Donald Trump ha fatto scuola per la velocità che ha impresso ai rapporti internazionali, con un susseguirsi di colpi di scena in cui si è reso assolutamente libero di cambiare continuamente posizione rispetto ad ogni schema precedente e ad ogni assetto consolidato di alleanze e di conflitti.
Anche il Presidente francese Emmanuel Macron ha cambiato improvvisamente la strategia che aveva adottato finora nei confronti della Ucraina, dicendosi pronto a riprendere il dialogo con la Russia di Vladimir Putin.
La Francia vuole sedersi al tavolo delle trattative per delineare il futuro dell’Ucraina, con Usa e Russia, ma da sola: senza avere accanto né l’Unione europea, con la Commissione europea che intende sostenere a tutti i costi l’Ucraina nella guerra, e soprattutto senza dover condividere la strategia oltranzista nei confronti della Russia che è stata sostenuta anche di recente dalla Germania del Cancelliere Merz che aveva sollecitato l’utilizzo immediato delle riserve ufficiali russe che sono state congelate in Belgio presso Euroclear, e dalla Gran Bretagna del Premier Starmer, che ben prima di Trump aveva stipulato un Trattato di Amicizia di durata addirittura secolare con l’Ucraina di Zelensky.
La Francia si è accorta che la Germania è un partner troppo ingombrante da imbarcare, per via di un piano di riarmo da diverse centinaia di miliardi di euro che incute davvero preoccupazione, e che la Gran Bretagna che da tempo soffia sul fuoco del conflitto in Ucraina non ha più nessun l’appoggio da parte di Trump. Anzi, per dare un segnale del raffreddamento delle relazioni tra Washington e Londra ha deciso di bloccare la cooperazione tecnologica.
D’altra parte, dopo il nulla di fatto dell’incontro di Berlino tra Unione europea, Stati Uniti ed Ucraina, ed il formato ristretto solo “a tre” in Florida, tra Usa, Europa ed Ucraina, in quanto la Russia non ha accettato di partecipare a queste trattative, la Francia ha capito che per potersi sedere al tavolo doveva cambiare drasticamente strategia nei confronti della Russia: il Presidente russo ha preso atto della svolta e si è detto pronto a riprendere i contatti con la Francia, non senza stigmatizzarne la posizione di debolezza diplomatica in cui si trova per via delle iniziative bellicose assunte finora da Macron, che aveva sollecitato la costituzione di una Coalizione dei Volenterosi tra gli Stati pronti ad inviare le proprie truppe in Ucraina, non appena una situazione di tregua a lungo termine avesse consentito di replicare il congelamento del conflitto armato come in Corea, divisa in due da una linea di demarcazione tra Nord e Sud, che resiste dagli anni Cinquanta.
Una prospettiva impraticabile, visto che la Russia ha più volte ribadito che non accetterà mai la prospettiva di una presenza in Ucraina di Eserciti dei Paesi europei aderenti alla Nato: solo su mandato dell’Onu, truppe magari della Turchia o dell’India. Per la Francia, la porta della Coalizione dei Volenterosi era stata sbarrata completamente: meglio abbandonare subito questa iniziativa, in cambio di un posto al tavolo delle trattative.
Le ricadute sul piano europeo di questa improvvisa decisione di Macron sono profonde: non solo ha azzerato tutte le polemiche sulla necessità di un superamento delle decisioni all’unanimità da parte del Consiglio europeo, ad esempio in materia di sanzioni, ma ha reso inutile anche la forzatura del recente voto a maggioranza, ricorrendo alla procedura di emergenza prevista dall’art. 122 del Trattato per i casi in cui uno o più Stati si trovino di fronte a situazioni di crisi altrimenti non superabili con mezzi propri.
Per quanto, al fine di fornire aiuti finanziari all’Ucraina nel prossimo biennio, sia stata ufficialmente approvata l’emissione di un prestito comune per 90 miliardi di euro, che viene garantito dalle riserve ufficiali russe che sono state da tempo congelate e che verrà rimborsato pro-quota dagli Stati membri che hanno votato la decisione solo una volta che la Russia sarà stata a sua volta condannata a pagare i danni di guerra per aver invaso l’Ucraina, servirà comunque l’unanimità da parte dei Capi di Stato del Consiglio europeo per procedere concretamente alle erogazioni degli aiuti.
L’Unione europea è soggetta ad un triplice stress, insostenibile: sul piano energetico, continua a pagare per gli approvvigionamenti prezzi troppo elevati, che ne mettono fuori mercato la produzione manifatturiera; sul piano delle strategie industriali, non solo per il passaggio all’auto elettrica, è stata spiazzata dal repentino abbandono da parte di Trump della prospettiva precedentemente condivisa con l’Amministrazione Biden di accelerare la transizione ambientale al fine di azzerare quanto prima possibile le emissioni antropiche di CO2; dal punto di vista geopolitico, non solo deve sostenere l’Ucraina per evitarne il collasso finanziario dopo la cessazione degli aiuti americani, ma deve anche rimpiazzare le spese militari statunitensi per il mantenimento della Nato.
La Francia non ha alcuna intenzione di aderire agli Accordi di liberalizzazione col Mercosur, che penalizzerebbero pesantemente la sua agricoltura mentre offrirebbero un ottimo mercato di sbocco alle esportazioni manifatturiere tedesche: correrebbe troppi rischi, senza ottenere nessun vantaggio.
L’Asse franco-tedesco che per mezzo secolo ha tenuto in piedi l’Unione europea si è spezzato: la Francia non ha più bisogno di Bruxelles e lascia Berlino a risolvere da sola i suoi tanti guai economici e sociali.
La Germania è rimasta col cerino in mano: dopo aver beneficiato per due decenni del gas russo a buon mercato, ha sposato tardivamente con il Cancelliere Scholz la posizione ferocemente contraria alla Russia che ha sempre caratterizzato le Amministrazioni democratiche: ora è in mezzo al guado, e se la deve vedere con un drammatico declino produttivo che determina la continua avanzata di AfD.
Macron non vuole correre il rischio che, nel 2027, le prossime elezioni politiche siano vinte dal RN di Marine Le Pen, che non ha mai avuto posizioni pregiudizialmente ostili alla Russia: in Francia, la politica interna e quella internazionale si combinano.
L’Europa si disfa in silenzio, un giorno dopo l’altro: la Francia si è già tirata fuori.