Baker Hughes, Gucci, Unicoop e Menarini: le prime dieci aziende fiorentine superano i 21 miliardi di ricavi. Ma il primo posto va a un costruttore di turbine industriali, non a una maison di moda.
Firenze è il capoluogo della Toscana e l’ottava città italiana per popolazione, con circa 360.000 abitanti nel comune e quasi un milione nell’area metropolitana. Capitale mondiale del Rinascimento, meta turistica di scala globale, sede storica delle più grandi maison del lusso italiano. È questa l’identità che il racconto pubblico restituisce. I bilanci ne raccontano un’altra, parallela e per certi versi più sorprendente.
Le prime dieci aziende per fatturato con sede legale a Firenze generano complessivamente oltre 21,7 miliardi di euro di ricavi. Il dato che rende questa classifica unica rispetto a tutte le precedenti è che il primo posto non va alla moda: va a Nuovo Pignone, un costruttore di turbine e compressori industriali controllato dall’americano Baker Hughes, che da solo vale oltre 6 miliardi. E come nella classifica di Palermo con Grimaldi, tre posizioni su dieci appartengono allo stesso gruppo: le tre entità del perimetro Nuovo Pignone insieme fatturano quasi 12 miliardi, più della metà dell’aggregato totale. Gucci c’è, ma è in perdita per 175 milioni.
La classifica delle aziende di Firenze è ordinata per fatturato decrescente e costruita sui dati dell’ultimo bilancio disponibile sul database di Money Aziende.
La classifica: Top 10 aziende di Firenze per fatturato
1) Nuovo Pignone International S.r.l.
Settore: Fabbricazione di altre macchine di impiego generale (Ateco 28.29.20)
Fatturato: 6.337.961.902 € (Bilancio 2024)
La principale entità internazionale del gruppo Nuovo Pignone, controllato da Baker Hughes (il colosso americano dei servizi per l’industria energetica, già GE Oil&Gas). Progetta e commercializza turbine a gas, compressori centrifughi e sistemi di movimentazione per il settore oil&gas, petrolchimico e power generation in tutto il mondo. Con 6,3 miliardi di fatturato e una crescita del +22,53% è la prima azienda fiorentina per ricavi con un margine netto significativo (292 milioni di utile). Firenze come hub globale della tecnologia energetica industriale: una realtà quasi invisibile nell’immaginario della città.
2) Nuovo Pignone S.r.l.
Settore: Fabbricazione di altre macchine di impiego generale (Ateco 28.29.20)
Fatturato: 4.965.011.510 € (Bilancio 2024)
La società operativa madre del gruppo, quella che produce fisicamente le macchine negli stabilimenti fiorentini di Sesto Fiorentino e Le Panche. Fondata nel 1842, nazionalizzata nell’era IRI, acquisita da GE nel 1994 e poi passata a Baker Hughes, Nuovo Pignone è uno dei casi più longevi di grande industria manifatturiera sopravvissuta al cuore di un’area metropolitana italiana. La crescita del +26,46% e un EBITDA di 590 milioni segnalano un ciclo particolarmente favorevole: la domanda globale di infrastrutture energetiche nel 2024 ha trainato tutti i costruttori di macchinari per il settore.
3) Guccio Gucci S.p.A.
Settore: Fabbricazione di articoli da viaggio, borse e simili (Ateco 15.12.00)
Fatturato: 3.888.209.670 € (Bilancio 2024)
Il brand di moda più famoso di Firenze e uno dei più riconoscibili al mondo, fondato nel 1921 da Guccio Gucci e oggi controllato dal gruppo francese Kering. I numeri del 2024 raccontano però una crisi seria: fatturato in calo del -23,02% e perdita netta di 175 milioni, in un anno in cui il lusso europeo ha sofferto la frenata della domanda cinese e il riposizionamento difficile verso una clientela ultra-high-end. Gucci è ancora la terza azienda fiorentina per ricavi, ma la distanza dai due Nuovo Pignone che la precedono dice qualcosa su dove si trova davvero il baricentro economico della città.
4) Unicoop Firenze SC
Settore: Supermercati e ipermercati - GDO (Ateco 47.11.02)
Fatturato: 3.225.829.366 € (Bilancio 2024)
La più grande cooperativa di consumatori italiana, con oltre 1,2 milioni di soci e una rete di ipermercati e supermercati distribuita principalmente in Toscana. Con 3,2 miliardi di fatturato è la quarta azienda della classifica e la prima con un profilo genuinamente locale: nasce da Firenze, serve la Toscana, reinveste nel territorio. Il margine EBITDA del 4,3% è nella media della GDO italiana. Una delle poche grandi cooperative di consumo rimaste integrate verticalmente in Italia, in un settore dove la concorrenza delle catene nazionali e internazionali ha eroso storicamente le quote di mercato delle realtà locali.
5) Salvatore Ferragamo S.p.A.
Settore: Fabbricazione di calzature (Ateco 15.20.10)
Fatturato: 630.973.209 € (Bilancio 2024)
Il secondo grande marchio del lusso fiorentino in classifica, e il secondo in difficoltà. Ferragamo chiude il 2024 con un calo del -14,10% di fatturato e una perdita netta di 70 milioni: un anno da dimenticare per un brand che sta attraversando un lungo processo di riposizionamento strategico, con un cambio di direzione creativa e un tentativo di attrarre clientela più giovane senza alienare quella storica. Il contesto del lusso europeo nel 2024 non ha aiutato. Insieme a Gucci, Ferragamo conferma che il lusso fiorentino sta affrontando la crisi più seria degli ultimi vent’anni.
