Banche Italia: da TLTRO cresce pressione funding, tassi e richieste mutui in rialzo

Da quanto emerso da uno studio dell’Abi, sono aumentate sia le richieste di finanziamenti da parte di famiglie e imprese che i tassi sui mutui nel mese di novembre

Banche Italia: da TLTRO cresce pressione funding, tassi e richieste mutui in rialzo

Secondo le ultime rilevazioni dell’Associazione bancaria italiana, l’aumento del differenziale tra BTP e Bund nel mese di novembre, a causa degli scontri tra Roma e Bruxelles, ha causato un incremento marginale del tasso medio sui mutui all’1,91 dal precedente 1,88% di ottobre, e un accrescimento all’1,54% contro un 1,52% del mese precedente sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese.

Stando ai dati di ottobre, sebbene i costi per finanziarsi siano maggiori, il trend dei mutui sta vedendo un andamento positivo, con un +2,3% nel 2018. Positivo anche il dato sugli impieghi a famiglie e imprese, che a novembre, sono saliti dell’1,5% su base annua.

Segnali di distensione anche dal punto di vista delle banche, che allo scorso ottobre hanno visto diminuire le sofferenze nette di 38,3 miliardi di euro dai 40,2 miliardi di euro del mese precedente. Stando a quanto riportato dall’Abi infatti, il ratio tra le sofferenze nette e gli impieghi totali a ottobre è al 2,26%, contro il 4,89% di fine 2016.

Il problema della fine del TLTRO

Nel frattempo, la pressione per il rischio di funding per le banche aumenta progressivamente con la fine del programma di TLTRO della BCE. Ciò implica una crescente difficoltà da parte degli istituti di credito italiani di far fronte in modo efficiente ai deflussi di cassa attesi e inattesi.

Con 240 miliardi di euro, gli istituti bancari del Belpaese sono stati i maggiori beneficiari dei prestiti elargiti dalla Banca Centrale Europea. Questo implica quindi una grossa fetta di denaro da rimborsare a partire dal 2019. Le banche dovranno anche iniziare ad emettere i bond Mrel, in modo tale da riuscire a soddisfare i requisiti di capitale.

A ciò si unisce il sempre più ampio calo di fiducia degli investitori nei confronti del nostro Paese, che ha aumentato il costo dall’accesso al mercato interbancario dei fondi, oltre ad aver allargato lo spread tra i titoli di Stato.

La crescente sfiducia inoltre potrebbe far perdere agli operatori istituzionali l’appeal per gli acquisti dei portafogli di npl, mettendo di conseguenza in difficoltà le strategie di de-risking messe in piedi dagli istituti di credito.

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