Sta per nascere uno dei più grandi progetti energetici del Sud Europa, ma c’entrano di nuovo gli Stati Uniti.
È ufficialmente cominciata la corsa della Serbia per realizzare uno dei più grandi progetti energetici del Sud Europa. L’imponente centrale idroelettrica Djerdap 3 ora aspetta soltanto il coinvolgimento di aziende e investitori, che hanno tempo fino al 25 giugno per confermare la propria partecipazione al ministero delle Miniere e dell’Energia di Belgrado. A lanciare l’invito pubblico, però, è l’ambasciata statunitense in Serbia, ovviamente grazie a un apposito accordo statale.
L’aiuto americano, determinante nel raggiungimento di un compromesso con la Romania, che ha parecchia diffidenza rispetto a questo progetto, potrebbe però avere un caro prezzo per il Paese. Il progressivo avvicinamento di Washington rischia di mettere la Serbia in una posizione geopolitica difficile, in contesa con l’avanzata cinese, mentre la sua adesione all’Ue è ancora appesa a un filo. Pechino, però, si è addirittura proposta di occuparsi di una nuova centrale nucleare nel Paese, scatenando l’ultimatum del cancelliere tedesco. Friedrich Merz, al vertice tra Bruxelles e i Balcani occidentali, ha chiesto al Paese di scegliere tra Russia, Cina ed Europa una volta per tutte. Come si inserisce il maxi interesse americano in quest’asse è ancora da capire, perché da ponte con Bruxelles il rapporto con gli Usa può facilmente trasformarsi in nuovo campo di contesa.
La pubblicazione dell’avviso da parte dell’ambasciata, però, mette in chiaro senza fraintendimenti le intenzioni del governo serbo in proposito, nonostante siamo ancora a una fase primordiale della procedura. Di fatto, è in ballo la costruzione di un’infrastruttura energetica capace di rivoluzionare l’approvvigionamento energetico del Paese, che da solo faticherebbe a ultimarlo. Verosimilmente, quindi, il coinvolgimento degli Stati Uniti non farà che aumentare, non necessariamente con conseguenze così negative, anche se non è sicuro possa consolidare il percorso europeo della Serbia.
La Serbia ospiterà uno dei più grandi progetti energetici del Sud Europa
Il progetto Djerdap 3 non sarà determinante solo per la Serbia, ma per l’intera regione che lo ospiterà. La grande centrale idroelettrica sarà costruita sul 1007° chilometro del Danubio, nel Comune di Golubac, posizione che suscita parecchie perplessità agli esperti. Non è ancora chiaro quale potrebbe essere l’impatto idrologico e sulla biodiversità, ma le preoccupazioni ambientali non soffrono certo di solitudine. Finanziamento e appalti preoccupano almeno quanto la potenziale compromissione delle centrali Djerdap 1 e 2, eventualità che porterebbe la Romania a porre un veto definitivo sul progetto.
Si ricorda infatti che Bucarest e Belgrado hanno specifici accordi sul regime idrologico, al fine di gestire il flusso d’acqua del Danubio in maniera ottimale ed equamente proficua. Per realizzare il nuovo progetto senza compromettere il patto bisognerà quindi accertare che il sistema di pompaggio di Djerdap 3 non interferirà con il funzionamento delle centrali preesistenti.
Ecco perché Belgrado non potrebbe fare a meno, neanche volendo, dell’opera di intermediazione degli Stati Uniti, in prima linea a promuovere la centrale dal 2021, considerando anche la portata dell’opera. La posizione della Serbia è piuttosto chiara, si parla di un’infrastruttura dalla capacità di 2.400 megawatt, eventualmente incrementabili di altri 400 megawatt attraverso fonti eoliche e solari.
Soprattutto, la centrale Djerdap 3 consentirebbe alla Serbia di emanciparsi dal punto di vista energetico e sostenere al meglio l’inevitabile instabilità delle fonti rinnovabili in uso, fortemente legate alle condizioni meteorologiche. Bisogna infatti sapere che si tratta di una centrale idroelettrica a pompaggio, concepita per accumulare l’energia nei momenti di surplus pompando l’acqua in un bacino sopraelevato, per poi rilasciarla al bisogno.
Con tutti i vantaggi delle altre centrali da fonti rinnovabili, questa tipologia garantisce anche la continuità di fornitura e un’ottima stabilizzazione. Per contro, i tempi di realizzazione e i costi sono superiori. Per questo enorme impianto serve infatti un investimento da ben 2,63 miliardi di euro che, con l’obiettivo di realizzazione fissato al 2038, non è ancora chiaro come sarà finanziato.
Il ruolo degli Stati Uniti, un male necessario?
Senza dubbio, il progetto vedrà una componente prevalentemente americana. È Bechtel a occuparsi degli studi tecnici, mentre l’accordo bilaterale appena entrato in vigore ha permesso l’invito delle imprese americane da parte dell’ambasciata. Come sottolineato dagli esperti, la Serbia potrà sicuramente beneficiare della tecnologia e dell’esperienza delle aziende statunitensi, ma dovrà anche mettere in conto uno spostamento considerevole delle proprie alleanze. Non si fatica affatto a comprendere che l’interesse della Casa Bianca è rivolto soprattutto all’allontanamento di Pechino da un Paese fortemente strategico, anche se con la dura linea di Trump non è facile prevedere quanto ne potrà beneficiare l’Ue.
Il timore, comunque, si sta facendo strada aspramente tra i cittadini serbi, che hanno reagito con grande indignazione all’annuncio dell’ambasciata Usa sui social network. In buona sostanza, molti avrebbero preferito che il controllo di un settore strategico come questo fosse rimasto completamente nelle mani del governo serbo, e anche che la gara d’appalto fosse stata limitata ai confini nazionali.
Gli utenti scrivono nei commenti che la Serbia non deve diventare una colonia statunitense, ma sanno anche che questo progetto, già ricco di ostacoli sul suo cammino, potrebbe non vedere la luce senza la collaborazione con Washington. Le imprese nazionali mancano infatti di risorse e mezzi per occuparsene in autonomia, un ostacolo tecnico più che diplomatico. Tra i più critici, l’analista politico Saša Paunović, secondo cui un progetto così rilevante non dovrebbe essere delegato a un mediatore estero, ma sicuramente anche il ricordo delle sanzioni non aiuta la causa.
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