Tassa Meloni sulle banche, la BCE ha appena (ri)lanciato una strigliata all’Italia?

Laura Naka Antonelli

15/01/2026

Dalla BCE è arrivato un nuovo monito all’Italia, in riferimento alla tassazione più alta imposta contro le banche dal governo Meloni con legge bilancio 2026?

Tassa Meloni sulle banche, la BCE ha appena (ri)lanciato una strigliata all’Italia?

La BCE ha appena ammonito (di nuovo) l’Italia di Meloni per le tasse a carico delle banche che il governo italiano ha varato con la legge di bilancio 2026?

Naturale porsi questo interrogativo, a seguito delle dichiarazioni che sono state rilasciate da Luis de Guindos, vice presidente della Banca centrale europea.

de Guindos al Parlamento europeo, tasse contro banche non incidano su prestiti e su stabilità finanziaria

Nel corso dell’audizione al Parlamento europeo, il numero due della BCE Luis de Guindos ha avvertito che qualsiasi forma di tassazione imposta alle banche non dovrebbe incidere né sulla capacità delle stesse di erogare i prestiti né sulla stabilità finanziaria.

Sono le tasse, ha fatto capire de Guindos - e non i requisiti di capitale imposti dalle autorità di Vigilanza agli istituti di credito dell’Eurozona - a rischiare di ostacolare la concessione di prestiti.

Il vice di Christine Lagarde ha praticamente respinto i timori diffusi in Europa sulla fitta rete di controlli che pesa sul settore bancario.

Della questione relativa al livello di capitale ottimale che le banche dell’area euro, il vicepresidente Luis de Guindos aveva già parlato nel corso di una intervista che è stata pubblicata oggi, rilasciata a Politico.

Nel rassicurare di nuovo i mercati sulla solidità delle banche del blocco, de Guindos ha ribadito che “noi (della BCE”, ha spiegato, “riteniamo che il livello di capitali detenuto dalle banche europee sia corretto”.

Due i motivi citati alla base di questo assunto: “Il primo è che i livelli di capitale non sono restrittivi ”. Ovvero, “il livello dei requisiti di capitale, secondo il nostro sondaggio sui prestiti bancari, non sta imponendo alcun tipo di limitazione al finanziamento dell’economia”, ha spiegato il funzionario della Banca centrale, anticipando quanto ha poi detto al cospetto del Parlamento europeo.

Il secondo motivo è che “il livello dei capitali e la solvibilità delle banche europee sono alcuni dei pochi vantaggi di cui l’Europa gode in questo momento nei confronti di altre giurisdizioni”.

Il monito di de Guindos riporta alla mente il caso delle tasse di Meloni sulle banche italiane

Detto questo, il riferimento di de Guindos alle tasse imposte alle banche che frenerebbero invece i finanziamenti alle famiglie e alle imprese ha riportato alla mente di diversi operatori di mercato quanto deciso dal governo Meloni con la manovra 2026: colpire nuovamente gli istituti di credito, finiti nel mirino di Palazzo Chigi fin dall’insediamento dell’attuale esecutivo. Un orientamento già emerso con l’annuncio, nell’agosto del 2023, della tassa sugli extraprofitti bancari, di cui si continua a parlare, nonostante dallo stesso governo sia arrivata l’ammissione del fatto che gli extraprofitti non esistono.

Una tassa che, alla fine, non è stata mai varata ma che, come ha dimostrato la cronaca degli ultimi anni, proprio per non aver visto mai la luce, ha portato diversi esponenti del governo Meloni, soprattutto il leader della Lega Matteo Salvini, a ragionare su possibili alternative che potessero comunque costringere le banche italiane a finanziare le leggi di bilancio.

Fino ad arrivare allo scorso autunno quando, sulla scia dei tentativi e degli attacchi portati avanti quasi strenuamente da Salvini, il governo Meloni ha preso la decisione di aumentare la tassazione a carico del comparto, aumentando l’IRAP.

Più tasse contro le banche con legge bilancio Meloni, la BCE si è fatta sentire subito

La BCE di Christine Lagarde non ha esitato a criticare la manovra di Meloni contro le banche.

Per mezzo di un parere che risale allo scorso 12 dicembre 2025, Francoforte ha lanciato un chiaro monito a Palazzo Chigi ricordando che, sebbene le banche italiane “presentino ancora una buona solidità finanziaria ” il previsto aumento della pressione fiscale potrebbe pregiudicare l’erogazione del credito all’economia ”.

La stessa frase, pur senza nominare espressamente l’Italia è stata proferita oggi dal vice presidente dell’Eurotower Luis de Guindos che, con le sue parole, ha lasciato intendere che, più che i requisiti di capitale che la Vigilanza della BCE chiede alle banche, è l’aumento delle tasse il vero il pericolo che rischia di minare l’erogazione dei prestiti.

D’altronde, alcuni analisti si sono messi già al lavoro da un po’ per calcolare le conseguenze dell’aumento dell’IRAP.

Proprio oggi, nel corso della conferenza annuale di S&P Global che si è svolta a Milano l’analista Mirko Sanna ha annunciato l’esito dei calcoli effettuati dall’agenzia di rating sull’impatto che la tassazione più alta avrà sui costi delle banche italiane.

Da questi conti, è emerso che l’incremento dell’IRAP si tradurrà in un costo, per gli istituti, pari a 1 miliardo di euro e in un tax rate che salirà al 2%.

Sanna ha ribadito la solidità delle banche italiane, seguita al “picco di redditività raggiunto nel 2025”, aggiungendo che l’outlook per quest’anno 2026 è positivo, ma non tralasciando la questione delle tasse: “Le nuove misure del governo e l’aumento dell’IRAP avranno un impatto negativo e immediato sui bilanci delle banche”, ha affermato, sottolineando che alcune misure produrranno “conseguenze sui capitali”, con effetti sugli utili.

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