Goldman Sachs: ecco i titoli al sicuro dalla guerra commerciale

La battaglia a colpi di dazi sta già pesando sui mercati, e la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi mesi. Ma alcuni titoli sono immuni alla guerra commerciale, parola di Goldman Sachs

Goldman Sachs: ecco i titoli al sicuro dalla guerra commerciale

Per quanto al momento mossa prevalentemente da annunci e minacce, la guerra commerciale sta già pesando eccome sui mercati, proprio a inizio settimana costretti a fare i conti con i 300 miliardi di dollari di dazi su beni cinesi prefigurati da Donald Trump.

La situazione - sull’orlo di un precipizio da mesi ormai - potrebbe peggiorare da un momento all’altro, motivo per cui Goldman Sachs ha stilato una sorta di linee guida per tutti quegli investitori che temono imminenti crolli.

Secondo il colosso bancario newyorkese esistono infatti diversi titoli immuni alla guerra commerciale, individuabili in particolare tra le aziende con bassi costi di manodopera e i settori di servizi a livello nazionale.

David Kostin, strategist di Goldman, ha spiegato che solo bassi costi del lavoro possono mostrarsi poco colpiti da un aumento dei costi di produzione portato dai dazi:

“Pensando a cosa potrà guidare la crescita in futuro, evidenziamo la combinazione di bassa sensibilità al costo del lavoro come metodo per affrontare l’aumento dell’inflazione di quest’ultimo. È questo il punto su cui mi concentrerei maggiormente”.

Goldman Sachs: ecco i titoli al sicuro dalla guerra commerciale

Le società con bassa esposizione al costo del lavoro tra cui Facebook e Google - osservano da Goldman - generalmente sovraperformano, visto che gli stipendi restano un ostacolo marginale. I portafogli dei clienti Goldman con azioni simili hanno tutti sovraperformato negli ultimi 12 mesi.

Le società di servizi sono generalmente meno sensibili ai dazi rispetto alle società che producono beni di qualunque tipo - nota Kostin.

I produttori di semiconduttori, macchinari e beni agricoli hanno tutti fatto registrare perdite questa settimana, sulla scia delle minacce di Trump, intenzionato a colpire Pechino con almeno 300 miliardi di dollari di dazi.

Il tycoon ha scritto una nuova pagina della guerra commerciale in corso tra le due grandi potenze mondiali, reagendo alla cosiddetta retaliation della Cina arrivata a inizio settimana, quando Pechino ha ufficializzato una nuova ondata di dazi su 60 miliardi di dollari di beni USA, pronti a entrare in vigore dal 1° giugno.

Il botta e risposta tra i due Paesi ha pesato eccome sui mercati, con una fuga degli investitori dagli asset più rischiosi e una grossa sofferenza di Wall Street, specialmente per quel che riguarda i titoli tech (il Nasdaq ha chiuso in rosso dell’1,5%).

“In qualità di gestori di portafogli, ci concentriamo più sulle società che operano a livello nazionale, le cui entrate sono interne, maggiormente orientate ai servizi in particolare, rispetto al settore relativo alle merci”,

ha spiegato Kostin.

Per lo strategist l’impatto delle tariffe sarebbe limitato per diverse aziende, in quanto molto poco esposte ai dazi; tra queste, rientrano le società di servizi pubblici e di telecomunicazioni:

“Il 70% delle entrate delle società statunitensi è interno; questo vuol dire che, sì, i dazi rappresentano un problema, ma più concentrato in alcune industrie e settori rispetto ad altri”.

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