Vi spiego perché i dazi di Trump sono solo un grande bluff

R. F.

03/04/2025

È possibile che Donald Trump sia così stupido da non capire i danni collaterali della guerra sui dazi?

Vi spiego perché i dazi di Trump sono solo un grande bluff

Anche se avevo 15 anni, mi ricordo ancora bene il torneo di Wimbledon del 1981. Al primo turno John McEnroe giocava contro Tom Gullikson. Sul Campo 1 dell’All England Club era il primo punto del terzo game del set d’apertura: McEnroe servì una splendida prima palla al centro, che toccò la riga interna. Si alzò una nuvoletta di gesso, prova inequivocabile che la palla era dentro. Ma il giudice di linea e l’arbitro dissero che la palla era “out”, mandando su tutte le furie lo statunitense. “Non puoi essere serio, quella palla era sulla linea!”, disse Mc Enroe.

La risposta più immediata all’annuncio delle tariffe del “Giorno della Liberazione” (?) di Donald Trump potrebbe essere proprio quella di McEnroe al giudice di sedia a Wimbledon nel 1981.

La reazione del mercato è stata pesante, anche se prevedibile. Quando Trump ha iniziato il suo discorso annunciando un’aliquota del 10% su tutti i prodotti, la reazione iniziale è stata di sollievo, poiché tutti stavano pensando che le tariffe fossero più miti del previsto. Ma quando ha mostrato il grafico con le tariffe reciproche aggiuntive, la fuga dagli asset a rischio nelle contrattazioni in “after hour” - attorno alle 22.15 ora italiana - è stata drammatica. Nasdaq giù del -3%, SP500 a -2,2%. Mentre scrivo, vedo i futures su Wall Street a -3,25% per il Nasdaq e a -2,80% per l’SP500. I mercati europei invece perdono meno della metà, attorno a -1,50% per il DAX, il CAC40 e l’FTSE MIB italiano.
Già da questo possiamo capire che i mercati percepiscono che i danni maggiori della guerra sui dazi saranno per l’America e non per l’Europa, rendendo il motto di Trump “Make America Great Again” una barzelletta.

Se, infatti, Trump si ostina con la guerra sui dazi, renderà gli USA sempre più isolati, con un dollaro sempre più debole e consegnerà alla Cina, entro il quinquennio 2030-2035, lo scettro di prima potenza economica mondiale. E vediamo perché.

Non possiamo escludere che, oltre alle ritorsioni inevitabili contro gli USA, il primo effetto a breve termine dell’inasprimento della guerra sui dazi saranno accordi bilaterali tra le nazioni “vittime” di Trump per ridursi reciprocamente le tariffe all’import, rinsaldando l’alleanza commerciale Cina-EU, Cina-Giappone, Cina-India ecc., che metterà gli Stati Uniti nell’angolo.

Gli Stati Uniti stanno andando verso un’economia isolata?

Tariffe di questo livello trasformeranno gli Stati Uniti in un’isola economica, tagliandoli fuori dal commercio con il resto del mondo. I legami orizzontali con altri Paesi sono finiti. Sì, il nuovo ordine economico mondiale della fine della globalizzazione non sta funzionando, ma è difficile immaginare come questo possa essere un miglioramento dei profitti per le aziende americane.

Ancora non c’è chiarezza - anche escludendo la possibilità che alcune di queste tariffe non vengano mai applicate dopo alcuni giorni di negoziati - ma i calcoli preliminari suggeriscono che si tratti di un impatto persino maggiore delle tariffe Smoot-Hawley entrate in vigore all’inizio della Grande Depressione.

In parole povere, che lo show rappresentato ieri sera da Trump nel giardino della Casa Bianca fosse una “fuffa” lo dimostra la storia.

Gli USA hanno accolto il Tariff Act del 1930, comunemente noto come Smoot-Hawley Tariff Act. Fu una legge statunitense promulgata il 17 giugno di quell’anno con l’obiettivo di proteggere le industrie e l’agricoltura americane dalla concorrenza estera. La legge aumentò significativamente i dazi doganali su oltre 20.000 prodotti importati, portando le tariffe statunitensi a livelli tra i più alti nella storia del Paese.

Inizialmente concepita per sostenere gli agricoltori americani che affrontavano una forte concorrenza dai prodotti europei, la legge fu successivamente ampliata per includere una vasta gamma di settori industriali a seguito delle pressioni di vari gruppi di interesse. Nonostante una petizione firmata da oltre 1.000 economisti che esortavano il presidente Herbert Hoover a porre il veto alla legge, questa fu comunque firmata e resa esecutiva.

L’adozione dello Smoot-Hawley Tariff Act ebbe conseguenze economiche catastrofiche, non tanto per i Paesi esteri, quanto per l’economia americana. Molti Paesi risposero con misure di ritorsione, imponendo a loro volta dazi elevati sui prodotti statunitensi, il che portò a una drastica riduzione del commercio internazionale.

