Trimestrale Nvidia, un segnale per comprare e uno per vendere

Claudia Cervi

29 Maggio 2025 - 11:59

Trimestrale col botto fa volare il titolo a Wall Street, ma c’è un dettaglio tecnico che può cambiare tutto.

Trimestrale Nvidia, un segnale per comprare e uno per vendere

La trimestrale di Nvidia non è più un semplice evento finanziario, ma è diventato un termometro per tutto il mercato tech. Ieri le borse hanno praticamente trattenuto il fiato in attesa degli earnings. Non è la prima volta. Anche le trimestrali di Apple e Microsoft, che guidano la classifica mondiale per capitalizzazione di mercato, sono viste come un indicatore anticipatore per tutto il comparto tech, capace di influenzare le performance delle altre aziende del settore. Ma non è detto che duri per sempre, basta ricordare Cisco ai tempi della bolla del 2000.

Il punto è che tutti guardano il prezzo delle azioni. Ma dietro l’euforia dell’after-hour (+5,5%) e il boom dell’AI, c’è qualcosa che molti stanno sottovalutando.

I numeri sono da capogiro, con utili sopra le attese e una guidance proiettata al rialzo. Ma il contesto macro è tutto fuorché rassicurante: rallentamento globale, tassi ancora alti e soprattutto nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina che potrebbero rimettere in discussione una parte significativa del business di Nvidia. Senza contare un segnale tecnico poco visibile ai più, ma che potrebbe rappresentare un ostacolo critico per la crescita del titolo.

Un segnale per comprare Nvidia: come leggere questa trimestrale

Nvidia ha servito un’altra trimestrale da record, superando le attese su tutta la linea: ricavi a 44,1 miliardi di dollari (+52% su base annua), EPS rettificato a 0,96 dollari (contro i 0,93 attesi) e margine lordo al 61% (sarebbe stato del 71,3% senza l’impatto delle restrizioni in Cina). Numeri che hanno fatto volare il titolo del +5,5% nell’after-hour.

Ma dietro i fuochi d’artificio c’è un contesto più complesso. Nvidia ha dovuto registrare una svalutazione da 4,5 miliardi di dollari per chip invenduti in Cina e ha perso 2,5 miliardi in vendite mancate a causa delle nuove regole sulle esportazioni USA. E anche se il core business dei data center (39,1 miliardi di fatturato, +73% annuo) continua a spingere, qualcosa sta cambiando.

I clienti principali (Amazon, Google, Microsoft) stanno iniziando a produrre internamente i chip AI. Da clienti stanno diventando competitor con il rischio di assottigliare il vantaggio competitivo di Nvidia.

Nel frattempo, settori come il gaming (+42%) e l’automotive (+72%) crescono a ritmi importanti, ma passano quasi inosservati. Tutta l’attenzione, e il vero campo di battaglia per il futuro, resta concentrata sui data center. Per ora i numeri supportano il rally, con un PE forward sotto quota 45 e una previsione di fatturato a 45 miliardi di dollari per il trimestre in corso.

Ma attenzione: margini in calo, tensioni geopolitiche e concorrenza interna sono segnali da non ignorare.

Un segnale per vendere

In molti parlano di Nvidia come se fosse destinata a salire all’infinito. Ma la realtà è un po’ diversa: il titolo è entrato in una fase di maturità. Questo non vuol dire che sia da vendere in massa, anzi. Il core business, soprattutto il segmento data center, è ancora solidissimo. Per chi investe con una visione di lungo periodo, ogni ritracciamento potrebbe trasformarsi in un’opportunità.

Grafico azioni Nvidia Grafico azioni Nvidia Fonte Tradingview

Detto ciò, è bene essere chiari: Nvidia non è una scommessa da breve termine. E dopo il rally recente, non è escluso che arrivino prese di profitto. A livello tecnico, oggi il titolo apre intorno ai 142 dollari, un’area delicata che in passato ha già fatto da resistenza (massimi di febbraio e minimi di fine gennaio). Se non dovesse superarla, potremmo assistere a una fase di consolidamento laterale, con possibili discese verso i 130 dollari. Sotto questa soglia, si aprirebbero scenari più complessi: i prezzi potrebbero scendere fino a 115, e in caso di ulteriore debolezza, anche verso i 100 dollari, per colmare i gap lasciati aperti durante l’ultima impennata.

Segnali di prudenza arrivano anche dalle principali banche d’affari, che - dopo i conti - hanno rivisto i target price per i prossimi 12 mesi: a parte TD Cowen che ha alzato a 175 dollari il prezzo obiettivo, altri analisti indicano un fair value a 150 dollari (Piper Sandler) e 145 dollari (Deutsche Bank), praticamente sui livelli attuali. Il range di oscillazione atteso dei prezzi potrebbe dunque essere compreso tra +20% e -20%.

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