La Legge 107 non piace a nessuno: ecco “L’altra Buona Scuola” di Sinistra Italiana

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La Legge 107 non piace a nessuno: ecco “L'altra Buona Scuola” di Sinistra Italiana

Riforma della scuola, “l’altra Buona Scuola” sbarca in Parlamento: così si spera sanare il problema del precariato.

Riforma della scuola: non si può certo dire che la Buona Scuola voluta da Renzi sia stato un successo, anzi.

Troppe le criticità riscontrate dopo l’applicazione della legge 107 del 2015, con Renzi che ne ha pagato il conto con la sconfitta al referendum costituzionale, determinata in parte dalla frattura tra il Partito Democratico e il mondo della scuola.

Il PD ha provato a recuperare con la sostituzione di Stefania Giannini, mettendo alla guida del MIUR l’ex sindacalista Valeria Fedeli la quale in questi mesi, sia per la mobilità che per la chiamata diretta, ha dimostrato di essere molto aperta all’ascolto delle proposte degli insegnanti.

Tuttavia, ad oggi, i problemi della Buona Scuola sono ancora troppi e per la maggior parte di difficile soluzione; ecco perché la quasi totalità degli insegnanti ne vorrebbe la cancellazione.

A tal proposito. quando manca meno di un anno alle elezioni, le forze politiche italiane stanno cercando di recuperare la fiducia degli insegnanti e di tutto il personale della scuola presentando dei programmi elettorali più inclini alle loro richieste.

È il caso ad esempio del Movimento 5 Stelle il quale sta ancora lavorando al programma per la scuola in vista delle elezioni del 2018, nel quale dovrebbe riprendere molti aspetti di quello presentato alle ultime politiche.

Anche esponenti della sinistra sono convinti del fatto che la Buona Scuola vada modificata. Lo stesso Michele Emiliano del Partito Democratico si è rivolto al personale della scuola italiana dicendo che se dovesse diventare il nuovo segretario del partito farà in modo di recuperare agli errori dei suoi predecessori.

Sinistra Italiana, invece, non si è limitata a stilare un programma di riforma della scuola per le prossime elezioni. Annalisa Pannarale, deputata, e Alessia Petraglia, senatrice, infatti, hanno presentato ad entrambe le Camere una proposta di legge, da molti già ribattezzata come “l’altra Buona Scuola”, nella quale sono indicate le soluzioni per i problemi irrisolti dalla Legge 107/2015.

Dalla chiamata diretta al piano assunzioni per i precari: ecco quali sono gli aspetti fondamentali dell’altra Buona Scuola promossa da Sinistra Italiana.

L’altra Buona Scuola: la proposta di modifica della legge 107 del 2015

La senatrice Alessia Petraglia e l’onorevole Annalisa Pannarale di Sinistra Italiana non usano mezzi termini nel definire la Buona Scuola come un “flop”. Una legge voluta fortemente da Renzi, ma che a quasi due anni dalla sua applicazione ha lasciato troppi problemi irrisolti.

Secondo Sinistra Italiana le criticità della Buona Scuola sono:

  • caos trasferimenti;
  • chiamata diretta;
  • bonus merito;
  • alternanza scuola-lavoro.

Questi problemi confermano che la Buona Scuola è stato solo un tentativo, tra l’altro mal riuscito, di guadagnare il consenso di insegnanti e personale ATA. “La sensibilità dei docenti italiani, tra i meno pagati in Europa, è stata ferita” hanno dichiarato le due firmatarie dell’altra Buona Scuola.

Tra le proposte del disegno di legge di Sinistra Italiana c’è l’abrogazione della chiamata diretta, per la quale in realtà il MIUR e i sindacati sembrano aver trovato un accordo definitivo che soddisfa entrambe le parti.

Ma la maggior parte degli interventi sono finalizzati al risolvere il più grande problema della scuola italiana: il precariato.

Così l’altra Buona Scuola punta a ridurre il precariato

La legge presentata da Sinistra Italiana ad entrambe le Camere punta a sanare il precariato della scuola attraverso un piano pluriennale. Nel dettaglio, le soluzioni indicate sono:

  • trasformare immediatamente i posti ricoperti con incarico annuale in tempo indeterminato;
  • riconoscere il diritto per tutti i diplomati magistrali di entrare nelle GaE;
  • introdurre un organico di potenziamento ad hoc per la scuola dell’infanzia;
  • ridurre il numero di alunni per classe così da migliorare la qualità della didattica;
  • alzare a 18 anni l’età per la scuola dell’obbligo.

Quest’ultima proposta ha come obiettivo quello di limitare la dispersione scolastica che in Italia, come rilevato dall’OCSE, ha un tasso molto elevato.

Proposte ambiziose, ma che in questo momento difficilmente verranno prese in considerazione dal Parlamento.

Specialmente per l’immissione di ruolo per tutti i posti ricoperti da incarico annuale, infatti, non sembrano esserci le risorse come confermato dalla discussione tra MIUR e MEF riguardo al numero di cattedre derivate dalla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto.

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