Bitcoin: truffa a nome della regina Elisabetta

Cybertruffa che sfrutta il nome della regina Elisabetta: chieste agli utenti “donazioni per salvare l’economia dalla Brexit”

Bitcoin: truffa a nome della regina Elisabetta

Nel comparto criptovalute le truffe sono purtroppo all’ordine del giorno, ma quella che sta portando avanti da qualche settimana un gruppo di cyber-criminali ha davvero dell’incredibile.

Sfruttando il nome della Regina Elisabetta, chiedono alle persone contattate di “salvare l’economia dagli effetti della Brexit”, spingendo a fare donazioni in Bitcoin comprese tra i 450.000 e i 2.000.000 di sterline.

Incrociando due tematiche particolarmente sentite nel Regno Unito - come la Brexit con il conseguente spettro no-deal e l’espandersi delle valute virtuali - il gruppo ha costruito un tentativo di raggiro per molti versi simile a quelle vecchie mail che chiedevano l’invio di soldi in un altro continente, al fine di sbloccare un grosso guadagno a proprio beneficio.

Le missive inviate ai malcapitati non si affidano infatti solo allo spirito solidale delle persone, ma promettono ritorni importanti; più nello specifico, “interessi del 30% per un periodo di tre mesi”, a cui si unisce la possibilità di diventare “membro della Royal Warrant Holders Association”.

Criptovalute: truffa a nome della regina Elisabetta

La truffa parte da una lettera che arriva tramite posta ordinaria, timbrata da Buckingham Palace e firmata dal Segretario privato di Sua Maestà.

La richiesta, per quanto subdola, è chiara: un prestito in Bitcoin utile a combattere gli effetti della Brexit, compreso tra i 450mila e i 2 milioni di sterline.

Non solo beneficenza però, ma anche un vero e proprio investimento, vista la garanzia di “interessi del 30% per un periodo di tre mesi”.

La frode, a metà tra modalità telematiche e vecchie pratiche di raggiro, è stata segnalata da Paul Ridden, Ceo della società Smarttask, che ha provveduto a informare nel dettaglio sulle operazioni portate avanti dai malintenzionati.

Ha anche pubblicato sul suo profilo Linkedin una foto della lettera a fine settembre, in tono prevalentemente scherzoso ma chiedendo al contempo se qualcun’altro avesse ricevuto una richiesta simile.


La copia originale della lettera-truffa, con tanto di timbro - ovviamente falso - di Buckingham Palace.

Tuttavia in molti, tra cui lo stesso Ridden, hanno espresso dubbi sulla capacità della frode di andare a segno, evidenziando l’inglese stentato della missiva e il grado di consapevolezza finanziaria “non carente” del Regno Unito.

La lettera contiene persino un codice QR, inquadrabile con smartphone, che garantisce un collegamento diretto al wallet, ovvero al portafoglio digitale su cui provvedere al versamento, con in più la specifica che chiede di mantenere segreta la comunicazione, per evitare di correre il rischio di “mettere in discussione l’accordo”.

Contattati da diverse testate per chiarimenti e per confermare se sono o meno informati sulla circostanza, i vertici di Buckingham Palace non hanno ancora fornito nessuna risposta al momento.

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