13 miliardi anticipati. La Grecia riscrive la gerarchia del debito europeo e non è una buona notizia per l’Italia

Redazione Money Premium

21 Agosto 2026 - 09:36

Questa strategia riprende e amplifica l’operazione già compiuta a giugno, quando Atene aveva estinto in anticipo 6,9 miliardi di euro di prestiti legati ai programmi di salvataggio.

13 miliardi anticipati. La Grecia riscrive la gerarchia del debito europeo e non è una buona notizia per l’Italia

La Grecia si prepara a un’accelerazione significativa nella riduzione del proprio stock di debito, con un piano di rimborsi anticipati per circa 13 miliardi di euro entro la fine del 2026.

L’obiettivo dichiarato è portare il volume complessivo dell’indebitamento al di sotto di quello dell’Italia già entro dicembre, un traguardo che, secondo le proiezioni precedenti della Commissione Europea, sarebbe dovuto materializzarsi soltanto l’anno successivo.

Il debito che verrà rimborsato

Il pacchetto di rimborsi anticipati comprende circa 2,5 miliardi di euro di prestiti erogati dal European Financial Stability Facility, un’obbligazione da 2,2 miliardi di euro con scadenza originaria nel 2027 e una riduzione di 1,2 miliardi di euro dello stock di buoni del Tesoro entro il 31 dicembre. Questa strategia riprende e amplifica l’operazione già compiuta a giugno, quando Atene aveva estinto in anticipo 6,9 miliardi di euro di prestiti legati ai programmi di salvataggio. Quel precedente aveva prodotto un effetto tangibile sui mercati: i rendimenti dei titoli greci a dieci anni erano scesi sotto quelli di Italia, Francia e Regno Unito, consolidando la percezione di un miglioramento strutturale della solidità finanziaria del Paese.

Alla base di queste manovre vi è la combinazione di avanzi primari superiori alle stime e di elevate riserve di liquidità accumulate negli ultimi anni. Dopo l’uscita dalla crisi del debito e dai programmi di assistenza internazionale nel 2018, il governo greco ha elevat o la riduzione del carico debitorio e il rafforzamento del merito creditizio a priorità economiche centrali.

L’avanzo primario, al netto degli interessi, è destinato a superare ancora una volta il target annuale, offrendo margini di manovra che consentono di accelerare i rimborsi senza compromettere le esigenze di spesa. Di conseguenza, il rapporto debito/PIL è ora previsto scendere al 137 per cento entro fine anno, rispetto alla stima precedente del 138,2 per cento formulata dall’Agenzia per la gestione del debito pubblico greco.

Per l’Italia, un triste primato

Se la traiettoria si confermerà, l’Italia diventerebbe il Paese più indebitato d’Europa con alcuni mesi di anticipo rispetto a quanto atteso. Parallelamente, i rimborsi anticipati sono concepiti per alleggerire le esigenze di finanziamento future: la strategia di emissione per il 2027 dovrebbe ricalcare quella del 2026, mentre le riserve di cassa sono proiettate oltre i 30 miliardi di euro entro la fine dell’anno in corso. Questo approccio riduce non soltanto lo stock nominale del debito, ma anche il costo implicito del rifinanziamento e il rischio di roll-over nei prossimi esercizi.

All’inizio di settembre il primo ministro Kyriakos Mitsotakis illustrerà le priorità di breve termine del governo in occasione della Fiera Internazionale di Salonicco, sede tradizionale delle dichiarazioni di politica economica e delle misure fiscali per l’anno successivo. In quella sede è atteso anche un quadro più ampio delle prospettive fino al 2030, in vista di elezioni da tenersi entro la metà del 2027. Qualora il bilancio 2026 superasse ulteriormente le attese, l’esecutivo potrebbe annunciare interventi di sostegno aggiuntivi a favore dei lavoratori autonomi e di altre categorie sociali. Ogni eventuale misura dovrà comunque restare allineata al quadro fiscale della Commissione Europea, poiché Atene non intende mettere a repentaglio la credibilità faticosamente ricostruita dopo la crisi del debito.

Il percorso intrapreso dalla Grecia rappresenta dunque un caso di studio sulla possibilità di trasformare avanzi fiscali persistenti e liquidità abbondante in un vantaggio competitivo sui mercati obbligazionari. Il superamento dell’Italia nello stock di debito non è soltanto un traguardo numerico: è il segnale di un cambiamento di status che, se consolidato, potrebbe influenzare le valutazioni di rischio relative all’intera area euro e rafforzare ulteriormente la capacità di Atene di accedere ai mercati a condizioni sempre più vantaggiose.