Aumento della pensione per i dipendenti pubblici: chi ne ha diritto e perché

Simone Micocci

5 Gennaio 2022 - 11:04

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Dipendenti pubblici andati in pensione tra il 2019 e il 2021: tra i vantaggi del rinnovo di contratto c’è anche l’aumento della pensione.

Aumento della pensione per i dipendenti pubblici: chi ne ha diritto e perché

Il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione comporta una serie di benefit anche per i dipendenti pubblici andati in pensione da pochi anni, i quali godranno anche di un aumento dell’assegno attualmente percepito.

Il motivo è semplice: come più volte spiegato il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione - al momento l’accordo è stato firmato solamente per i comparti Funzioni centrali, Difesa e Sicurezza - riguarda il triennio 2019-2021. Gli aumenti verranno riconosciuti in busta paga nel 2022, ma la decorrenza è dunque quella del 1° gennaio 2019. Per questo motivo i dipendenti in servizio godranno anche di un assegno una tantum con il quale verranno riconosciuti gli arretrati per gli anni 2019, 2020 e 2021.

E per chi è in pensione? L’uscita dal lavoro prima della firma del rinnovo del contratto non può di certo svantaggiare coloro che sono andati in pensione nell’ultimo triennio. Tant’è che nello stesso accordo firmato dall’Aran e sindacati si legge della possibilità di riconoscere i vantaggi del rinnovo del contratto anche ai dipendenti pubblici che nel frattempo sono andati in pensione. Di questa possibilità ne parla l’articolo 48 dell’accordo firmato per il comparto Funzioni Centrali: ecco cosa prevede nel dettaglio.

Dipendenti pubblici andati in pensione tra il 2019 e il 2021: cosa aspettarsi

Anche i dipendenti pubblici andati in pensione tra il 2019 e il 2021 godranno degli aumenti di stipendio garantiti dal rinnovo del contratto. Ovviamente per loro l’aumento verrà riconosciuto dal 1° gennaio 2019 fino all’ultimo stipendio percepito prima del collocamento in quiescenza.

Così come per coloro che sono ancora in servizio, anche chi nel frattempo è andato in pensione godrà degli arretrati pagati in un’unica soluzione. Per chi è ancora in servizio gli arretrati complessivi per l’intero triennio ammontano, secondo le stime di Confsal-Unsa, da un minimo di 970,00€ a un massimo di 1.800,00€, cifra variabile a seconda dell’area d’inquadramento.

Per chi è andato in pensione prima del 31 dicembre 2021 la cifra sarà ovviamente più bassa. A tal proposito è bene sapere che per il 2019 e il 2020 è previsto un aumento di stipendio inferiore rispetto a quanto riconosciuto nel 2021: a regime, infatti, si arriva ad aumenti lordi mensili che vanno da 85,00€ a 117,00€, ma per il biennio precedente la cifra è molto più bassa.

Arretrati per i dipendenti pubblici già in pensione: come si calcolano

Per quanto riguarda il comparto Funzioni centrali, gli aumenti riconosciuti per il 2019, 2020 e 2021 sono indicati nella seguente tabella.

Anno Settore d’impiego Aumento di stipendio minimo* Aumento di stipendio massimo*
2019 Ministeri 12,80€ 24,60€
2019 Agenzie fiscali 22,10€ 42,60€
2019 Enti non economici 22,30€ 42,80€
2020 Ministeri 25,90€ 49,80€
2020 Agenzie fiscali 36,90€ 70,90€
2020 Enti non economici 37,70€ 72,40€
2021 Ministeri 63,00€ 117,00€
2021 Agenzie fiscali 63,00€ 117,00€
2021 Enti non economici 63,00€ 117,00€

* a seconda del livello d’inquadramento

Per calcolare gli arretrati spettanti, quindi, basta vedere quanto spetta per ogni anno e moltiplicarlo per le mensilità in cui si è prestato servizio prima della pensione. Ad esempio, per un dipendente delle Agenzie fiscali che è andato in pensione a dicembre 2019 (ultimo stipendio percepito a novembre), l’importo degli arretrati andrà da un minimo di 243,10€ a un massimo di 468,60€.

Dipendenti pubblici pensionati tra il 2019 e il 2021: gli altri benefit

Ma non c’è solamente il pagamento degli arretrati tra i benefit del rinnovo di contratto. Bisogna anche calcolare gli effetti che l’aumento di stipendio ha su altri emolumenti.

Ad esempio, ci sarà un ricalcolo della pensione che tuttavia comporterà un incremento di appena pochi euro. Ovviamente anche in questo caso l’aumento sarà tanto più elevato quanto più sono i mesi lavorati nel triennio 2019-2021. Infine, c’è anche il ricalcolo del TFR.

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