V-shaped o Illusione? Perché buy the dip non è una strategia infallibile

Redazione Money Premium

15/07/2025

I recenti recuperi dei mercati fanno sperare gli investitori, ma i dati mostrano che si tratta di eccezioni, non della nuova normalità.

V-shaped o Illusione? Perché buy the dip non è una strategia infallibile

Quando ad aprile le azioni statunitensi hanno perso il 10% del loro valore, molti investitori si sono trovati di fronte a un dilemma ben noto: comprare il ribasso o evitare di afferrare un coltello in caduta.

Chi ha scommesso su un’inversione di tendenza, spinto dalla promessa di svolte politiche, interventi delle banche centrali o una rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ha avuto ragione. Il congelamento delle tariffe “reciproche” da parte dell’amministrazione Trump ha innescato un rimbalzo mensile rapido e deciso. Un classico esempio di V-shaped recovery, cioè di ripresa fulminea dopo un crollo improvviso.

Ma questo significa che stiamo entrando in un’era in cui questi rimbalzi diventano sempre più frequenti e che “comprare il ribasso” sia una strategia sempre vincente? I dati dicono di no.

Il crollo di aprile, per quanto estremo, è paragonabile solo a momenti eccezionali della storia recente: la bolla delle dotcom, la crisi finanziaria globale e la pandemia di Covid-19. In tutti questi casi, chi ha continuato a comprare durante il ribasso ha spesso subito perdite di capitale durature.
L’analisi dei dati sugli ultimi 25 anni di mercati mostra che le vere riprese a V di almeno il 5% non sono aumentate in frequenza. Si verificano mediamente due volte l’anno, con nove episodi negli ultimi cinque anni: esattamente in linea con la media storica.

La percezione di un aumento potrebbe essere spiegata con il cosiddetto effetto Baader-Meinhof, secondo cui si tende a notare più frequentemente un evento solo dopo averne preso coscienza.
La speranza che i mercati tornino regolarmente a salire dopo ogni shock si basa su un presupposto rischioso: che ogni annuncio politico destabilizzante venga rapidamente revocato senza conseguenze durature. Ma la teoria finanziaria suggerisce il contrario: se i mercati reagiscono violentemente a ogni nuovo sviluppo, gli investitori diventeranno più prudenti, rallentando la ripresa.

Inoltre, la crescente consapevolezza dei rischi sistemici sta spingendo molti attori di mercato a adottare un approccio più attendista. Dopo anni di stimoli fiscali, inversioni della Federal Reserve e incertezze geopolitiche — dall’Ucraina ai dazi — i mercati stanno diventando più selettivi e meno impulsivi.

Il caso di aprile ha offerto una vittoria tattica ai cosiddetti buy-the-dippers, ma il contesto più ampio non supporta un cambio di paradigma. Anzi, ci ricorda che dietro ogni recupero improvviso possono nascondersi insidie e illusioni ottiche.
In un’epoca di incertezza politica e volatilità crescente, affidarsi a un riflesso condizionato come “comprare il ribasso” può rivelarsi una mossa miope. La prossima volta, potrebbe non esserci alcun rimbalzo.