua analisi dedicata al settore bancario tricolore, l’esperto del broker inglese incalza: “il 2018 sarà un anno caratterizzato da importanti challenge”. Tra le sfide che il sistema bancario italiano dovrà affrontare nei mesi a venire l’analista cita l’addendum Bce per la gestione dei non performing loans (NPLs), stress test, riforma della giustizia civile e unione bancaria.

Sfida n°1: addendum NPL

Andiamo in ordine cronologico. A metà marzo la Commissione di vigilanza europea guidata dalla francese Daniele Nuoy pubblicherà la versione definitiva dell’addendum sui non performing loans. Traducendo in numeri, il famigerato addendum dovrebbe portare le banche italiane ad abbassare il rapporto NPE (Non Performing Exposure, ovvero il rapporto fra l’ammontare di crediti deteriorati rispetto al totale crediti) al 10% nel breve periodo e al 5% entro il 2022.

Il sistema bancario italiano sarà influenzato notevolmente dalla scelta della Commissione di vigilanza, in quanto zavorrato dall’enorme stock di NPLs ancora da smaltire di ogni singolo istituto. “Purtroppo – ci ricorda Diodovich - l’esito elettorale non avrà effetti su tale decisione”. Difatti la Nuoy ha espresso più volte la necessità di essere aggressivi nella pulizia dei bilanci e soprattutto nello smaltimento dei NPLs accusati di essere uno dei principali motivi per una bassa redditività.

Su questi temi la Nuoy si è scontrata più volte con il presidente del parlamento europeo, l’italiano Antonio Tajani, il quale aveva espresso forti timori sulle possibili gravi conseguenze sulla ripresa economica europeo se saranno portate avanti manovre shock sui crediti deteriorati.

Lo stesso Tajani aveva inoltre formulato dei dubbi sulle competenze della Bce che potrebbe aver agito oltre i propri compiti. Tuttavia, come scrive Diodovich, lo scontro tra Bce e istituzioni europee potrebbe portare ad avere un ammorbidimento delle posizioni.

“Su questo fronte riteniamo che Intesa San Paolo e Unicredit non dovrebbero avere effetti negativi sul CET1 Ratio dalle nuove regole sui NPLs visti gli sforzi effettuati dalle due banche lo scorso anno grazie alla cessione di ingenti pacchetti di crediti deteriorati”, sottolinea Diodovich.

Semaforo verde anche per Mediobanca e Credem mentre l’esperto di IG crede che “Banca Carige possa essere l’istituto che più risentirà delle nuove regole stringenti della Bce”. Analizzando i bilanci, “anche Banco BPM, Banca Mps e Popolare di Sondrio potrebbero essere penalizzate dall’introduzione dell’addendum”.

Sfida n°2: stress test

Tappa obbligatoria da tenere in considerazione per il settore è novembre. Il penultimo mese dell’anno vedrà la pubblicazione dei nuovi stress test condotti dall’EBA (European Banking Authority).

Per l’Italia verranno eseguiti sulle quattro principali banche italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM e Ubi Banca. Negli ultimi giorni i manager delle banche italiano hanno espresso un forte dissenso sulle metodologie utilizzate dalla Banca Centrale.

Il punto sul quale il dibattito è stato più aspro riguarda le tecniche utilizzate per effettuare gli stress test, che secondo gli esperti del settore danno maggior rilevanza relativa ai crediti in sofferenza piuttosto che agli asset illiquidi (level 2 e level 3).

“Per avere un’idea, le attività level 3 sono tutte quelle attività illiquide che non hanno un mercato di riferimento (derivati complessi, titoli strutturati ma anche obbligazioni)”, ha spiegato IG nel report dedicato al tema, soffermandosi sul fatto che “a detenere tali titoli tossici sono soprattutto le banche del nord Europa”.

Sfida n°3: riforma giustizia civile

Diodovich non ha dubbi: “se è vero che il nuovo Governo non potrà fare nulla in tema di nuove regole sui NPLs e sugli stress test della Bce, dall’altra parte avrà invece un ruolo determinante su tutti gli altri aspetti del sistema bancario”.

Un tema fondamentale da non prendere sottogamba sarà la prosecuzione dell’iter legislativo sulla riforma della giustizia civile in particolare sulla riduzione dei tempi per le procedure di recupero dei crediti.

Secondo uno studio recente della Banca Mondiale in Italia servono in media 1100 giorni per concludere tutte le vicende legali per recuperare un credito contro una media europea di 400 giorni.

Sfida n°4: unione bancaria

Ancora i rapporti con l’Europa. Secondo lo schema disegnato da Bruxelles manca un ultimo tassello per completare definitivamente l’unione bancaria nel Vecchio Continente. E anche questo sarà un altro elemento che il nuovo Governo dovrà affrontare.

Dopo il raggiungimento dei due pilastri dell’unione bancaria (fondo di salvataggio per gestire le banche in crisi e vigilanza unica alla Bce) manca solamente l’ultimo pilastro ovvero la garanzia unica sui depositi.

“È chiaro che un Governo M5S o Lega potrebbe essere intenzionato a porre ostacoli sul processo di integrazione europeo”, ha argomentato lo strategist di IG, “discorso diverso per un governo di scopo che non avrebbe alcuna ragione di interrompere il processo di unione bancaria”.

Valutazioni finali: Mps e Carige le più a rischio, semaforo verde per Mediobanca, Intesa e Unicredit

Quali saranno le ricadute sugli istituti e soprattutto quali potranno affrontarle con il piglio giusto e quali invece riscontreranno maggiori difficoltà?

Per Diodovich esistono due scenari possibili, vediamoli.

Crediamo che in caso di formazione di un governo di scopo il sistema bancario non evidenzierà forti ribassi. In questo scenario le tensioni potrebbero essere focalizzate solamente su alcune banche sottocapitalizzate e con ingenti stock di non performing loans. Riteniamo che la bassa redditività di molti istituti porterà a una nuova stagione di fusioni/integrazioni

Gli analisti di IG mantengono aspettative moderatamente positive su Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit mentre hanno una visione neutrale su UBI Banca e Banco BPM.

Discorso ben diverso in caso di formazione di un governo guidato da un partito anti-establishment (M5S o Lega). Crediamo infatti che il settore bancario possa mostrare un movimento ribassista significativo soprattutto nel lungo periodo quando le tensioni fra Europa e Italia potrebbero essere elevate soprattutto quando finirà lo scudo protettivo del piano di Quantitative Easing da parte della BCE

In conclusione, Filippo Diodovich, market strategist di IG, ritiene che in quest’ultimo scenario “le banche più penalizzate saranno Banca Mps, controllata per circa il 70% del suo capitale dal ministero del Tesoro, e Banca Carige”.

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