Tfr e divorzio, il fondo pensione nega il diritto all’ex coniuge

Patrizia Del Pidio

5 Giugno 2026 - 18:26

Divorzio e Tfr all’ex coniuge, la Cassazione cambia le regole e fornisce una scappatoia del tutto legale per non dividere la liquidazione e salvare le somme.

Tfr e divorzio, il fondo pensione nega il diritto all’ex coniuge

Con una sentenza della Corte di Cassazione viene rivoluzionato il divorzio e la quota di Tfr che spetta all’ex coniuge. In quale caso si perde il diritto alla quota del 40% del Tfr liquidato dopo il divorzio? Basta un trasferimento finanziario fatto nei tempi giusti per fare in modo che l’ex coniuge perda il diritto alla quota spettante del Tfr liquidato al lavoratore.

La Corte di Cassazione con l’ordinanza in questione cambia le regole del gioco perché se il dipendente destina il proprio Tfr a un fondo pensione prima dell’avvio della causa di divorzio le somme diventano intoccabili. La sentenza, intrecciandosi con la nuova normativa sul Tfr in vigore da luglio 2026, rischia di cancellare un diritto storico dell’ex coniuge di partecipare alla divisione della liquidazione del trattamento di fine rapporto.

Cosa cambia per il Tfr

Con un meccanismo di pianificazione patrimoniale il lavoratore dipendente può mettere al riparo le somme maturate a titolo di Tfr dal diritto di rivalsa dell’ex coniuge divorziato, economicamente più debole e percettore di assegno di divorzio.

Per moltissimi anni la legge ha garantito all’ex partner di poter riscuotere il 40% del Tfr dell’altro per la quota maturata in costanza di matrimonio, ma la sentenza 20132 del 18 luglio 2025 della Corte di Cassazione ha rivelato ai lavoratori un sistema del tutto legale per escludere l’ex coniuge dal proprio Tfr.

Se i soldi accantonati restano in azienda o nel Fondo tesoreria dell’Inps, mantengono la loro iniziale natura di trattamento di fine rapporto. Se, invece, il Tfr è destinato a un fondo di pensione complementare il denaro subisce una trasformazione giuridica. I soldi non sono più considerati come indennità di fine rapporto ma si trasformano in contributi previdenziali destinati alla pensione integrativa e questo fa venire meno il diritto dell’ex coniuge.

La scappatoia legale che salva il Tfr

Anche se la sentenza è del 2025, torna molto attuale quest’anno visto che dal 1° luglio 2026 entrano in vigore delle novità importanti per i neoassunti: per loro scatterà la destinazione automatica del Tfr a un fondo pensione individuato dal Ccnl. Il dipendente, entro 60 giorni, potrà decidere di destinarlo a un’altra forma di previdenza complementare o di lasciarlo in azienda; l’automatismo, tuttavia, spingerà la maggior parte dei neo-assunti verso la prima opzione.

Sapere che questo potrebbe salvare il Tfr dalle pretese di eventuali futuri ex coniugi, poi, non fa altro che motivare ancora di più i lavoratori a scegliere un fondo pensione integrativo per il proprio trattamento di fine rapporto.

Bisogna fare molta attenzione, però. Se la destinazione del Tfr al fondo pensione avviene a causa di divorzio già iniziata potrebbero esserci delle contestazioni sul fatto che lo spostamento sia stato effettuato per sottrarre le somme all’ex coniuge. Fondamentale, quindi, è il tempismo con cui si effettua la scelta: se avviene in tempi non sospetti il futuro ex coniuge non potrà vantare alcuna pretesa sul Tfr.