Le riserve di petrolio venezuelano sono potenzialmente le più grandi al mondo, tuttavia pare difficile poterle sfruttare pienamente nel breve periodo. Ecco cosa potrebbe accadere.
Dopo il blitz americano che ha portato al rapimento-arresto, di Nicolás Maduro, il petrolio venezuelano è tornato improvvisamente al centro delle cronache del gioco globale. E questo non perché nei fatti sia già cambiato qualcosa di sostanziale, ma per il potenziale che le riserve di Caracas hanno.
Il Venezuela è infatti formalmente il Paese con le più grandi riserve di petrolio greggio al mondo, con circa 303 miliardi di barili accertati, pari a quasi il 18-19 % del totale globale. Questo primato riguarda in particolare il petrolio extra-pesante dell’Orinoco, difficile da lavorare ma estremamente strategico per chi ha le tecnologie adatte.
Eppure, nonostante questa gigantesca ricchezza nel sottosuolo, la produzione reale è profondamente lontana dal potenziale. A fine 2025 la produzione venezuelana di greggio era stimata tra 900 mila e 1 milione di barili al giorno, un livello pari a circa l’1 % della produzione mondiale, contro oltre 3 milioni di barili al giorno raggiunti negli anni 2000 e picchi di circa 3,45 milioni negli anni ’90. [...]
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