La BCE può fallire? No, lo conferma la Lagarde

La BCE non potrà mai fallire e sarà sempre in grado di generare liquidità: così Lagarde rassicura sul ruolo della banca centrale. Perché, allora, il debito non si può cancellare?

La BCE può fallire? No, lo conferma la Lagarde

No, la BCE non potrà mai fallire o restare senza risorse. Un discorso logico e intuitivo quello di Christine Lagarde.

Nel dare la sua rassicurante risposta sulla capacità dell banca centrale di generare sempre liquidità, la governatrice ha riacceso i riflettori sulla questione debito: la cancellazione dell’indebitamento “da Covid” degli Stati (detenuto dalla BCE) sarebbe tecnicamente possibile, secondo le sue stesse parole.

Ma la porta chiusa a tale discorso da parte di Lagarde è legata alla volontà politica, più che alle questioni giuridica o di sostenibilità economica.

La BCE non fallirà mai, ma il debito non si cancella: la logica Lagarde

Una frase chiave della Lagarde per confermare quello che in realtà e ben noto: una banca centrale può operare anche con capitale netto negativo senza finire in bancarotta.

Così la governatrice della BCE ha risposto a una domanda ieri, giovedì 19 novembre, nel corso di un’audizione in Parlamento UE:

“[la BCE non potrebbe] né andare in bancarotta né rimanere senza soldi. In qualità di unico emittente di moneta denominata in euro, l’Eurosistema sarà sempre in grado di generare liquidità aggiuntiva se necessario. Inoltre, eventuali perdite finanziarie, ...non pregiudicherebbero la nostra capacità di cercare e mantenere la stabilità dei prezzi.”

Anche, quindi, se l’istituto di Francoforte dovesse subire perdite legate alle obbligazioni (emissioni di debito nazionale), dal valore di molti miliardi di euro, che ha acquistato dai Paesi dell’Eurozona nell’ambito dei suoi programmi di stimolo per la pandemia.

Il debito in Eurozona è un problema

Il debito degli Stati aumentato in modo vertiginoso con la crisi da coronavirus si potrebbe, tecnicamente, cancellare. E la questione è balzata nuovamente in prima pagina in questi giorni, con l’allerta alta per alcuni Stati, come l’Italia, che con molta probabilità arriveranno a fine 2020 a un rapporto deficit/PIL del 160%.

L’idea di riformulare l’approccio al debito, quindi, sarebbe legato alla volontà politica, positivamente mostrata, per esempio, dal presidente del Parlamento UE Sassoli. Giorni fa aveva proprio avanzato l’ipotesi di ragionare su una cancellazione del debito contratto per la pandemia.

Con tutte le conseguenze del caso, ovviamente, come rivedere i trattati.

Ma dalla BCE prevale il rigore targato Lagarde e il tema non viene proprio messo in discussione. La governatrice si è appellata al rispetto dei trattati europei, che proibiscono un tale approccio orientato alla cancellazione di debito. L’articolo chiamato in causa è il 123, che così recita:

“Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri.. a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri...”.

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