Aliquota ridotta, imposta di bollo, soglie di esenzione. Guida completa con tutte le regole da seguire in materia di tasse e le novità fiscali per i BFP.
Un Buono fruttifero postale (BFP) promette fino al 2,99% lordo di rendimento (a scadenza). Sono 2,865% netti dopo il 12,5% di tassazione: su 10.000 euro investiti per 12 anni, il guadagno lordo è circa 1.200 euro. Le tasse te ne tolgono 150 e il risparmiatore incassa 1.050 euro.
Dal 2025, l’esclusione dell’ISEE fino a 50.000 euro li rende ancora più convenienti. I BFP non pesano più sulla situazione economica equivalente, una novità che li ha riportati in primo piano per chi cerca agevolazioni. Ma il vantaggio fiscale spesso rimane invisibile.
La tassazione non è lineare. L’imposta di bollo dello 0,2% scatta solo se il valore totale dei BFP supera 5.000 euro e viene calcolata ogni anno il 31 dicembre. I rendiconti periodici la nascondono nelle righe finali e il guadagno reale rimane sconosciuto fino al primo estratto conto completo.
Come funziona la tassazione dei buoni fruttiferi postali
Un Buono fruttifero postale viene tassato solo sugli interessi, mai sul capitale iniziale, come previsto dal Decreto legislativo n.239/1996. Poste applica automaticamente l’imposta al momento del pagamento e la versa al Fisco. Il risparmiatore non deve fare dichiarazioni aggiuntive.
Quanto vengono tassati i buoni fruttiferi postali?
L’aliquota è fissa al 12,5%, meno della metà della tassazione standard prevista per altri strumenti finanziari (26%). Ad esempio, se il BFP rende il 2% lordo annuo, il netto è dell’1,875%. Su 10.000 euro investiti, il risparmiatore guadagna 200 euro l’anno, ma ne incassa 175 poiché Poste trattiene la differenza da versare al Fisco.
Chi non paga le tasse sui Buoni fruttiferi postali
Un residente all’estero può non pagare il 12,5% di tassazione sui BFP, ma l’esenzione vale solo se il risparmiatore era residente all’estero al momento dell’emissione del Buono, non al momento del rimborso. Questa regola è nell’articolo 6 del Decreto legislativo n.239/1996.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito il concetto con un caso reale (risposta ad interpello n. 109/2021): un cittadino residente nel Regno Unito al rimborso, ma che era in Italia quando aveva sottoscritto il BFP, non ha ottenuto l’esenzione. Il momento che conta è quello della sottoscrizione, non quello del riscatto.
La (risposta ad interpello n. 647 del 1° ottobre 2021) ha poi messo un secondo vincolo: se il BFP è intestato a due persone di cui una residente in Italia, l’esenzione non scatta per nessuno. La cointestazione con un residente italiano esclude l’accesso all’agevolazione.
Per accedere all’esenzione, un residente all’estero deve fornire documentazione che attesti la propria residenza fiscale estera e il rispetto delle condizioni normative. Non è automatico. Poste richiede certificati ufficiali che provano la residenza nel Paese di destinazione.
Quando si paga l’imposta di bollo sui buoni fruttiferi postali
L’imposta di bollo sui BFP è dello 0,2% dell’importo investito. Nel 2014, una riforma ha eliminato la vecchia tassa minima fissa di 34,20 euro e l’ha sostituita con questo sistema percentuale (Legge n.147/2013).
Ma scatta solo se il totale dei tuoi BFP supera i 5.000 euro. Questo limite conta il valore complessivo di tutti i BFP intestati al risparmiatore, non quello di un singolo Buono. Con due BFP da 3.000 euro ciascuno, il totale è 6.000, quindi l’imposta di bollo annuale è 12 euro (0,2% di 6.000).
Poste calcola l’imposta il 31 dicembre di ogni anno e l’addebita periodicamente nei rendiconti inviati durante l’anno. Se i rendiconti sono trimestrali, Poste divide l’importo annuale in quattro rate da 3 euro.
Quando non si paga l’imposta di bollo sui BFP
Poste Italiane e CDP (Cassa Depositi e Prestiti) calcolano l’imposta sul valore totale di tutti i BFP posseduti, sia sui titoli dematerializzati che su quelli cartacei.
C’è però un’eccezione critica: i BFP cartacei emessi prima del 1° gennaio 2009 non rientrano in questa regola. Poste calcola l’imposta su questi titoli singolarmente, non sul valore complessivo del tuo portafoglio.
Nel caso di un BFP cartaceo del valore di 6.000 euro emesso prima del 1° gennaio 2009, l’imposta di bollo dello 0,2% viene calcolata proporzionalmente sul valore nominale del singolo titolo, senza tener conto della soglia di esenzione di 5.000 euro.
Ad esempio, se si detiene un BFP dematerializzato del valore di 3.000 euro e un BFP cartaceo del valore di 4.000 euro emesso prima del 1° gennaio 2009, l’imposta di bollo non si applica al BFP dematerializzato (se il valore di rimborso è inferiore a 5.000 euro), ma si applica al BFP cartaceo per un importo di 8 euro all’anno.
Imposta di successione sui buoni fruttiferi postali
I buoni fruttiferi postali non sono cedibili, salvo il trasferimento per successione per causa di morte del titolare o per cause che determinino successione a titolo universale.
Gli eredi hanno diritto di chiedere il rimborso dei BFP senza doverli indicare nella dichiarazione di successione. Questi strumenti non sono compresi nell’attivo ereditario e il loro valore è esente da imposta di successione.
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Buoni fruttiferi postali fuori dall’ISEE
Dal 2025 i buoni fruttiferi postali sono esclusi dal calcolo dell’ISEE. La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto questa esclusione, resa operativa con Dpcm nel gennaio 2025.
Fuori dall’ISEE, dunque, tutti i prodotti finanziari a garanzia dello Stato, come buoni fruttiferi, libretti di risparmio postale e titoli di Stato fino a un valore complessivo di 50.000 euro.
Facciamo un esempio. Fino allo scorso anno, per un nucleo familiare di quattro persone, con due figli a carico, un canone di locazione di 20.000 euro l’anno, un reddito lordo complessivo di 50.000 euro, 10.000 euro sul conto corrente e 20.000 euro investiti in BFP, l’ISEE era pari a circa 16.600 euro.
Escludendo i BFP dall’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente scende a 15.120 euro circa.