Christine Lagarde ha parlato al termine della riunione dell’Eurogruppo in attesa del BCE Day. Attenti alle parole che scatenano l’ansia sui tassi dell’area euro.
In un’Europa già spaventata dal rischio che il prossimo 11 giugno la BCE torni ad alzare i tassi, le parole della Presidente dell’istituzione Christine Lagarde hanno fatto salire ulteriormente il termometro dell’ansia.
Nel prendere la parola al termine della riunione informale dell’Eurogruppo di oggi, venerdì 21 maggio 2026, Lagarde ha detto infatti che i prezzi energetici potrebbero rimanere a livelli più alti rispetto a quelli precedenti all’esplosione della guerra USA-Iran, anche dopo un’eventuale fine del conflitto.
Com’è ben noto, prima delle riunioni del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, così come anche dopo l’annuncio sui tassi che arriva dopo ogni meeting dello stesso, Lagarde tende a non proferire motto su quella che sarà la direzione futura del costo del denaro dell’area euro.
Così ha fatto anche stavolta, mentre cresce la trepidazione per l’esito del prossimo BCE Day e dopo le ultime dichiarazioni che hanno confermato l’attenzione rivolta anche a quanto sta accadendo, per effetto sempre della paura per l’accelerazione dell’inflazione, sui mercati dei bond.
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Oggi, parlando da Cipro dopo la riunione dell’Eurogruppo, la numero uno dell’istituzione ha tuttavia lanciato segnali indubbiamente hawkish, nell’ammettere che i prezzi energetici potrebbero confermarsi più alti rispetto ai livelli precedenti al 28 febbraio 2026 - data in cui è scoppiato il conflitto USA-Iran -, dunque nel sottolineare di fatto che il loro impatto rialzista sull’inflazione potrebbe rimanere consistente.
Per il momento, ha sottolineato, la BCE sta ancora cercando di capire quali sono e sarano le conseguenze dello shock energetico sull’inflazione e se si manifesteranno i tanto temuti effetti di secondo livello, ovvero quelli che si possono riassumere nell’espressione della spirale salari-prezzi.
“Come abbiamo detto più volte, l’impatto (sull’inflazione) dipenderà dalla durata (dello shock), mentre monitoriamo sia gli effetti diretti che indiretti e di secondo livello”, ha ricordato la Presidente dell’Eurotower, aggiungendo tuttavia - ed è questo il messaggio che preoccupa - che “è probabile che quando assisteremo alla fine di questa crisi, i prezzi saranno più alti ”.
Positivo comunque il fatto che “le aspettative sull’inflazione di lungo termine rimangono ancorate”. Occhio tutta alle stime sull’inflazione che sono state diffuse alla vigilia dalla Commissione europea.
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Proprio le aspettative sull’inflazione, ha rimarcato Christine Lagarde, così come i potenziali effetti secondari, sono i due elementi che la BCE continuerà a considerare in modo molto attento. D’altronde, “la nostra missione è di garantire la stabilità dei prezzi al (target del) 2%”.
L’avvertimento ai governi europei non è mancato neanche stavolta. Le eventuali misure di stimolo fiscale che i governi dell’Eurozona potrebbero decidere di attivare dovranno rispondere alla regole delle 3 T, ovvero essere “temporary, targeted, and tailored”, in sostanza temporanee, mirate e misurate.
Se così non sarà, è tornata a minacciare Lagarde, la BCE potrebbe essere costretta a ricorrere a una politica monetaria potenzialmente più restrittiva, dunque ad alzare i tassi.
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E mette forse ancora più ansia quanto ha appena detto l’esponente del Consiglio direttivo della BCE e numero uno della Banca centrale di Malta Alexander Demarco, ovvero che “la Banca centrale europea probabilmente dovrà alzare i tassi a giugno ”, mese in cui è probabile che “l’outlook sull’inflazione del 2026 venga rivisto al rialzo”.
Le previsioni della BCE sul PIL e sull’inflazione - elaborate dagli economisti dell’istituzione - ha aggiunto Demarco, faranno capire “ se sarà sufficiente un rialzo dei tassi o se ne saranno necessari altri ”.
Nell’ultima riunione del Consiglio direttivo della BCE dello scorso 30 aprile, i tassi di riferimento principali dell’Eurozona sono stati lasciati invariati per la settima volta consecutiva.
Per la precisione, i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali sono stati confermati rispettivamente al 2%, al 2,15%, al 2,40%.
Al momento, sui mercati monetari i trader stanno scommettendo su tre rialzi dei tassi da parte della BCE a partire dalla prossima riunione di giugno, mentre gli economisti interpellati da Bloomberg ne stimano due (in tutti i casi le previsioni sono di strette pari a 25 punti base) l’11 giugno e nella riunione di settembre.
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