I rischi per l’Italia se scoppia la Terza Guerra Mondiale

Dopo le minacce di conflitto in Iraq, Iran e Libia, un’analisi dei rischi per l’Italia se scoppiasse la Terza Guerra Mondiale

I rischi per l'Italia se scoppia la Terza Guerra Mondiale

Terza Guerra Mondiale: quali rischi per l’Italia? Le novità dell’ultima ora stanno disegnando uno scenario allarmante per l’equilibrio mondiale, aprendo la strada a un conflitto che potrebbe davvero essere esplosivo. E, soprattutto, imminente (leggi anche “Terza Guerra Mondiale: Paesi sicuri e come sopravvivere).

I missili iraniani lanciati contro le basi statunitensi in Iraq, infatti hanno segnato in modo irreversibile l’inizio di un conflitto. Lo scacchiere mediorientale si era già infiammato dopo l’uccisione da parte di raid USA del generale iraniano.

Come se non bastasse, un altro fronte caldo sta per scoppiare, alimentato dalla nuova smania di egemonia della Turchia: con l’annuncio dell’invio di forze a sostegno di al Serraj - a guida del debole Governo riconosciuto a livello internazionale - Erdogan si è concretamente preparato alla battaglia in Libia contro l’esercito di Haftar, ormai prossimo alla conquista di Tripoli.

I venti di una temibile Terza Guerra Mondiale stanno, quindi, soffiando sempre più forte. Gli USA hanno iniziato mobilitazioni importanti, che potrebbero intensificarsi proprio in queste ore, come risposta all’attacco iraniano. Per l’Italia i rischi di un coinvolgimento in un conflitto sono diversi e realistici.

Terza Guerra Mondiale: basi USA in Italia già attive

Il primo territorio da considerare in una prospettiva drammatica di imminente conflitto è quello mediorientale, con Iran e USA protagonisti. Un’area, questa, da sempre caldissima che chiama in causa anche il nostro Paese per una serie di implicazioni politiche, geografiche, strategiche.

A testimonianza del pericolo per la sicurezza degli italiani c’è proprio la cronaca di queste ore: l’attacco di Teheran sulle basi USA in Iraq, infatti, ha colpito anche Erbil dove operano i nostri militari. Il contingente italiano è rimasto illeso, messosi in salvo in appositi bunker.

Ai pericoli sul campo, si aggiungono quelli sul territorio nazionale. La presenza di numerose basi americane in Italia, per esempio, è uno degli elementi cruciali per comprendere la portata del nostro coinvolgimento. Le notizie più aggiornate, infatti, raccontano di una serrata mobilitazione delle forze militari USA già dalla serata del 31 dicembre.

Il ponte aereo che congiunge Stati Uniti a Medio Oriente, sorvolando proprio la complessa regione del Mediterraneo, dove si colloca anche per l’Italia, è attivo più che mai. Il passaggio di jet americani con rifornimenti militari sta aumentando la sua intensità.

Il nostro Paese è stato subito coinvolto. La base USA di Aviano, considerata un appoggio strategico per le operazioni di Washington, ha già visto l’atterraggio di cisterne e velivoli di trasporto. La preparazione di questo materiale potrebbe servire per l’unità d’assalto della 173esima brigata di Vicenza. Quest’ultima ha giocato spesso un ruolo di spicco nelle operazioni militari USA in Medio Oriente, tanto che viene chiamata la punta di lancia.

Sembrerebbe, quindi, che Trump non stia affatto perdendo tempo e, in vista delle parole minacciose e di rivendicazione dell’Iran appena diffuse, stia predisponendo un vero piano di attacco.

L’Italia, crocevia strategica verso l’area mediorientale e alleata fedele della potenza americana, potrebbe trovarsi coinvolta in modo ancora maggiore. Le installazioni e le basi statunitensi nel nostro Paese, infatti, sono molte e vitali per raggiungere l’area mediterranea.

Non solo, considerando i rapporti tesi tra USA e Turchia - Erdogan sempre più attivo in Siria e in Libia e vicino alla Russia - l’amministrazione Trump potrebbe decidere di intensificare l’uso delle basi italiane invece al posto di quella turca di Incirlik. Quest’ultima, fondamentale per raggiungere l’Iran, potrebbe essere osteggiata dal presidente turco in chiave antiamericana.

Le Basi militari USA in Italia

Scontro in Libia e pericoli per gli interessi italiani

Una partita molto complessa sta per giocarsi anche in Libia, dove è in corso la battaglia per il controllo di Sirte. Lo Stato è fallito, l’unità territoriale non esiste più e, dopo l’approvazione dell’intervento militare turco al fianco di al Serraj una battaglia allargata contro l’esercito dei ribelli di Haftar è dietro l’angolo.

L’Italia rischia su diversi fronti se l’escalation libica esplode in una vera e propria Terza Guerra Mondiale. Nonostante l’appoggio al Governo di al Serraj - l’unico riconosciuto a livello internazionale, anche se non in modo unanime - il nostro Paese preferirebbe mantenere una posizione di neutralità.

Troppo delicati, infatti, sono gli interessi in gioco. Innanzitutto di natura economica, con il mercato delle risorse energetiche (Eni in primis) a dominare le relazioni italo-libiche.

Poi, c’è la questione dell’immigrazione. Lo scoppio di un conflitto allargato a potenze internazionali farebbe precipitare l’emergenza sfollati, con molta probabilità di intensificare gli sbarchi sulle nostre coste di libici in fuga.

L’attivismo di Erdogan in Libia, inoltre, ha anche un altro significato: controllare le acque del Mediterraneo per l’esplorazione dei fondali. La Turchia avrebbe trovato un accordo proprio con al Serraj per ottenere questo potere e spartirsi, in modo discutibile a livello di diritto internazionale, il Mare nostrum. A danno anche dell’Italia e del controllo degli idrocarburi.

Per questo, il Governo Conte insiste sulla necessità della soluzione politica, sperando molto sull’incontro di Berlino del 7 gennaio. Qui si dovrebbero dare concrete indicazioni su come evitare una battaglia infuocata in Libia.

I segnali di una Terza Guerra Mondiale, per ora, sono accesi e rischiano di compromettere l’Italia in modo serio, sia sul fronte Iran-Iraq che in quello della Libia.

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1 commento

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PaRi • 2 settimane fa

Magari farsi più FURBI e almeno avere un ministro degli esteri che sia minimamente in grado di interloquire con gli altri ministri sarebbe un bell inizio...!
DiMaio NON SOLO non parla lingue straniere MA PROPRIO NON È MINIMAMENTE ALL ALTEZZA di un ruolo che in questo frangente DEVE essere gestito da persone di GRANDE esperienza diplomatici o militari che siano...
CI STANNO RIDENDO DIETRO dal primo all ultimo dei “partners” mondiali...

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