USA, il suicidio politico dei repubblicani. Buone notizie per Biden?

Glauco Maggi

10 Ottobre 2023 - 07:01

Otto americani su 10 disapprovano il lavoro svolto dal Congresso politicamente diviso, e quasi sei su 10 disapprovano il lavoro del presidente Joe Biden.

USA, il suicidio politico dei repubblicani. Buone notizie per Biden?

Il Partito Repubblicano ha compiuto un record, ma non da andarne orgoglioso. Anzi, questo record equivale ad un tentativo di suicidio politico. O, per usare l’immagine scelta dal Wall Street Journal, “il GOP si è tagliato la testa”. Non era mai successo nella storia americana, infatti, che lo Speaker della Camera venisse cacciato con un voto di maggioranza dei deputati, ed il perché non sia mai successo prima è banale.

Lo Speaker è il titolare di una posizione istituzionale fondamentale, il capo della House (Camera) dei Representative (deputati). Entra in carica ad ogni rinnovo del Congresso, che avviene ogni due anni: nel gennaio di quest’anno, dopo il voto di medio termine del novembre del 2022 che aveva dato una risicata maggioranza ai repubblicani scalzando la democratica Nancy Pelosi, Kevin McCarthy, repubblicano del Texas ed ex leader della minoranza repubblicana, aveva ottenuto la carica di Speaker con i soli voti del suo partito, e neppure tutti. C’erano volute 15 elezioni della Camera per dargli la maggioranza assoluta, anche questo un record premonitore: tutti i democratici avevano sempre votato contro McCarthy, come di norma e di logica politica, mentre i repubblicani avevano una fronda interna di deputati radicali trumpiani ultrà, guidati da Matt Gaetz, che non lo volevano sostenere e tennero duro per settimane. Alla fine, in cambio del loro voto, Gaetz e la sua fazione estremista strapparono a McCarthy una modifica del regolamento interno della Camera, secondo la quale sarebbe bastato un solo deputato per introdurre una mozione per sfiduciarlo con il 51% dei voti. C’era anche stato, durante lo stallo del voto in gennaio, un intervento (tardivo) di Trump a favore della elezione a Speaker di McCarthy, che era peraltro sempre stato un suo alleato quando Trump era presidente.

Comunque, quanto è avvenuto la settimana scorsa sancisce una spaccatura non conciliabile nel GOP attuale, anche basata su motivi personali, e a goderne sono i democratici: Gaetz, con la sua sola firma, ha depositato la richiesta del voto plenario della Camera per cacciare il suo compagno di partito dal posto di Speaker, sostenendo che non aveva fatto passare le misure necessarie per tagliare il debito pubblico da 33 trilioni di dollari (richiesta assurda visto che i Democratici controllano il Senato e la Casa Bianca). E accusandolo, inoltre, di aver trovato un accordo di compromesso con i democratici e con Biden, per non arrivare all’immediato shutdown del governo, rinviandolo almeno fino a novembre. Quale sia la strategia di Gaetz non si sa, oltre a quella di farsi una nomea da “duro” in attesa di correre da governatore della Florida nel 2026, quando DeSantis finirà il secondo mandato e non potrà ripresentarsi.

Al voto, tutti i deputati democratici presenti e gli otto repubblicani transfughi della banda Gaetz hanno formato una maggioranza di 216 a 210, ponendo fine al potere di McCarthy che non è durato neppure nove mesi. Ora c’è uno Speaker provvisorio, nella persona del deputato Patrick McHenry, un alleato di McCarthy, che deve gestire la transizione ad un nuovo Speaker. Dalla settimana prossima si terranno le sedute con nuove elezioni, e Steve Scalise e Jim Jordan si sono già candidati. Trump è sceso in campo con un tweet in appoggio a Jordan, che presiede la Commissione Giustizia ed è membro del Freedom Caucus, la fazione fiscalmente rigorosa che era stata co-fondata da Ron DeSantis quand’era deputato.
Ovviamente la carica andrà ad un repubblicano, ma di fronte all’opinione pubblica resta la grave macchia sulla credibilità di un partito che non ha saputo gestire neppure una propria vittoria elettorale importante. Infatti, prima del novembre del 2022, i democratici controllavano i due rami del parlamento, ed è grazie al fatto che il GOP era tornato in maggioranza da gennaio 2023 che il Comitato della supervisione del governo è finito nelle sue mani. E ciò ha permesso di far venire a galla gli scandali di Hunter Biden e gli intrallazzi affaristici della sua famiglia, fino alla decisione dello Speaker McCarthy di avviare la procedura di impeachment contro il presidente.

Ora i lavori della Camera e dei Comitati sono sospesi in attesa che venga eletto il successore di McCarthy, il quale ha escluso di correre ancora. A conti fatti, come minimo il GOP sta perdendo del tempo. Ma soprattutto, non avendo più come leader McCarthy che era un ottimo procacciatore di fondi per le campagne elettorali del partito, il partito repubblicano vede diminuire le sue chance di mantenere la maggioranza alla Camera alle prossime elezioni del novembre 2024. Ed anche di prendersi il Senato, dove è in minoranza minima, visto che ci sono alcuni senatori conquistabili (ogni due anni, il Senato si rinnova per un terzo, e il calendario dei seggi in palio appare favorevole, o almeno lo era prima di questa debacle).

La vicenda della estromissione di McCarthy per mano di un pugno di 8 traditori su 221 deputati del GOP è un segnale di assoluto masochismo: l’incapacità di “giocare per la squadra” contro un avversario che sa essere unito, anche se pure tra i democratici ci sono differenze politiche tra l’ala di sinistra e i moderati centristi. Ma è anche peggio se si considera quale sia la considerazione che l’elettorato generale ha nei confronti dei due partiti, di fronte alle questioni più importanti all’ordine del giorno. Come dire che i repubblicani stanno dilapidando il loro capitale politico potenziale, quello che è emerso dal sondaggio Gallup tenuto dall’1 al 23 settembre e che è stato reso noto il 3 ottobre.
I due principali partiti restano impopolari negli Stati Uniti. Ma se il 58% vede sfavorevolmente il partito DEM e il 56% dice lo stesso del GOP, il pubblico sceglie con larghi margini i repubblicani rispetto ai democratici se gli viene chiesto quale dei due salvaguarderà meglio la prosperità e la sicurezza della nazione. Il 53% degli americani ritiene che il GOP farà un lavoro migliore per mantenere il paese prospero nei prossimi anni, mentre il 39% sceglie il partito democratico. Una maggioranza leggermente più ampia, il 57%, ha maggiore fiducia nel partito repubblicano per proteggere il paese dal terrorismo internazionale e dalle minacce militari, mentre il 35% è favorevole ai democratici.

Otto americani su 10 disapprovano il lavoro svolto dal Congresso politicamente diviso, e quasi sei su 10 disapprovano il lavoro del presidente Joe Biden. Quasi tre quarti dicono di essere pessimisti sulla direzione dell’economia.
Il vantaggio di 14 punti del GOP nelle preferenze del pubblico per mantenere il paese prospero è in aumento rispetto al margine di 10 punti dello scorso anno, e rappresenta il vantaggio più ampio su questo tema dalla metà del 1991. Evidentemente la prestazione di Biden e dei DEM sull’economia, sulla inflazione e sulla immigrazione è alla base del giudizio negativo della gente. La domanda è: quanto di questo vantaggio nella opinione “sotterranea” degli elettori verrà dilapidato da questo imbarazzante autogol?