Terza ondata Covid: per il primario del Sacco si tratta di “inutili allarmismi”

Antonio Cosenza

17/01/2021

17/01/2021 - 11:25

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Davvero la terza ondata sta arrivando in Italia? Per il primario del Sacco di Milano si tratta di inutili allarmismi che potrebbero danneggiare i pazienti non affetti da Covid che hanno urgenza di essere curati dall’ospedale.

Terza ondata Covid: per il primario del Sacco si tratta di “inutili allarmismi”

Da settimane sentiamo parlare di imminente arrivo di una terza ondata da Covid, motivo per cui il Governo non può allentare le restrizioni introdotte per contrastare l’aumento dei contagi.

Sono molti gli esperti che ritengono che l’arrivo della terza ondata in Italia sia ormai prossimo, alla pari di quanto sta succedendo nel resto d’Europa dove molti Paesi sono in lockdown (l’ultimo è il Portogallo, costretto a chiudere tutto per la risalita dei contagi). Tuttavia, c’è anche chi ritiene che non ci sia motivo per preoccuparsi in quanto non è vero che sta arrivando la terza ondata: è di questo parere Maurizio Viecca, primario dell’ospedale Sacco di Milano, secondo il quale bisogna evitare di fare “inutili allarmismi” così da tutelare tutti quei pazienti che pur non avendo contratto il Covid necessitano delle cure dell’ospedale per altre patologie.

Viecca, quindi, va contro corrente spiegando i motivi per cui - secondo lui - non si può parlare di terza ondata in Italia.

Covid, terza ondata in arrivo? All’ospedale Sacco di Milano non ci sono criticità

Come raccontato da Maurizio Viecca, primario del Sacco, non ci sono i segnali per parlare di terza ondata. Nel Pronto Soccorso non c’è alcun affollamento di pazienti, con il numero di ricoverati (venti) che è ormai fermo da giorni. Basti pensare che durante il picco di pazienti con il Covid se ne registravano una trentina, dimostrazione che - secondo Viecca - “non ci sono i segni di una terza ondata e bisogna smetterla con gli allarmismi”.

Questo non significa che Viecca sottovaluti il rischio dell’infezione. Questo, infatti, ha spiegato di essere comunque pronto ad affrontare nuove emergenze; va detto, però, che al momento non c’è alcun allarme. Anche perché le storie dei virus ci insegnano che questi con il passare del tempo diventano più contagiosi ma meno letali, così da poter sopravvivere.

E aggiunge quella che è la sua ottimistica previsione:

“Nel giro di due o tre mesi, se le vaccinazioni proseguono, inizieremo a vedere la luce”.

Servirebbero, quindi, ancora un paio di mesi prima di poter affrontare la ripartenza dopo la pandemia. Mesi in cui però bisognerà mettere da parte gli “inutili allarmismi” e affrontare la situazione per quello che è: preoccupante a tal punto da non far abbassare la guardia, ma non allarmante da mettere a rischio le cure per coloro che hanno altre patologie differenti dal Covid.

Il primario del Sacco è preoccupato per gli altri pazienti

È proprio questo il principale timore del primario del Sacco di Milano. Questo, infatti, teme che “questa campagna allarmistica distolga l’attenzione da chi ha altre patologie”, malati che “non possono essere considerati di serie B”.

Per Viecca non si può assolutamente correre il rischio che si ripeta quanto già successo in primavera, quando - racconta - “chi aveva i sintomi dell’infarto non andava al pronto soccorso per paura del contagio”.

Una situazione che rischia di penalizzare tutti coloro che hanno necessità di cure urgenti per patologie che hanno un tasso di mortalità molto superiore al Covid. Ed è per questo che bisogna essere moderati quando si danno notizie riguardanti la pandemia, in quanto fare oggi allarmismo non è utile a nessuno.

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