I risparmiatori stanno per avere più potere (e alle banche non piace)

Redazione Money Premium

18/02/2026

Altro che conti correnti: ecco perché i tuoi soldi potrebbero migrare nelle stablecoin. E’ la fine dei conti deposito tradizionali?

I risparmiatori stanno per avere più potere (e alle banche non piace)

Il dibattito sulle stablecoin sta entrando in una fase più concreta perché iniziano a emergere numeri e non solo timori. Le grandi banche temono che una quota dei depositi possa spostarsi verso strumenti digitali legati al dollaro che, pur non pagando interessi in modo diretto, permettono rendimenti indiretti.

Alcune stime hanno evocato cifre molto elevate, fino a 6 mila miliardi di dollari potenzialmente a rischio per le banche tradizionali, anche se altre analisi indicano valori molto più bassi, nell’ordine di 500 miliardi o 1.000 miliardi distribuiti su più anni.

Per capire la portata del fenomeno occorre ricordare che negli Stati Uniti i depositi bancari complessivi superano i 19 mila miliardi di dollari. Anche uno spostamento di 500 miliardi rappresenterebbe quindi solo una piccola frazione del totale. Inoltre, quando il denaro viene convertito in stablecoin, non esce davvero dal sistema finanziario: viene reinvestito in riserve come titoli di Stato a breve termine o depositi presso altre banche. Se un emittente acquista titoli pubblici, chi li vende riceve liquidità che finisce di nuovo su un conto bancario. Il denaro cambia collocazione, ma non scompare.

Un elemento che rende la questione sensibile è la remunerazione dei risparmiatori. Durante il ciclo di rialzo dei tassi tra il 2022 e il 2024, i dati delle autorità monetarie mostrano che le banche hanno trasferito ai clienti al dettaglio solo circa il 40 per cento degli aumenti dei tassi ufficiali, mentre per molti clienti aziendali la trasmissione è stata tra il 60 e l’80 per cento. In questo contesto, alcune piattaforme legate alle monete stabili hanno offerto rendimenti intorno al 3 o 4 per cento annuo agli utenti che mantenevano saldo sulle loro applicazioni. Anche una differenza di uno o due punti percentuali può spingere molti risparmiatori a spostare la liquidità.

Nonostante ciò, l’impatto sulla solidità delle banche appare gestibile. Analisi sui bilanci bancari indicano che solo una piccola minoranza di istituti in utile andrebbe in perdita se dovesse pagare un punto percentuale in più sui depositi dei clienti. Si tratterebbe soprattutto di banche di dimensioni ridotte, con una quota minima del totale dei depositi nazionali. Per molte altre, margini leggermente più bassi non significherebbero crisi, ma maggiore concorrenza e pressione a offrire condizioni migliori.

Resta poi il tema della sicurezza. Se le stablecoin fossero mal gestite o poco trasparenti, potrebbero diventare instabili nei momenti di tensione. Questo rischio però si affronta con una regolamentazione chiara su qualità delle riserve, controlli e trasparenza, non limitando artificialmente l’attrattiva di questi strumenti. La storia finanziaria mostra che l’arrivo di nuove forme di risparmio ha spesso ridotto i margini delle banche, ma ha migliorato i risultati per i cittadini.

Alla fine, i dati suggeriscono che la vera sfida per le banche non è la scomparsa dei depositi, ma un ambiente in cui i risparmiatori possono confrontare più facilmente rendimenti e servizi. Se le stablecoin continueranno a crescere in modo regolato e prudente, potrebbero spingere tutto il sistema a essere più efficiente, trasferendo una parte maggiore dei benefici dei tassi ai clienti. In questo senso, i numeri ridimensionano gli allarmi e indicano soprattutto un cambiamento negli equilibri competitivi.