I rimborsi sui dazi sono ormai in pieno svolgimento, secondo quanto affermato da Ohsung Kwon e dai suoi colleghi presso Wells Fargo. Le stime elaborate dal team indicano che, da quando la guerra commerciale promossa dal presidente Trump è stata dichiarata illegale dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, sono stati già erogati rimborsi per un totale di 85 miliardi di dollari.
Di questi, la parte più consistente, pari a 73 miliardi, è stata restituita proprio nel corso del secondo trimestre. Ohsung Kwon prevede che questo flusso di denaro si tradurrà in un incremento del 3% sugli utili complessivi dell’indice S&P 500 nelle prossime disclosure trimestrali. La società destinata a beneficiare in misura maggiore è Staples, il cui EPS dovrebbe registrare un balzo del 34% grazie proprio a questi rimborsi.
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Il fronte caldo dei dazi di Trump?
Parallelamente, le entrate tariffarie degli Stati Uniti stanno virando verso territorio negativo. Come illustrato da James Smith di ING, gli USA stanno ora incassando meno in dazi rispetto al periodo precedente alla Liberation Day di Trump. In pratica, il volume dei rimborsi ha superato le nuove entrate, determinando un saldo netto in contrazione e, in alcuni casi, negativo.
Questo fenomeno non rappresenta un semplice aggiustamento contabile, ma un evento di portata macroeconomica che merita un’analisi approfondita. La guerra commerciale lanciata da Trump aveva imposto dazi su centinaia di miliardi di dollari di importazioni, soprattutto dalla Cina, con l’obiettivo di tutelare l’industria domestica e ridurre il deficit commerciale. Le misure avevano però generato costi aggiuntivi per le imprese importatrici, che in molti casi li avevano assorbiti riducendo i margini o li avevano trasferiti ai consumatori, contribuendo alle tensioni sui prezzi. La pronuncia della Corte Suprema ha ribaltato il quadro, aprendo la strada a un massiccio programma di restituzioni che sta ora immettendo liquidità fresca nelle casse delle aziende.
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Cosa cambia per il listino USA?
L’impatto sul secondo trimestre è particolarmente marcato perché la maggior parte dei rimborsi è stata processata proprio in quel periodo. Per l’indice azionario più rappresentativo del mercato americano, Ohsung Kwon quantifica un effetto medio del +3% sugli utili. Si tratta di un guadagno one-off, non derivante da maggiore efficienza operativa o da crescita organica dei ricavi, ma da una correzione legale e fiscale. Durante la stagione delle trimestrali, gli investitori e gli analisti dovranno quindi prestare particolare attenzione a come queste voci straordinarie verranno presentate nei bilanci, per non confonderle con la redditività ricorrente.
Il caso di Staples è emblematico. L’azienda, attiva nel settore della fornitura per ufficio e fortemente esposta a prodotti importati, vedrà il proprio utile per azione crescere del 34%. Questo dato evidenzia come l’impatto possa variare enormemente a seconda del modello di business e dell’esposizione alla supply chain soggetta a dazi. Altre realtà del retail, della distribuzione e di alcuni segmenti manifatturieri con caratteristiche analoghe registreranno benefici rilevanti, anche se generalmente inferiori all’esempio di Staples.
Dal lato delle finanze pubbliche il quadro è più complesso. L’analisi di James Smith presso ING mostra come le entrate tariffarie si stiano avvicinando allo zero o diventando negative. Rispetto al periodo precedente alla Liberation Day di Trump, il Tesoro federale sta incassando di meno, con un impatto diretto sul deficit. I rimborsi, pur rappresentando un sollievo per le imprese, costituiscono un’uscita di cassa per lo Stato che potrebbe richiedere compensazioni attraverso maggiore indebitamento o altre misure fiscali.
Perché diventa decisivo monitorare i rimborsi sui dazi?
Le implicazioni macroeconomiche si estendono oltre i confini americani. Il miglioramento della liquidità aziendale può favorire investimenti o distribuzioni agli azionisti, sostenendo la fiducia e la spesa nel breve periodo. Allo stesso tempo, la riduzione dell’onere tariffario effettivo potrebbe esercitare una lieve pressione al ribasso sui prezzi, offrendo un piccolo contributo al contenimento dell’inflazione. Per le catene globali del valore, questo sviluppo segnala un parziale allentamento delle tensioni commerciali passate, con potenziali ricadute positive anche per le imprese europee e italiane che esportano verso gli Stati Uniti o che fanno parte di filiere integrate con partner americani.
Sul fronte dei mercati finanziari, il boost inatteso agli utili del secondo trimestre potrebbe fornire un sostegno temporaneo alle quotazioni, in particolare per i titoli di società con maggiore esposizione alle importazioni soggette a dazi. Gli operatori dovranno però valutare se questo effetto si protrarrà nei trimestri successivi o se si esaurirà una volta completato il ciclo dei rimborsi. Le guidance future delle aziende diventeranno decisive per capire se il miglioramento degli utili sia sostenibile o destinato a normalizzarsi.Le incertezze sul futuro della politica commerciale americana rimangono elevate.
I rimborsi rappresentano una correzione di misure dichiarate illegali, ma non escludono che nuove tariffe o strumenti protezionistici possano essere introdotti in futuro. Per gli investitori internazionali, inclusi quelli italiani, monitorare l’evoluzione di questi flussi è essenziale, perché influenzano non solo i mercati azionari USA ma anche i tassi di cambio, i flussi commerciali e le strategie di espansione oltreoceano.