Tre ore di vertice in Alaska, ma tra Trump e Putin sull’Ucraina restano solo parole

Lorenza Morello

16/08/2025

Tre ore di colloqui «costruttivi» ma senza risultati. Putin invita Trump a Mosca, mentre Zelensky attende a Washington. Gli Usa restano al centro della guerra in Ucraina.

Tre ore di vertice in Alaska, ma tra Trump e Putin sull’Ucraina restano solo parole

Come ormai di pubblico dominio, è durato circa tre ore il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska sulla crisi in Ucraina.

Un incontro definito «costruttivo» e «produttivo» da entrambi i presidenti ma senza alcun accordo raggiunto (quindi, come dire…chiacchiere e distintivo). Parlando in inglese, Putin ha invitato Trump a Mosca. Lunedì Zelensky incontrerà Trump a Washington. Il presidente Usa ha avuto una «lunga telefonata» con Zelensky e i leader Ue dopo il vertice.

Abbiamo potuto vedere e sentire commenti su tutto: l’arrivo dei due aerei presidenziali, l’apertura dello sportello, la cravatta rossa di The Donald e la camminata di Putin e le lamentele dei giornalisti per la spartana accoglienza con le “brande da campo” e così via. Ciò su cui, inspiegabilmente, nessuno si esprime, resta però il punto focale.

Nella guerra tra Russia e Ucraina a tenere boccino sono gli Stati Uniti. E, no, non è perché Trump ambisce al Nobel Prize for Peace, e nemmeno perché lui ci sa fare più di altri nelle trattative. Il motivo per cui la cosa è gestita dagli Stati Uniti è perché questa guerra (come quasi tutti i grandi conflitti che da sempre opprimono il mondo) e’ voluta e gestita dagli Stati Uniti.

Detto in altre parole, Zelensky non conta e non è mai contato nulla. Però a dirlo fino a qualche giorno fa si passava per complottisti. Ma la cosa meravigliosa di quello che i media mainstream definiscono teorie del complotto, è che quando emergono alla luce per ciò che sono, allora tutto viene normalizzato e le ingiurie che i complottisti si sono presi fino al minuto prima svaniscono come neve al sole, senza mai nemmeno uno straccio di scuse.