6) A. Menarini Farmaceutica Internazionale S.r.l.
Settore: Commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici (Ateco 46.46.10)
Fatturato: 591.792.867 € (Bilancio 2024)
La divisione di distribuzione internazionale del Gruppo Menarini, la più grande casa farmaceutica privata italiana, con sede storica a Firenze. Il gruppo nel suo insieme supera i 4 miliardi di fatturato consolidato, ma questa entità specifica gestisce la commercializzazione dei prodotti Menarini sui mercati esteri. Crescita del +5,03% e 17 milioni di utile netto: una macchina commerciale stabile in un portafoglio terapeutico che copre cardiovascolare, infettivologia, oncologia e automedicazione. La farmaceutica fiorentina, molto meno visibile del lusso, è altrettanto globale.
7) Nuovo Pignone Tecnologie S.r.l.
Settore: Ricerca e sviluppo nel campo dell’ingegneria (Ateco 72.10.29)
Fatturato: 579.040.187 € (Bilancio 2024)
La terza entità del perimetro Baker Hughes a Firenze, dedicata alla ricerca applicata e allo sviluppo di nuove tecnologie per turbomacchinari. Con quasi 580 milioni di fatturato e un margine EBITDA del 30,2%, è la più redditizia delle tre in termini relativi: la ricerca industriale ad alto valore aggiunto rende molto di più della produzione manifatturiera. Le tre Nuovo Pignone insieme valgono 11,8 miliardi di ricavi e oltre 389 milioni di utile netto: un gruppo che nessuna guida turistica di Firenze menziona ma che è tra i più rilevanti nell’economia industriale italiana.
8) Plures S.p.A.
Settore: Raccolta di rifiuti solidi non pericolosi (Ateco 38.11.00)
Fatturato: 575.180.953 € (Bilancio 2024)
Gestore di servizi ambientali e raccolta rifiuti nell’area fiorentina e toscana, con una crescita del +15,24% che segnala un ampliamento significativo del perimetro contrattuale. Con un EBITDA del 10,9% è tra le aziende più redditizie della parte bassa della classifica: la gestione dei rifiuti urbani, affidata in concessione pluriennale agli enti locali, genera flussi di ricavo stabili e prevedibili. Praticamente sconosciuta al grande pubblico, Plures è uno di quegli operatori infrastrutturali locali che reggono il funzionamento quotidiano della città senza mai comparire nelle rassegne stampa.
9) Cartiere Carrara S.p.A.
Settore: Fabbricazione di carta e cartone (Ateco 17.12.00)
Fatturato: 464.016.006 € (Bilancio 2024)
Produttore di carta tissue (carta igienica, fazzoletti, carta da cucina) con sede a Firenze e stabilimenti produttivi in Toscana. Quasi 465 milioni di fatturato praticamente stabile (+0,05%): il mercato della carta tissue è maturo, la competizione è su costi e volumi, la crescita organica è strutturalmente limitata. EBITDA del 12%, utile netto di 17,7 milioni: una manifattura solida e discreta, in un settore che non produce notizie ma produce carta per tutta Italia.
10) Brandini S.p.A.
Settore: Commercio al dettaglio di autoveicoli (Ateco 47.81.10)
Fatturato: 461.289.186 € (Bilancio 2024)
Gruppo concessionario automobilistico con sede a Firenze e rete di punti vendita in Toscana, che rappresenta diversi marchi premium e di volume. Quasi 465 milioni di fatturato, crescita del +7,55%, 7,2 milioni di utile netto: un risultato positivo in un mercato auto che nel 2024 ha mostrato segnali contrastanti. Come già visto nelle classifiche di Bari e in misura minore di Bologna, i grandi concessionari regionali generano fatturati che pochi si aspettano di trovare nelle Top 10 delle città italiane.
Cosa ci dice questa classifica
La Top 10 fiorentina smentisce uno stereotipo preciso: che l’economia di Firenze sia sinonimo di lusso e turismo. La moda c’è, con Gucci e Ferragamo, ma entrambe sono in perdita e insieme non valgono quanto le tre entità di Baker Hughes che occupano le posizioni 1, 2 e 7.
Il dato strutturale più importante è il peso di Nuovo Pignone: quasi 12 miliardi di fatturato aggregato, crescita a doppia cifra, utili significativi. È un gruppo industriale manifatturiero ad alta tecnologia, radicato a Firenze da quasi due secoli, che costruisce le macchine che fanno funzionare le infrastrutture energetiche globali. Non compare nelle guide al turismo industriale della città, non è citato nei dibattiti sulla vocazione economica di Firenze, ma è di gran lunga il maggiore contribuente economico del territorio.
Il secondo elemento che merita attenzione è la crisi simultanea del lusso: Gucci a -23% con 175 milioni di perdita, Ferragamo a -14% con 70 milioni di perdita. Non è una coincidenza: il 2024 è stato l’anno peggiore per il lusso europeo nell’ultimo decennio, con la frenata del mercato cinese e il riposizionamento difficile dei brand verso fasce ultra-premium. Firenze sente questa crisi più di qualsiasi altra città italiana.
Per esplorare l’intera classifica delle aziende di Firenze puoi consultare qui la lista filtrata per comune. L’accesso completo ai dati e ai bilanci storici delle singole società su Money Aziende è riservato agli abbonati.
Dati: Money Aziende. Ultimo aggiornamento: maggio 2025.
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