La tredicesima può essere pignorata?

Ilena D’Errico

3 Dicembre 2022 - 19:23

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La tredicesima può essere pignorata così come lo stipendio ordinario. Ci sono comunque dei limiti, che cambiano a seconda del creditore e del reddito da lavoro.

La tredicesima può essere pignorata?

La tredicesima è spesso una vera e propria manna dal cielo per molti italiani, perché permette loro di far fronte con più leggerezza alle spese più ingenti, spesso dovute al periodo natalizio. Per questo chi ha dei debiti spesso si preoccupa di capire se la tredicesima può essere pignorata.

Il pignoramento dello stipendio può tradursi nel lato pratico in vari modi e in ogni caso, oltre all’importo fisso mensile, può intaccare anche la tredicesima mensilità. La tredicesima, infatti, fa parte del reddito da lavoro subordinato che pertanto è facilmente rintracciabile in caso di posizioni debitorie.

Allo stesso tempo, la legge prevede anche dei limiti entro i quali può avvenire il pignoramento al fine di tutelare contemporaneamente un duplice interesse: la necessità del creditore di essere soddisfatto e il diritto del debitore a svolgere comunque una vita dignitosa. Vediamo dunque qual è la normativa e come si applica al caso della tredicesima.

Limiti al pignoramento della tredicesima

In generale la quota massima pignorabile è stabilita dalla legge con criteri fissi e inderogabili, molto spesso si tratta di una percentuale prestabilita, indipendente dal reddito e dall’entità del debito, perlomeno per i debiti verso privati.

Nel dettaglio, il pignoramento presso terzi della busta paga non può oltrepassare il 20% del reddito da lavoro, cioè il massimo importo pignorabile è il quinto dello stipendio. Questa regola, tuttavia, si applica soltanto ai redditi da lavoro dipendente e non al lavoro autonomo. Con redditi da lavoro dipendente si includono anche:

  • La tredicesima.
  • La quattordicesima.
  • Il Tfr.

Di conseguenza la tredicesima può essere pignorata così come lo stipendio ordinario ma soltanto entro un quinto del suo importo totale. La situazione cambia quando avviene invece la riscossione da parte dell’Agenzia delle entrate, la quale deve operare necessariamente entro i seguenti limiti:

  • Per gli stipendi fino a 2.500 euro l’importo massimo pignorabile è pari al 10%, cioè un decimo del totale.
  • Gli stipendi che vanno da 2.501 euro a 5.000 euro, invece, possono essere pignorati fino a un settimo, quindi circa del 14%.
  • Il massimo pignorabile è pari al 20% oltre i 5.000 euro.

Di conseguenza quando vi è una posizione debitoria aperta nei confronti dell’Agenzia delle entrate è evidente che i parametri sono maggiormente favorevoli per i debitori. Oltre ai tassi massimi molto ridotti, infatti, il criterio segue una proporzionalità rispetto allo stipendio.

Pignoramento della tredicesima dal conto corrente

In sintesi, la tredicesima può essere pignorata:

  • Di un quinto, se il creditore è un privato.
  • Se il creditore è l’Agenzia delle entrate di un quinto, soltanto se lo stipendio supera i 5.000 euro.
  • Di un decimo o di un quattordicesimo se il creditore è l’Agenzia delle entrate e lo stipendio non supera rispettivamente 2.500 euro oppure 5.000 euro.

In tal proposito bisogna poi fare delle precisazioni, perché può accadere che il pignoramento dello stipendio avvenga direttamente dal conto corrente del debitore; questa è tra l’altro una prassi molto diffusa perché più pratica per i debitori e sicura per i creditori. In questo caso possono però cambiare i parametri di riferimento.

Quando le somme, come lo stipendio e la tredicesima, vengono accreditate dopo la notifica del pignoramento, si applicano le stesse limitazioni viste in precedenza. Al contrario, se la tredicesima è stata versata sul conto in precedenza, può essere sottratta soltanto la quota che supera di tre volte l’assegno sociale, ma in ogni caso soltanto dopo la notifica del pignoramento.

Più semplicemente, essendo l’assegno sociale pari a 468,10 euro, può essere pignorata soltanto la parte che eccede 1.404,30 euro, esattamente il triplo. Ponendo l’esempio di un saldo di 2.000 euro potranno essere quindi pignorati al massimo 595,70 euro. In ogni caso questa somma viene trasferita direttamente dalla banca all’ente creditore.

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