Tassi USA, Fed di Powell sempre più spaccata in due. Il messaggio sull’inflazione dalle minute

Laura Naka Antonelli

31/12/2025

Appena pubblicate le minute della Fed relative all’ultima riunione del FOMC. Lotta intestina tra falchi e colombe sui tassi.

Tassi USA, Fed di Powell sempre più spaccata in due. Il messaggio sull’inflazione dalle minute

Una Fed, quella nelle mani del presidente (ancora per poco) Jerome Powell, sempre più spaccata sui tassi. È quanto emerge dalle minute relative all’ultima riunione del 2025 del FOMC, il braccio di politica monetaria della Banca centrale americana, che si è tenuta lo scorso 10 dicembre.

Fed divisa sui tassi: cosa rivelano le minute del FOMC di dicembre 2025. I due falchi contrari al taglio

Diffuse nel pomeriggio americano di ieri, 30 dicembre 2025, le minute hanno indicato come la Federal Reserve stia assistendo a una lotta intestina tra falchi e colombe sempre più serrata.

I falchi della Federal Reserve, tuttora preoccupati dall’inflazione USA - che rimane superiore al target stabilito dall’istituzione, pari al 2% - avrebbero preferito, nell’ultimo meeting di dicembre, lasciare i tassi USA fermi al precedente range, compreso tra tra il 3,75% e il 4%.

Gli stessi hanno poi ceduto alla decisione del FOMC di ridurre i tassi di 25 punti base alla forchetta attuale, pari tra il 3,5% e il 3,75%.

Due sono stati tuttavia i falchi che hanno dissentito ufficialmente, smarcandosi dalla maggioranza: si è tratto di Jeffrey Schmid, presidente della Federal Reserve Bank di Kansas City, e di Austan Goolsbee, presidente della Fed di Chicago, che avrebbero preferito lasciare i tassi fermi al precedente range.

Taglio dei tassi USA a dicembre: la colomba che avrebbe voluto di più

Dal fronte delle colombe un esponente, Stephen Miran, membro nominato dal presidente americano Donald Trump, si è mostrato anch’esso contrario alla decisione di tagliare i tassi di 25 punti base, auspicando una sforbiciata doppia, pari a -50 punti base.

All’interno del fronte dovish, chi ha ceduto alla maggioranza, dunque alla decisione di tagliare i tassi per la terza volta consecutiva di 25 punti base, non ha comunque nascosto di essere preoccupato per l’indebolimento del mercato del lavoro degli Stati Uniti.

Alla fine, la maggior parte delle colombe ha accettato la proposta di tagliare i tassi al range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, concordando sul fatto che potrebbero essere necessarie, tuttavia, ulteriori riduzioni, nel caso in cui l’inflazione dovesse continuare a scendere in linea con le attese.

Inflazione USA, nelle minute l’avvertimento dei falchi. Ma anche il mercato del lavoro preoccupa

Dalle minute appena diffuse, è emerso infatti anche il timore per il trend dell’inflazione, che permane a un livello superiore al target del 2% a cui la Fed tende, nell’ambito del suo doppio mandato. Doppio mandato che include, oltre alla massima occupazione, la stabilità dei prezzi.

A far rimanere i falchi della Fed sull’attenti è ora non tanto la componente core dei servizi - che rende cauta piuttosto la BCE di Christine Lagarde - quanto la componente core dell’inflazione dei beni, la cui performance al rialzo è spiegata dai banchieri soprattutto con l’impatto dei dazi più alti imposti dalla presidenza di Donald Trump.

E, sebbene siano molti a prevedere che l’inflazione USA rimarrà elevata nel breve termine, prima di rallentare in concomitanza con lo smorzarsi degli effetti dei dazi di Trump, i falchi della Fed temono che tagli troppo aggressivi rischino di rendere l’inflazione più radicata o segnalino un eventuale minore impegno da parte della Fed a riportare il ritmo di crescita dei prezzi all’obiettivo a cui punta, pari per l’appunto al 2%.

Per quanto riguarda le condizioni del mercato del lavoro degli Stati Uniti, la maggior parte degli esponenti del FOMC ne ha messo in evidenza il continuo indebolimento, a causa del calo delle assunzioni da parte delle aziende e dell’aumento del tasso di disoccupazione.

Di conseguenza, i rischi del mercato del lavoro sono stati considerati soprattutto al ribasso, anche a fronte di una crescita del PIL considerata proseguire a un ritmo nel complesso moderato.

I consumi, hanno rilevato alcuni esponenti del FOMC, sono stati sostenuti dai redditi più elevati della famiglie, e molti banchieri hanno stimato una ripresa dell’economia nel corso del 2026, vicina al ritmo di crescita potenziale nel medio termine, sebbene in un contesto di elevata incertezza.

Il ritorno degli acquisti di Treasury USA. E cosa aveva detto il presidente della Fed Powell sui tassi

Le minute della Fed hanno evidenziato anche discussioni tecniche tra gli esponenti della Banca centrale USA sul bilancio dell’istituzione.

Su questo aspetto i membri dell’istituzione hanno sottolineato che il livello delle riserve, pur se in calo, rimane a livelli elevati e che il ritorno degli acquisti finalizzati alla loro gestione sia giustificato, al fine di garantire un funzionamento fluido dei mercati.

Dal comunicato della Fed relativo alla decisione sui tassi, è risultato infatti che la Fed ha deciso di tornare a fare incetta di Treasury USA, a partire dal 12 dicembre 2025, iniziando ad acquistare Treasury per un valore di $40 miliardi.

Sulla questione tassi, nel corso dell’ultima riunione del 10 dicembre 2025, il presidente della Fed Jerome Powell ha dichiarato che la Fed non ha preso “alcuna decisione riguardo a gennaio”, aggiungendo che “tutti dovrebbero capire che centreremo il target del 2% dell’inflazione”.

Powell ha rimarcato che “il mercato del lavoro (USA) fa fronte a rischi significativi al ribasso ”.

Per quanto concerne l’inflazione, il presidente della istituzione ha sottolineato che “è probabile che l’effetto dei dazi (di Trump) sui prezzi sia straordinario” ammettendo che, “se non dovessi preoccuparmi del mercato del lavoro, i tassi sarebbero più elevati ”.

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