Tra il 1929 e il 1932, le esportazioni e le importazioni statunitensi diminuirono di circa due terzi, contribuendo all’aggravarsi della Grande Depressione. ​

In sintesi, lo Smoot-Hawley Tariff Act, pur essendo stato introdotto con l’intento di proteggere l’economia statunitense, finì per esacerbare la crisi economica globale, dimostrando gli effetti negativi delle politiche protezionistiche estreme. Ha detto bene Carlos Gutierrez, l’ex segretario al commercio della presidenza G.W. Bush in un’intervista alla CNBC di ieri sera:

“Con queste tariffe Trump si sta sparando sui piedi…non credo che saranno ancora in vigore all’inizio dell’estate, perché le ricadute per l’economia americana saranno pesanti”.

Guardiamo anche ai numeri

Alcuni economisti hanno esaminato le importazioni da 50 Paesi elencati nel grafico della Casa Bianca ieri sera. Insieme, rappresentano il 68% delle importazioni totali degli Stati Uniti nel 2024. Applicando le tariffe indicate nel grafico e assumendo un’aliquota fissa del 10% sul restante 32% delle importazioni, si ottiene una tariffa media ponderata del 23%. Ma potrebbe finire tra il 25% e il 30% - superiore alla tariffa effettiva media del 20% imposta nel 1933 con la legge Smoot-Hawley.

E se tanto mi dà tanto, gli effetti sull’economia americana – e mondiale – potrebbero essere quindi peggiori di quelli del 1930.

E qui arriviamo al punto centrale della discussione: è possibile che Trump sia così stupido da non capire i danni collaterali della guerra sui dazi? Trump è un narcisista egocentrico, ma certamente non è scemo: in un modo o nell’altro ci saranno trattative che ridurranno i dazi effettivi e quindi i danni per l’economia mondiale.

La guerra sui dazi finirà a breve, di questo ne sono certo.

Dubbi sulla metodologia di calcolo delle tariffe

Un ulteriore problema è la matematica discutibile usata per calcolare le tariffe complessive dei vari Paesi, che includono manipolazione valutaria e barriere commerciali non tariffarie.

Non è stata fornita alcuna spiegazione su come questi elementi possano essere combinati in un’unica tariffa complessiva. Ci sono diversi problemi di interpretazione:

  • Le accuse di Trump di “manipolazione valutaria” da parte dei Paesi esteri sono vere? Non lo sappiamo. Quanto di una variazione del cambio è dovuto a manipolazione di una banca centrale straniera o piuttosto alle naturali forze di mercato, che dettano domanda e offerta di dollari in base alle decisioni Fed e allo sbilancio della bilancia dei pagamenti?
  • Le barriere all’export delle merci USA reclamate da Trump includono l’IVA che viene applicata da ciascun Paese al suo interno sulla circolazione di tutti i beni e servizi, e quindi senza una discriminazione particolare per le merci americane?
  • Le tariffe medie applicate sono ponderate dal governo USA in base al volume in valore del commercio estero di quel bene? O è una semplice media aritmetica? Ad esempio, 20% sulle uova e 5% sulle auto fa una aliquota media del 12,5%?

A queste domande Trump non ha dato alcuna risposta ieri sera. Non è un approccio serio ed è offensivo imporre restrizioni commerciali così pesanti agli alleati con spiegazioni così deboli.

Quale sarà la prossima mossa del resto del mondo?

Cosa accadrà ora? Le reazioni iniziali sono state varie. Il Canada ha dichiarato che risponderà con contromisure, mentre l’Australia ha detto che non lo farà. La maggior parte dei governi sta aspettando di vedere se si possono negoziare concessioni nei prossimi giorni.

La decisione più importante spetta alla Cina: permetterà un’ulteriore svalutazione dello yuan? Da anni, la valuta cinese è rimasta sopra il livello critico di 7,4 contro il dollaro, ma ora sembra vicina a infrangerlo. Se la Cina si muove con la svalutazione della sua valuta, sarà una svalutazione bella pesante così da poter sterilizzare un colpo così duro (Trump ha annunciato +34% di aumento della tariffa su import di beni cinesi, oltre alle tariffe già in vigore). E, se lo farà, ogni intervento di Trump sarà vanificato da Xi Jinping in tal senso.

Ma, lo ripeto, io rimango sempre dell’idea che la guerra sui dazi è transitoria, e non perenne, e per un altro motivo ben più importante.

Anche il partito repubblicano sa che la retorica commerciale di Trump favorirà un’alleanza anti-USA tra Europa, Cina, Giappone e Corea del Sud - storicamente rivali. Questo potrebbe aumentare la frustrazione degli esportatori americani, tra i quali molti finanziatori della campagna elettorale repubblicane nel 2024. E all’approssimarsi delle mid-term elections di novembre 2026, quando verrà rinnovato il 100% della Camera dei Deputati, il partito repubblicano non potrà permettersi di perdere la maggioranza assoluta come la possiede ora.

Se Trump non torna indietro sui suoi passi, saranno i sondaggi elettorali e le pressioni del suo partito a fargli cambiare idea.
Di questo potete essere certi.

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