Astaldi: le obbligazioni saranno convertite in azioni dopo aumento di capitale

Il salvataggio di Astaldi da parte di Salini passa per la conversione delle obbligazioni in equity. Quanto potranno recuperare gli obbligazionisti?

Astaldi: le obbligazioni saranno convertite in azioni dopo aumento di capitale

Astaldi sarà salvata da Salini Impregilo. Investitori e risparmiatori del noto gruppo di costruzioni romano, finito in concordato preventivo lo scorso anno, possono tirare un sospiro di sollievo. Il Cda ha infatti presentato al giudice fallimentare presso il tribunale di Roma l’atteso piano di ristrutturazione finanziaria modulato sull’offerta di Salini che dovrà essere approvato dai creditori prima che possa essere omologato dal tribunale e quindi assumere piena efficacia.

Cosa prevede il piano di ristrutturazione

La proposta concordataria approvata dal Cda di Astaldi prevede sostanzialmente un aumento di capitale per cassa da 225 milioni di euro che sarà interamente sottoscritto da Salini al servizio della continuità aziendale e la parziale soddisfazione dei creditori chirografari con azioni di nuova emissione. Più precisamente, i creditori chirografari (obbligazionisti e banche) diventeranno soci del gruppo, convertendo in azioni i propri titoli, con una percentuale complessiva pari al 28,5 % del capitale sociale risultante all’esito dell’operazione di ricapitalizzazione. Salini salirà al 65% di Astaldi, mentre a Fin.Ast (la holding della famiglia Astaldi) e Fidelity Investments, rimarrà una partecipazione del 6,5%. Astaldi, per conto suo, ritiene che la proposta concordataria sia conveniente per i creditori e consenta di salvaguardare il valore e il know-how dell’azienda.

Obbligazioni Astaldi

In borsa le azioni Astaldi hanno spiccato il volo (+13%), mentre le obbligazioni high yield 7,125% 2020 (in default) trattano sulla piattaforma EuroTLX intorno al 24% del valore nominale con notevole penalizzazione rispetto al prezzo di emissione. «Difficile al momento fare previsioni su quanto saranno in gradi di recuperare gli obbligazionisti – osserva un analista vicino al dossier – anche perché, una volta messa in bonis l’azienda, le azioni potrebbero acquistare valore nel tempo». Inoltre, dal momento che il piano di ristrutturazione per essere valido dovrà essere approvato a maggioranza dai creditori, non è escluso che una proposta migliorativa possa essere avanzata dagli obbligazionisti riuniti in Comitato. Infine, l’offerta ai creditori prevede anche dei crediti della vecchia società (post ristrutturazione) dove confluiranno alcuni asset e concessioni oggetto di dismissione.

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