Banche Centrali: il tapering globale va avanti, in maniera più o meno velata. Ecco perché

A margine di due intense settimane che hanno visto protagoniste le quattro maggiori Banche Centrali del globo è il momento di tirare le somme e riordinare i pensieri

Banche Centrali: il tapering globale va avanti, in maniera più o meno velata. Ecco perché

Quelle che ci siamo lasciati alle spalle sono state due settimane dense di appuntamenti sul fronte delle Banche Centrali mondiali, richiamate alla valutazione della consistenza dell’attuale fase economica e delle loro politiche monetarie. Pressoché tutti fra i quattro istituti centrali del pianeta hanno mandato al mercato il medesimo segnale, più o meno velato: l’era del denaro a costo zero, iniziata nei tremendi anni post fallimento Lehmann Brothers, ha le ore contate.

La più esplicita in tal senso questa volta è stata la Bank of England che ha alzato i tassi d’interesse applicati in Gran Bretagna allo 0,75%, guarda caso il livello più alto dal 2008. L’apripista della tendenza, la Federal Reserve, si è invece limitata a commentare la “forza” dell’economia degli Stati Uniti, da molti ritenuta ancora la prima al mondo.

I tassi d’interesse degli Usa rimangono dunque all’interno dell’attuale corridoio 1,75-2% ma la Federal Reserve è pronta ad alzare l’asticella nelle prossime riunioni di settembre e novembre, mese quest’ultimo nel quale andranno a cadere anche le fatidiche elezioni di Midterm, importante banco di prova per il capo della Casa Bianca Donald Trump.

Dall’altro lato del Pacifico, in Giappone, il solido trend rialzista dei salari e il rimbalzo della produzione mitigheranno le preoccupazioni suscitate dalla crescita negativa del PIL nel primo trimestre; nonostante le dichiarazioni accomodanti, la Banca del Giappone sembra impegnata in un “tapering” silenzioso.

Per quanto riguarda l’Eurozona l’economia sembra aver segnato una pausa, ma secondo le valutazioni della Banca Centrale Europea la debolezza registrata da inizio anno non preannuncia un rallentamento prolungato e l’istituto si è impegnato a rimanere accomodante ancora per un po’, mantenendo quell’approccio calmo e graduale tipico del Presidente Mario Draghi.

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