Chi paga (realmente) le tasse? Così l’Irpef spreme il ceto medio

Chi paga le tasse in Italia? L’Irpef grava soprattutto sui ceti medi mentre per i contribuenti con redditi fino a 15.000 euro le imposte pagate non sono abbastanza neppure per il finanziamento della propria spesa sanitaria.

Chi paga (realmente) le tasse? Così l'Irpef spreme il ceto medio

Chi paga realmente le tasse in Italia? In pochi, e non stiamo parlando di evasione fiscale: l’Irpef, imposta progressiva per eccellenza, finisce con gravare soprattutto sui ceti medi.

È Itinerari Previdenziali a fornire il quadro di quante tasse pagano lavoratori dipendenti, pensionati e titolari di partita IVA nell’approfondimento sulle dichiarazioni fiscali IRPEF e IRAP pubblicato nel 2018 e relativo ai redditi dichiarati nel 2017.

In complesso, i redditi dichiarati sono stati pari a 842,977 miliardi di euro, tradotti in 163,377 miliardi di euro di Irpef versati (al netto del bonus Renzi di 80 euro) tra imposta ordinaria, addizionali regionali e comunali.

A pagare il conto però sono in pochi, a causa di un sistema fiscale che avvantaggia in maniera forse troppo generosa i redditi bassi e che finisce col gravare sui contribuenti con redditi superiori. Non solo i super-ricchi, ma anche chi con un lordo di 35.000 euro porta a casa uno stipendio netto pari a circa 1.700 euro al mese (la retribuzione di un lavoratore dopo anni di specializzazione, avanzamenti di carriera e formazione).

Il risultato? Non solo un sistema fiscale che finisce col disincentivare il lavoro, ma anche la difficoltà dello Stato di finanziare le spese per la tenuta del nostro generoso sistema di welfare.

Chi paga le tasse in Italia?

Secondo i dati pubblicati dal centro studi diretto da Alberto Brambilla, il 44,92% degli italiani paga soltanto il 2,82% di Irpef.

I graziati dal fisco sono i contribuenti che rientrano nelle soglie di reddito comprese tra gli 0 e i 7.500 euro e tra i 7.501 e i 15.000 euro annui. I contribuenti che rientrano nella prima soglia pagano 41 euro di Irpef (pari a 28 euro a cittadino, considerando anche i familiari a carico), quelli che appartengono alla seconda pagano 496 euro (335 euro a cittadino).

Nelle prime due fasce di reddito considerate rientrano ben 18.357.865 contribuenti, pari per l’appunto a quel 44,92% di lavoratori autonomi e dipendenti nonché pensionati che con le tasse pagate non riesce neppure a coprire la propria spesa sanitaria, pari a 1.857 euro pro capite.

Bisogna tenere a mente che è tramite le entrate fiscali che l’Italia finanzia il proprio sistema di welfare e nel 2016 tra pensioni, sanità e assistenza la spesa complessiva è stata pari a 451,903 miliardi di euro. Una somma che va ben oltre il gettito Irpef e per il cui finanziamento è stato necessario aggiungere tutto il gettito Ires (imposta reddito società), Irap (imposta regionale attività produttive) e Isos (imposta sostitutiva redditi di capitale), più ulteriori 40 miliardi di euro (tra contributi INAIL, IVA e accise).

Il conto delle imposte annue dovute aumenta per i contribuenti con redditi compresi tra i 15.000 e i 20.000 euro: l’Irpef annua è in questo caso pari a 2.003 euro (1.351 euro per cittadino), ancora troppo poco per il sostentamento almeno della propria spesa sanitaria.

Ma se il 44,92% degli italiani paga così poche tasse, chi è che deve farsi carico del peso del Fisco?

Tasse, il 12% dei contribuenti paga più della metà dell’Irpef totale

Il 57% dell’Irpef totale è a carico di quel 12% di contribuenti con redditi annui compresi tra i 35.000 e i 300.000 euro annui.

Stiamo parlando di redditi considerati al lordo di imposte, tasse e contributi e che sono parzialmente relativi a contribuenti appartenenti a fasce medio-alte ma non di certo benestanti.

Partendo da questo dato macroscopico, lo studio di Itinerari Previdenziali mostra che, ad esempio:

  • lo 0,087% dei contribuenti con redditi sopra i 300.000 euro, circa 35.600, paga il 5,52% di Irpef totale;
  • lo 0,126% dei contribuenti con redditi compresi tra i 200.000 e i 300.000 euro paga il 2,89% di Irpef;
  • l’1,10% dei contribuenti con redditi superiori a 100.000 euro lordi paga il 18,68% di Irpef.

Se a questi si aggiungono i dati relativi ai contribuenti con redditi superiori a 55.000 euro, si ottiene che il 4,36% degli italiani paga il 36,53% di Irpef.

Se a questi di aggiungono i contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro lordi (che al netto sono pari a circa 23.000/24.000 euro) emerge che il 12,09% degli italiani paga il 57,11% del totale dell’Irpef incassata dallo Stato.

Pressione fiscale in aumento per i redditi da 20.000 euro in su

A contribuire ad aumentare il divario tra chi paga e chi non paga le tasse in Italia è intervenuto, dal 2014, il cosiddetto bonus Renzi.

Il credito Irpef erogato in busta paga è pari a 960 euro per i contribuenti con redditi fino a 24.000 euro (24.600 dal 2018) e diminuisce progressivamente per quelli superiori e fino a 26.000 euro (26.600 euro dal 2018).

L’introduzione dell’agevolazione ha favorito la diminuzione della pressione fiscale per i redditi medio-bassi, ma in parallelo si è registrato un incremento per le classi di contribuenti escluse dall’erogazione del beneficio.

Per quelle comprese tra i 35.000 euro lordi in su il peso del Fisco è cresciuto anche per via dell’impossibilità di accedere ad agevolazioni fiscali e non (si pensi alle esenzioni per il ticket sanitario o alle agevolazioni sui mezzi pubblici).

L’effetto sottolineato dallo studio di Itinerari Previdenziali è quello di un impoverimento della classe media ma anche di un disincentivo al lavoro e al guadagno.

L’ultimo esempio in ordine temporale di questo fenomeno è il taglio alla rivalutazione delle pensioni più alte. Misure che finiscono col “cancellare il merito e distruggere il ceto medio e la voglia di intrapresa”.

La situazione non sarà migliore nel 2019: l’effetto della politica fiscale del nuovo Governo porterà ad un incremento della pressione fiscale.

Nel Documento di Aggiornamento del Quadro Macroeconomico predisposto dal Governo e pubblicato dall’On. Enrico Zanetti, la pressione fiscale salirà dal 41,9 al 42,3 per cento.

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